Non ce l?ha fatta Paul: l?ombra del caporalato sul ?fantasma? indiano
Il Mattino

Non ce l?ha fatta Paul: l?ombra del caporalato sul ?fantasma? indiano

Domenica 26 aprile 2026
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Il cuore di Paul Neeraj ha smesso di battere nel silenzio di una corsia d?ospedale, lontano dai campi o dalle stalle che, con ogni probabilità, ne hanno consumato l?esistenza...

Il cuore di Paul Neeraj ha smesso di battere nel silenzio di una corsia d’ospedale, lontano dai campi o dalle stalle che, con ogni probabilità, ne hanno consumato l’esistenza fino a spegnerla. Aveva 36 anni, una vita davanti e il sogno, comune a tanti connazionali, di trovare fortuna tra le terre fertili del Mezzogiorno. Invece, Paul ha trovato una morte atroce, arrivata dopo giorni di agonia e un ricovero che sa di beffa e abbandono. Il giovane cittadino indiano è deceduto ieri presso l’azienda ospedaliero universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno.

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Era arrivato in condizioni disperate, con le gambe devastate da una setticemia fulminante che non gli ha lasciato scampo, estendendosi in poche ore agli organi vitali. Ma dietro il referto medico si nasconde un abisso di ombre su cui la Procura di Salerno vuole fare luce immediata. La cronaca di questa tragedia inizia giorno fa, quando un’auto si ferma davanti al pronto soccorso del nosocomio salernitano. A bordo c’è Paul, febbricitante, semincosciente. Ad accompagnarlo, un uomo – forse un parente, forse un conoscente – che lo aiuta a varcare la soglia della struttura sanitaria per poi dileguarsi nel nulla, inghiottito dal traffico cittadino. Un «mordi e fuggi» che ha subito insospettito il personale sanitario e le forze dell’ordine: perché scappare? Cosa c’era da nascondere? Le risposte, tragiche, sono emerse dalle prime analisi cliniche. Paul non era vittima di una patologia ordinaria. L’infezione alle gambe, secondo una delle ipotesi investigative più accreditate, potrebbe essere stata causata da un’esposizione prolungata e non protetta a sostanze chimiche tossiche, quei pesticidi e fertilizzanti utilizzati massicciamente nell’agricoltura intensiva o nella zootecnia. Un’esposizione avvenuta, presumibilmente, in un contesto di lavoro nero, senza dispositivi di protezione, senza diritti, senza dignità. La Procura ha immediatamente disposto il sequestro della salma e l’autopsia sarà determinante per stabilire la natura degli agenti chimici che hanno avvelenato il sangue del 36enne. Gli inquirenti stanno setacciando il passato recente di Paul, residente ufficialmente nel Napoletano ma «fantasma» nelle campagne del salernitano.

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Si cercano i «padroni», i titolari di quell’azienda agricola che potrebbe aver impiegato l’uomo senza metterlo in regola, esponendolo a rischi mortali pur di risparmiare sui costi della sicurezza. L’ombra del caporalato, dunque, torna ad allungarsi sulla provincia, rivelando una rete di sfruttamento dove anche un’infezione curabile diventa una condanna a morte se si ha paura di denunciare per il rischio di essere espulsi. Sulla vicenda è intervenuto duramente Enzo Maraio, segretario nazionale di Avanti Psi, che aveva seguito il caso sin dalle prime ore del ricovero. «Abbiamo sperato in un epilogo diverso, ma non è andata così – dichiara – La morte di Paul Neeraj impone oggi di cercare la verità fino in fondo. Non bastano il cordoglio o l’indignazione, ora serve chiarezza. Serve capire cosa sia accaduto prima del suo arrivo in ospedale, quali condizioni di vita e di lavoro abbiano reso possibile un esito così drammatico». Maraio punta il dito contro il sistema. «Morire per lavoro nel 2026 non è accettabile – conclude il segretario di Avanti Psi – Ogni volta che accade, viene meno un pezzo della nostra civiltà. È necessario assistere la famiglia di Paul e accertare ogni responsabilità». La morte di Paul è solo la punta di un iceberg fatto di invisibilità. Nelle piane del Sud, migliaia di braccianti vivono in ghetti fatiscenti, schiacciati da turni massacranti e paghe da fame. In questo sottobosco di illegalità, il diritto alla salute è un lusso che nessuno può permettersi. Chi si ammala viene nascosto o, come nel caso di Paul, «scaricato» in ospedale quando ormai è troppo tardi. La sfida per la giustizia è ora dare un nome e un volto a chi ha permesso che un uomo di 36 anni marcisse letteralmente nei campi per un pugno di euro.

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