Caro energia e Patto di stabilità, l'Europa si divide. Ma gela Trump su Putin al G20 e Spagna fuori dalla Nato
Il Mattino

Caro energia e Patto di stabilità, l'Europa si divide. Ma gela Trump su Putin al G20 e Spagna fuori dalla Nato

Sabato 25 aprile 2026
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Divisi sul caro energia, ma uniti come un sol uomo nell'arginare Donald Trump e i suoi attacchi scomposti all'Europa. È questa la fotografia che restituisce il summit di Nicosia,...

Divisi sul caro energia, ma uniti come un sol uomo nell'arginare Donald Trump e i suoi attacchi scomposti all'Europa. È questa la fotografia che restituisce il summit di Nicosia, una due giorni con i leader europei riuniti sull'isola di Afrodite per fronteggiare l'emergenza energetica innescata dalla guerra in Iran. Passi avanti? Non pervenuti. Mentre suona forte e chiaro lo stop di Ursula von der Leyen alla sospensione del Patto di stabilità per far fronte alla fiammata dei prezzi di gas e carburanti, come chiesto a gran voce dall'Italia. La clausola che congela il Patto «può essere attivata solo in caso di grave deterioramento dell'economia nell'area euro o nell'Unione europea. Fortunatamente, non è la situazione in cui ci troviamo al momento», rassicura la numero 1 di Palazzo Berlaymont al termine del Consiglio informale, rilanciando la palla all'Ecofin che si riunirà il prossimo 5 maggio. Intanto però von der Leyen esorta gli Stati membri a utilizzare i fondi europei non spesi. «Se si guarda a Next Generation Eu, ai fondi di coesione e al fondo per la modernizzazione, si tratta di circa 300 miliardi di euro disponibili per investimenti nel settore energetico. Di questi - osserva - 95 miliardi non sono ancora stati utilizzati. Per questo ho invitato gli Stati membri a usarli».

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Ma ancor prima che Von der Leyen mettesse fine ai giochi, sorda alle richieste italiane, a Nicosia l'Europa appariva attraversata dalle ben note divisioni interne. Con un insolito asse Roma-Madrid, unito nel chiedere lo scorporo delle spese energetiche dal calcolo del deficit per evitare "disparità" tra Paesi membri in uno snodo che farebbe tremare i polsi a chiunque. Pedro Sanchez si spinge oltre: propone di allungare i tempi del Recovery Fund, e torna a battere su "una tassa sugli extraprofitti" delle aziende energetiche. Insomma, per dirla con le parole di Giorgia Meloni, "serve più coraggio".

Ma per i Paesi frugali non se ne parla, soprattutto se si pensa di fare debito comune. "Ognuno faccia il suo", è la parola d'ordine che rimbalza, con un niet che vede schierati in prima linea il Cancelliere tedesco Frederich Merz e l'olandese Rob Jetten. «Dal punto di vista tedesco - mette agli atti il primo - ciò che non è in discussione è un maggiore indebitamento. Ciò che non è in discussione sono anche le obbligazioni europee sul mercato dei capitali». Il bilaterale della sera prima con Meloni nella splendida cornice di Agia Napa non è servito a fargli cambiare idea. Distanze siderali, tra i 27, anche sullo spigolosissimo dossier del bilancio pluriennale, tra chi spinge per un piano più ambizioso rinfrancato da nuove entrate, e chi punta a ridimensionare entrambi, Paesi nordici in testa.

L'effetto Tycoon

Ma ciò che nuove regole e possibili soluzioni dividono, Trump suo malgrado unisce. Il presunto invito a Vladimir Putin per il G20 a Miami il prossimo dicembre irrompe come un fulmine al vertice di Cipro. Per Ecce bombo di Nanni Moretti non ci sarebbe partita alcuna: sia che lo zar venga e se ne stia in disparte sia che salti l'appuntamento, la volontà di Trump di rimetterlo in pista gela l'Europa intera. E scava un fossato ancor più profondo tra le due sponde dell'Atlantico, dove il rischio tsunami è costante. «Io penso che questo sia il momento in cui siamo noi a chiedere a Putin di fare qualche passo avanti - dice Meloni in un breve punto stampa - e non noi a farlo nei suoi confronti. Perché noi e gli americani, soprattutto in questi mesi, abbiamo fatto diversi passi avanti verso la Russia e dall'altra parte non ne abbiamo visto altrettanti, e credo sia il momento di pretenderli». Nel vertice di Cipro rimbalzano voci e ipotesi. Tra queste la convinzione, che assomiglia più a una certezza, che Trump finirà per mancare al G7 a metà giugno ad Evian, limitandosi a un collegamento. Già lo scorso anno, tra le vette di Kananaskis in Canada, il tycoon aveva "onorato" della sua presenza gli altri sei grandi solo per una manciata di ore, e tanto poco si era fatto bastare per terremotare il summit. Già in quella sede Trump aveva avanzato la proposta choc di riammettere la Russia nel forum, riportando il G7 alla vecchia dimensione di G8. A distanza di un anno le cose sembrano addirittura peggiorate, a conferma dell'incontrovertibile legge di Murphy. E tra i leader europei, tanto più se Trump dovesse saltare il G7, molti pensano di ripagare il tycoon con la stessa moneta, non volando a Miami per il G20 ma limitandosi al videocollegamento, così da tenersi alla larga dall'incontro scomodo con il leader del Cremlino. Ma il convitato di pietra al vertice di Nicosia - leggi The Donald - fa parlare di sé anche per le presunte ritorsioni contro gli alleati Nato "rei", a suo dire, di non aver fatto abbastanza nel conflitto con l'Iran. Reuters scrive di una mail interna al Pentagono in cui si ipotizza di sospendere la Spagna dall'Alleanza, oltre a sfilare le isole Falkland alla Gran Bretagna rivedendo la posizione Usa. «Non ci basiamo sulle e-mail - taglia corto Sanchez - Ci basiamo su documenti ufficiali e posizioni governative, in questo caso degli Stati Uniti. La posizione del governo spagnolo è chiara: assoluta cooperazione con i nostri alleati, ma sempre nel quadro del diritto internazionale». Mentre da Londra arriva l'altolà sulle Isole Falkland: «la sovranità appartiene al Regno Unito». Intanto Meloni sembra ormai aver smesso definitivamente i panni da "pontiera". «Non ho sentito Trump», dice ammettendo di non aver mosso un passo per ricucire: «non sto facendo nulla di particolare in questo momento», ma i rapporti con gli States «restano solidi». A Evian ci sarà modo di chiarire, se il tycoon alla fine deciderà di esserci. D'altronde manca un mese e mezzo al G7, Trump avrà modo di cambiare idea altre mille volte.

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