«Zes misura per lo sviluppo». Sbarra smentisce i ?tagli?: la dote resta di 4 miliardi
«La Zes Unica Mezzogiorno è pienamente operativa e sta producendo risultati concreti e misurabili in termini di investimenti attivati, imprese coinvolte e nuova occupazione»....
«La Zes Unica Mezzogiorno è pienamente operativa e sta producendo risultati concreti e misurabili in termini di investimenti attivati, imprese coinvolte e nuova occupazione». Alle critiche arrivate nelle ultime ore dal Movimento 5 Stelle (in particolare dal senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento, che ha parlato di taglio alla Zes, di oltre 1,5 miliardi fino al 2028) su presunti ritardi del Governo in materia di Zona economica speciale Unica e Transizione 5.0, che avrebbero penalizzato le imprese del Sud, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud Luigi Sbarra risponde con la forza dei dati: «I numeri - dice - smentiscono ogni ricostruzione strumentale: oltre 6,1 miliardi di euro tra il 2024 e il 2025 di stanziamenti del Governo Meloni per il credito d’imposta Zes, a cui si aggiungono 4 miliardi nel triennio 2026/2028. Solo per il 2026 sono previsti 2,3 miliardi, il livello più alto mai raggiunto in legge di bilancio. Complessivamente – insiste Sbarra - parliamo di circa 10 miliardi in cinque anni, a fronte di poco più di 3 miliardi stanziati dai precedenti governi nel quinquennio 2016-2020».
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Il Governo crede molto nella misura al punto che, ricorda il sottosegretario, «per la prima volta è stata introdotta una programmazione pluriennale certa che consente a imprese e territori di pianificare investimenti con stabilità e visione. Il Governo è determinato a garantire ulteriori stanziamenti, come già dimostrato dal recupero, in tempi record, di oltre 500 milioni di euro che hanno consentito di innalzare la percentuale del credito d’imposta definita dall’Agenzia delle entrate». È grazie all’attuale esecutivo se la Zes unica - afferma Sbarra - «è stata trasformata da strumento teorico a vera politica industriale, con procedure semplificate, tempi certi e incentivi funzionanti. Il Mezzogiorno è tornato al centro della strategia di sviluppo nazionale e continuerà ad esserlo, con serietà, responsabilità e una visione di lungo periodo. Sostegno alle imprese, incentivi per l’occupazione di giovani, donne, lavoratori svantaggiati, risorse dedicate a migliorare infrastrutture, viabilità, qualità dei servi pubblici nelle aree industriali, produttive e artigianali portano oggi il Sud ad avere indicatori economici e sociali superiori al resto del Paese». Insomma, una misura così efficace che si sta pensando di estenderne gli effetti (soltanto per la semplificazione) anche alle Regioni del Nord.
L’allargamento
Di sicuro l’interesse suscitato dalla Zes unica è una certezza anche nelle due regioni, Umbria e Marche, che ne sono entrate a far parte. Affollate le più recenti assemblee organizzate dalle associazioni datoriali locali per spiegare il senso della “rivoluzione” burocratica introdotta dalla norma (a Perugia si è decisa l’organizzazione di un corso di formazione per le imprese sulla materia). Nel Lazio invece, che non fa parte della Zes, è intervenuta la giunta regionale per sostenere i territori che sono rimasti fuori dalla Zona economica speciale unica pur essendo del tutto contigui con quelli della Campania. Si tratta di una settantina di Comuni per i quali sono stati stanziati 6 milioni di euro, suddivisi in 2 milioni di euro annui per il triennio 2026-2028. Una risposta istituzionale per aiutare territori di confine che fino all’ultimo, nel 2024, avevano sperato di poter essere inseriti nell’area Zes. Ora però che il Governo sta accelerando per estendere le semplificazioni Zes a tutto il Paese, il problema potrebbe dirsi almeno in parte avviato a soluzione. Infine, si sono aperti i termini (scadenza il 15 maggio prossimo) per le domande di accesso da parte delle imprese ai 500 milioni aggiuntivi del credito d’imposta, stanziati dal Governo, che è così salito al 75% del totale.