Scampia, ragazzo di 18 anni gambizzato. È il nipote del boss Lo Russo: «Paura per una nuova faida»
Se è vero che due indizi non fanno (ancora) una prova, quanto sta accadendo nell?area nord di Napoli inizia a preoccupare, e non poco, gli inquirenti. C?è un nome, anzi...
Se è vero che due indizi non fanno (ancora) una prova, quanto sta accadendo nell’area nord di Napoli inizia a preoccupare, e non poco, gli inquirenti. C’è un nome, anzi un cognome, che negli ultimi giorni è tornato con prepotenza a fare capolino nei taccuini di forze dell’ordine e Procura: quello dei Lo Russo, i famigerati “Capitoni” di Miano.
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Solo nove giorni fa, a finire sotto tiro, trafitto da cinque colpi di pistola, era stato il trentatreenne figlio del ras Domenico. Venerdì notte ad avere la peggio è stato invece un quasi insospettabile: 18 anni appena, fedina penale immacolata, ma una parentela ingombrante. Francesco Musto, il giovane centrato da un colpo di pistola alla gamba, è infatti il nipote degli storici capiclan di via Janfolla.
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L'avvertimento
Una circostanza, questa, che in queste ore sta spingendo i carabinieri della compagnia Vomero, titolari dell’indagine, a imboccare una pista ben precisa: quella del regolamento di conti maturato negli ambienti della malavita. Un’ipotesi supportata dal fatto che, poco più di una settimana prima, un altro rampollo, Vincenzo Lo Russo, era rimasto ferito in un agguato dai contorni misteriosi. Quest’ultimo ha sostenuto di aver avuto la peggio al culmine di un tentativo di rapina, avvenuto a suo dire a Marianella.
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Ancora meno credibile la versione fornita da Francesco Musto: il giovane, poco dopo il ricovero al Cto, ha spiegato di essere stato colpito mentre si trovava a piedi da solo in via Labriola, nel confinante quartiere Scampia, e senza alcun motivo apparente. Dichiarazioni che sembrano fare acqua da tutte le parti. Dopo il tracollo della vecchia guardia del clan dei “Capitoni”, decapitato da arresti e pentimenti eccellenti, il quartiere è stato dilaniato dallo scontro fratricida tra le cellule che facevano capo alle famiglie Balzano (Miano di sotto) e Cifrone (Miano di sopra). Decimati anche loro dagli arresti, in tempi più recenti sono finiti ai ferri corti i loro eredi: gli Scognamiglio (per i Balzano) e i Pecorelli-Catone (per i Cifrone), entrambi ancora attivi nonostante le inchieste che li hanno colpiti. Un mosaico complesso, in cui i “superstiti” del vecchio clan Lo Russo si sarebbero affiancati ai Pecorelli-Catone. In ballo, neanche a dirlo, il controllo delle piazze di droga e del racket. Miano resta dunque sotto stretta osservazione: i due agguati tesi ai rampolli del clan ricordano che la guerra di camorra è tutt’altro che finita.