«I fratellini Davide e Giacomo Hasson deportati e uccisi nei lager nazisti perché ebrei. La loro libertà è il frutto di chi ha lottato per noi»
«Da ottantuno anni il 25 aprile rappresenta un valore universale: è il baluardo dei diritti, della democrazia e di quella libertà scolpita nella nostra Costituzione»....
«Da ottantuno anni il 25 aprile rappresenta un valore universale: è il baluardo dei diritti, della democrazia e di quella libertà scolpita nella nostra Costituzione». Inizia con questa riflessione di Mario Coppeto, dell'esecutivo provinciale dell’ANPI di Napoli, il racconto di una ricorrenza che nel 2026 assume un significato profondo. Per Coppeto, questo anniversario è pervaso da una «particolare gioia», legata alla recente mobilitazione dei cittadini per la difesa della Carta Costituzionale, ma è una gioia che deve fare i conti con le cicatrici indelebili della storia della nostra città.
APPROFONDIMENTI Il relativismo etico e la misura del vero umanesimoMarussia Bakunin: dietro le quinte del mitoMaggie Hope, una spia al servizio di Elisabetta
Il cuore di questa memoria batte al Vomero, quartiere collinare di Napoli, dove l'eco di un dolore lontano risuona ancora tra le strade del territorio. È la storia dei fratellini Davide e Giacomo Hasson, due vite spezzate prima ancora di poter fiorire. Una storia di banchi rimasti vuoti che Coppeto rievoca con commozione, riportandoci nel cortile della scuola Vanvitelli di Napoli, dove oggi il silenzio si fa testimonianza.
Il sacrificio dei fratelli Hasson
«Davide e Giacomo sono la rappresentazione di quello che è stata la devastante decisione di promulgare le cosiddette leggi razziali», spiega Coppeto. «In quegli anni bui, chi era ebreo veniva marchiato con la stella di Davide ed escluso da ogni diritto. I bambini, i più innocenti, furono cacciati dalle scuole».
Proprio alla scuola Vanvitelli, grazie al coraggio della maestra Maria Pia Foà, anch’ella ebrea, venne creata una «classe speciale» nel tentativo di dare un barlume di normalità e continuità scolastica a quei piccoli alunni discriminati. «Erano isolati dal resto del mondo, chiusi in un'aula che riuniva bambini di ogni età, dalla prima alla quinta elementare», racconta Coppeto con amarezza. «Ma quella protezione non bastò: Davide e il fratello Giacomo furono deportati e barbaramente uccisi nei lager nazisti insieme a tutta la loro famiglia». Oggi, una pietra d’inciampo nel cortile della scuola assicura che il loro sacrificio non venga dimenticato, restando come un monito contro ogni forma di odio.
Una Costituzione da compiere
Questa memoria dolorosa è la base su cui poggia l’impegno civile dell'ANPI. Il 2026 segna anche l'ottantesimo anniversario delle prime elezioni libere del 1946, il momento in cui l'Italia scelse la Repubblica e le donne votarono per la prima volta. Tuttavia, per l'esponente dell'ANPI, la Carta nata da quel riscatto non è ancora un traguardo pienamente raggiunto: «La Costituzione è un faro, ma deve essere applicata nella vita di tutti i giorni».
Il monito riguarda le ferite ancora aperte nei diritti fondamentali: «Quando le liste d'attesa per la sanità diventano infinite e solo chi ha i mezzi può curarsi privatamente, la Costituzione viene tradita». Ai giovani, Coppeto affida il compito più alto: «Siate vigili. La libertà di cui godete oggi è il frutto della lotta dei vostri bisnonni; la Costituzione è lo strumento per difendere un mondo senza discriminazioni e senza guerre».
La memoria come radice
A sostenere con forza questa urgenza di non abbassare la guardia è anche lo scrittore Maurizio de Giovanni, che ha aderito con convinzione all'iniziativa: «Credo che la memoria del 25 aprile non sia da perdere e che vada costantemente rinnovata. Non è una celebrazione qualsiasi: è la celebrazione delle radici della nostra cultura democratica, di quello che siamo e del luogo difficile da cui veniamo. Più ci allontaniamo nel tempo, più rischiamo di perdere questa memoria; per questo il 25 aprile va riproposto con forza. Sono felicissimo di far parte di questa iniziativa: Napoli deve sempre riscoprire la propria cultura democratica».
L'appuntamento
Sulla scia dell'invito a «stare in piazza», Mario Coppeto chiama a raccolta la cittadinanza per il presidio organizzato dall'ANPI provinciale napoletana. Per Coppeto, il 25 aprile 2026 deve essere un momento per ribadire che la violenza bellica non è mai la soluzione: «Questa data assume un rilievo ancora maggiore di fronte ai conflitti che si sono consolidati, dal fronte russo-ucraino al dramma infinito di Gaza. Dobbiamo gridare che l'Italia ripudia la guerra come arma per risolvere le controversie».
Per onorare questi valori nel segno del «mai più», l'appuntamento è per sabato 25 aprile, dalle 10.30 alle 12.30, in via Luca Giordano. Nei pressi della scuola Vanvitelli — la prima a Napoli in cui furono applicate le leggi razziali — le Sezioni ANPI «Aedo Violante» (Collinare) e «Vincenzo Siniscalchi» (Vomero-Arenella) daranno vita a un laboratorio di democrazia. Cittadine e cittadini si ritroveranno per leggere gli articoli della Costituzione, recitare poesie o semplicemente condividere un pensiero.
Al «mai più» degli anni bui del nazifascismo si aggiunge oggi la ferma opposizione alle guerre che continuano a colpire i popoli. La mattinata sarà arricchita dalla presenza proprio di Maurizio de Giovanni e dell’attore Giacomo Rizzo. La musica si farà portavoce di pace con gli interventi di Andrea Cassese e del trio composto da Giuliana Pagano, Corrado Paonessa e Francesco Vitale, che eseguiranno brani tratti dal «Concerto contro le guerre».