Madre e figlia avvelenate, nel sangue valori 250 volte superiori a quelli letali: l'ipotesi della doppia dose
Il Mattino

Madre e figlia avvelenate, nel sangue valori 250 volte superiori a quelli letali: l'ipotesi della doppia dose

Sabato 25 aprile 2026
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Le indagini sul decesso di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara Di Vita si arricchiscono di un dettaglio agghiacciante che sposta l'asse della vicenda verso una premeditazione ancora...

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Le indagini sul decesso di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara Di Vita si arricchiscono di un dettaglio agghiacciante che sposta l'asse della vicenda verso una premeditazione ancora più spietata. Secondo quanto riportato da Repubblica, i risultati del Centro antiveleni di Pavia hanno rivelato che la quantità di ricina rinvenuta nei campioni ematici delle due donne è 250 volte superiore alla soglia necessaria per uccidere. Questa concentrazione anomala e massiccia non solo conferma la natura dolosa della vicenda, ma suggerisce una volontà omicida determinata a non lasciare alcuna via di scampo alle vittime.

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La pista del laboratorio e l'estrazione della tossina

Sebbene la pianta del Ricinus communis cresca spontaneamente nelle campagne del Molise, trasformare i suoi semi in un'arma chimica non è un'operazione banale. Per ottenere la polvere tossica ingerita dalle due donne — equivalente a circa otto semi — è necessario un processo di estrazione che richiede strumentazioni specifiche. Gli inquirenti hanno dunque acceso un faro sull’istituto professionale agrario di Riccia. L'ipotesi al vaglio è che qualcuno possa aver utilizzato i laboratori della scuola o le competenze apprese nell'istituto. A sostegno di questa pista, oltre ad alcune testimonianze interne, vi sarebbero dei dati informatici: dai computer della scuola sarebbero infatti state effettuate ricerche mirate proprio sulla ricina nei mesi precedenti il delitto.

Il sospetto del secondo attacco dopo il ricovero

Uno degli aspetti più oscuri emersi dalla ricostruzione medica riguarda la tempistica della somministrazione.

Esiste il sospetto che madre e figlia siano state avvelenate due volte. Dopo un primo malessere avvenuto prima di Natale, le due erano state dimesse dall'ospedale Cardarelli in condizioni stabili. Tuttavia, il loro rientro a casa il 26 dicembre potrebbe aver coinciso con la dose definitiva, forse nascosta in una bottiglia d'acqua. I medici hanno sottolineato come il quadro clinico del 27 dicembre fosse «assolutamente diverso» e non paragonabile a quello del giorno precedente, portando al decesso in pochissime ore.

Padre e figlia: le indagini

Mentre la posizione del padre, Gianni Di Vita, rimane complessa (risultato negativo ai test, ma con campioni di sangue analizzati tardivamente e potenzialmente degradati), la Procura di Larino continua a procedere per duplice omicidio premeditato. In questa fase, un ruolo chiave potrebbe giocarlo il telefono cellulare della figlia Alice: gli investigatori stanno analizzando chat e appunti per verificare la coerenza delle testimonianze raccolte finora e ricostruire gli spostamenti e i contatti all'interno della cerchia familiare e amicale.

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