Movida, Chiaia insorge: «Noi come i Decumani restrizioni anche qui»
Alla ricerca di una quadra nel rebus della movida, con il Comune condannato a risarcire i residenti del centro storico per 1,2 milioni di denaro pubblico, in quanto...
Alla ricerca di una quadra nel rebus della movida, con il Comune condannato a risarcire i residenti del centro storico per 1,2 milioni di denaro pubblico, in quanto «proprietario» del suolo da cui deriva «l’inquinamento acustico». Le sentenze sono state seguite negli ultimi mesi da una serie di ordinanze su strade specifiche, che però interessano solo le vie delle condanne in Tribunale: vico Quercia, piazza Bellini e, ieri, piazza San Domenico. I giudici emettono una sentenza, il Comune emana un’ordinanza. Un botta e risposta, cui l’amministrazione ricorre nella speranza di non incorrere in nuovi risarcimenti. Dopo le limitazioni tra San Domenico, Largo Giusso, Mezzocannone e dintorni per 4 mesi (da ieri fino al 24 agosto), arrivano le reazioni delle parti in causa, nel complicato equilibrio tra il diritto alla vivibilità dei residenti e il diritto all’impresa. Il comitato Chiaia Viva e Vivibile lancia un appello: «Aspettiamo un’ordinanza anche qui».
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L’appello
Da Chiaia si spera in «un provvedimento che riguardi anche i baretti». Ricordiamo che anche 49 residenti del quadrilatero tra via Bisignano e dintorni hanno da poco fatto causa al Comune. L’udienza è fissata per fine settembre, e in ballo – stando alla cifra di circa 30-40mila euro concessa dai giudici per ogni abitante ricorrente sulle aree del centro storico – ci sarebbe almeno un milione di potenziale spesa pubblica ulteriore. «La nostra udienza – spiega Caterina Rodinò, del Comitato – è prevista a settembre, ma non possiamo aspettare tanto. L’amministrazione ha fatto arrivare vigili la settimana scorsa per verificare lo stato dei luoghi. L’Arpac ci ha già chiesto disponibilità per i rilievi fonometrici. Speriamo in un’ordinanza prima di settembre». In centro storico le ordinanze sono arrivate, e il 5 maggio scadranno le limitazioni attivate in piazza Bellini: «Ben venga il provvedimento su piazza San Domenico – aggiunge Rodinò – ma troviamo ingiusto che solo a Chiaia non siano arrivate limitazioni. Finora solo con l’intervento della magistratura si è riusciti a ottenere qualcosa, ecco perché abbiamo fatto causa. Lo stop al divieto d’asporto è cruciale, perché genera il rumore antropico e va fatto rispettare con controlli ad hoc». Il provvedimento in piazza San Domenico e dintorni prevede la chiusura all’una dalla domenica al giovedì e alle 2 dal venerdì al sabato (con una tolleranza di 30 minuti), il divieto di vendita e somministrazione per l’asporto di bevande alcoliche e non dalle 22.30 e il divieto di musica amplificata dalle 22.
I residenti
Il gioco della talpa: arriva una sentenza che condanna il Comune in una strada, e di conseguenza arriva l’ordinanza, per evitare danni erariali. Domani in consiglio comunale si discuterà la proposta di delibera della giunta sul nuovo regolamento: i consiglieri presenteranno «emendamenti» e «linee di indirizzo» per la stesura di un regolamento del by-night. L'autunno scorso, via Verdi si spaccò e rimandò il dibattito. «Serve una decisione amministrativa di carattere generale – spiega Gennaro Esposito, consigliere comunale e avvocato dei residenti sia a Chiaia sia in centro – Una norma che riguardi tutte le aree critiche della movida. Sarei disposto a fornire una mappa delle location diffuse sul territorio cittadino. Non si può andare avanti con provvedimenti che rincorrono le sentenze. L’udienza per Chiaia è attesa al 30 settembre al Tribunale Civile. Il 28 aprile ci sarà l’udienza su San Domenico: il Comune ha emesso l’ordinanza proprio in funzione di questa udienza al Tar, ma ieri in piazza San Domenico alle 2 i bar erano ancora in piena attività». L’indirizzo della magistratura verso la condanna dei Comuni (e non dei bar) è un trend consolidato. Ma gli strumenti di pianificazione a disposizione dell’amministrazione, data la legge Bersani che impone la liberalizzazione, sono pochi. Il nodo movida, oggi, è un rebus politico.
I bar
Roberta Valmassoni, avvocato dei bar, argomenta: «Confidiamo nel lavoro del consiglio comunale domani. Servono emendamenti: la proposta della giunta è troppo restrittiva. Gli spazi esterni non possono chiudere a mezzanotte, come chiesto. Significherebbe far morire diverse attività in piena estate. Inoltre, né le ordinanze sindacali, se non per un periodo ristretto, né il consiglio possono scavalcare la norma nazionale che stabilisce gli orari di esercizio, con la somministrazione fino alle 3 e con l’asporto fino a mezzanotte: la nostra proposta è stoppare l’utilizzo dei plateatici all’una nella settimana e alle 2 nei weekend. Non si può intervenire sugli orari di somministrazione e di vendita».
Le distanze tra locali e residenti restano, come resta il rebus movida. Il consiglio, domani, ma solo se troverà una quadra, fornirà indicazioni importanti sulla possibilità di scioglierlo. Tornando sulle restrizioni a San Domenico e dintorni: «Si stima che le attività coinvolte – scrive l’imprenditore Roberto Tranchese in una lettera inviata all’amministrazione – diano lavoro a circa 500 persone».