Crans-Montana, famiglie tra choc e rabbia: «Una decisione ripugnante»
Il Mattino

Crans-Montana, famiglie tra choc e rabbia: «Una decisione ripugnante»

Sabato 25 aprile 2026
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«È il colmo che la Svizzera venga a battere cassa all'Italia. Una vergogna senza precedenti, dopo tutto il dolore patito questo non lo meritavamo». A pronunciare queste...

«È il colmo che la Svizzera venga a battere cassa all'Italia. Una vergogna senza precedenti, dopo tutto il dolore patito questo non lo meritavamo». A pronunciare queste parole sono i genitori dei ragazzi di Crans-Montana. Stanchi, arrabbiati, delusi. E soprattutto increduli.

Dopo mesi passati a contare i giorni in ospedale, a misurare i miglioramenti, a tenere insieme la paura e la speranza, arriva il conto da pagare: centomila franchi svizzeri. È questa la cifra che ha richiesto Berna all'Italia per le cure prestate ai ragazzi rimasti feriti nel rogo del Constellation, a Crans-Montana, nei vari ospedali elvetici che li hanno accolti la notte del 31 dicembre.

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La rabbia

«Qui non parliamo di un incidente normale», dice Valentino Giola, papà di Giuseppe, sedici anni, tra i primi a essere trasportati al Niguarda. «Parliamo di 114 ragazzi feriti, di ustioni, di polmoni compromessi, di interventi, di mesi di ospedale. E di 41 morti, tra cui sei italiani. È una tragedia che ha lasciato troppe domande aperte. E chiedere dei soldi è ripugnante». È per questo che quei centomila franchi, più che una cifra, oggi diventano un simbolo. Un punto che riapre qualsiasi ferita.

Prima ancora della richiesta ufficiale, nelle case di queste famiglie erano già arrivate le fatture per le cure ricevute nel Canton Vallese. Una dietro l'altra, senza spiegazioni dettagliate, senza una voce che chiarisse cosa si stesse davvero pagando. Cifre altissime, che oscillavano dai 15 mila fino ai 75 mila franchi. Poi la rassicurazione: non dovete pagarle voi. E infine l'ultimo passaggio, arrivato ieri: il conto sarà presentato all'Italia.

Cristina Ferretti, madre di Eleonora Palmieri, 29 anni, non nasconde lo smarrimento: «Non me l'aspettavo», dice. Anche per sua figlia è arrivata una fattura: 17 mila franchi. Per poco più di dodici ore di ricovero prima di essere trasferita in un ospedale italiano. «Siamo rimasti basiti. Capisco che la Svizzera sia cara, ma una cifra così per neanche un giorno…». Non è solo una questione di soldi. È una questione di comprensione. «Ora però vorrei capire da cosa derivano questi importi che chiedono allo Stato italiano. Cosa stanno fatturando? Perché alla fine oltre il danno anche la beffa dobbiamo subire».

I messaggi nelle chat dei genitori dei feriti del Niguarda, sia quelli ricoverati che quelli dimessi, corrono veloci: «Questa indignazione ci unisce tutti quanti. Non solo il dolore per quello che abbiamo attraversato insieme in questi mesi, ora c'è anche questo. Siamo basiti dal comportamento della Svizzera» commenta Stefano Nota, papà di Francesca Nota, ancora oggi al Niguarda. E torna a quella notte. Le ambulanze che tardano. La scelta di partire in macchina. «Mia figlia è stata intubata, le hanno pulito i polmoni. Ma poi? Perché 17 mila franchi?».

Valentino Giola continua: «C'è una grande indignazione, oltre che sgomento. Quello che è successo a gennaio è un evento straordinario. E come tale va gestito. L'Italia o noi famiglie non dobbiamo pagare un centesimo». Poi aggiunge: «Non si può applicare una norma ordinaria a qualcosa di straordinario, perché si creano ingiustizie». La rabbia è tanta, ma è più lo stupore a colpire: «È poco sensato, e anche poco accettabile dal punto di vista morale». E poi aggiunge una richiesta implicita: «Sarebbe opportuno che la Svizzera si facesse carico di queste spese».

Una posizione che trova eco anche a livello istituzionale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito «ripugnante» la richiesta. «Una presa di posizione quella della premier che noi condividiamo appieno, ha ragione, e ci conforta il suo supporto» replicano le famiglie italiane.

Sul piano legale, il giudizio è altrettanto duro. L'avvocato Fabrizio Ventimiglia, che rappresenta alcuni di loro, parla di una richiesta «Inaccettabile» e va oltre: «Se davvero il punto è che "la normativa è questa", allora quella normativa va cambiata, e anche in fretta. Trasformare tutto questo in una partita di giro tra sistemi sanitari è una forzatura che non sta in piedi né giuridicamente né sul piano dell'equità. Chi ha il dovere di garantire la sicurezza, e non lo fa, non può limitarsi ad applicare freddamente una norma contabile. Deve assumersi fino in fondo, anche economicamente, le conseguenze di ciò che è accaduto». Una tragedia questa che ha già chiesto troppo, e che continua a presentare il conto.

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