Spari a Trump. Il boato nella sala dell'Hilton con 2.600 persone, l'intervento degli agenti, Trump e Vance in salvo in direzioni diverse
Doveva essere la serata del disgelo fra Donald Trump e la stampa accreditata alla Casa Bianca. È diventata, in pochi secondi, una scena da attentato: un boato, poi altri colpi, le urla, gli...
Doveva essere la serata del disgelo fra Donald Trump e la stampa accreditata alla Casa Bianca. È diventata, in pochi secondi, una scena da attentato: un boato, poi altri colpi, le urla, gli agenti che corrono verso il palco e centinaia di invitati in smoking e abito da sera che si gettano sotto i tavoli. Erano da poco passate le 20.30 a Washington, le 2.30 in Italia, quando un uomo armato ha cercato di forzare l’area dei controlli di sicurezza del Washington Hilton, l’hotel dove si stava svolgendo la cena annuale dei corrispondenti della Casa Bianca.
APPROFONDIMENTI VideoFotoNel salone sotterraneo dell’albergo c’erano circa 2.600 persone: giornalisti, ospiti, membri del Congresso e buona parte dei vertici dell’amministrazione. Trump era al tavolo d’onore con Melania, il vicepresidente JD Vance era in sala, così come vari ministri e dirigenti federali. Gli spari, secondo le prime ricostruzioni, non sono partiti dentro la ballroom, ma nella zona della lobby e dei metal detector, abbastanza vicina da far precipitare la sala nel panico.
L’uomo al varco e il colpo contro l’agente
Il sospetto è stato identificato come Cole Tomas Allen, 31 anni, originario di Torrance, in California.
Secondo le autorità citate dai media americani, avrebbe avuto con sé più armi: un fucile a canna liscia, una pistola e diversi coltelli. La dinamica ancora in via di accertamento lo colloca nell’area principale dei controlli: avrebbe superato di corsa il varco di sicurezza e sparato almeno un colpo contro un agente del Secret Service. L’agente è stato colpito al giubbotto antiproiettile ed è stato portato in ospedale, ma Trump ha poi detto di avergli parlato e che “sta bene”.Il sospetto è stato bloccato prima di entrare nella sala dove si trovava il presidente. Nelle immagini diffuse da Trump su Truth Social, si vede un uomo correre oltre le barriere di sicurezza e gli agenti reagire immediatamente. Per il presidente, l’assalitore “veniva da lontano” e “correva a tutta velocità”; per il Secret Service, la minaccia si è concentrata nell’area di screening, mentre tutti i protetti - presidente, first lady, vicepresidente e membri del governo - sono stati messi in sicurezza.
Trump a terra, Melania via con gli agenti. Dentro la ballroom, il primo segnale è stato il rumore. Trump ha raccontato più tardi di aver pensato inizialmente a un vassoio caduto, mentre Melania avrebbe capito subito che si trattava di “un brutto rumore”. In pochi istanti gli agenti del Secret Service sono saliti sul palco, hanno circondato il presidente e lo hanno portato via. Le immagini rilanciate da Repubblica mostrano Trump alzarsi dal tavolo d’onore, perdere l’equilibrio o finire a terra nei primi momenti concitati, quindi essere aiutato a rialzarsi e scortato fuori.
Il protocollo ha separato i bersagli principali. Trump e Vance sono stati evacuati in direzioni diverse, mentre altri agenti hanno raggiunto i membri del governo. Reuters riferisce che funzionari come Marco Rubio, Robert F. Kennedy Jr. e Doug Burgum sono stati spinti a terra dagli uomini della sicurezza prima di essere portati fuori. Sul palco sono arrivati agenti in assetto tattico, con le armi puntate verso la sala, mentre la polizia chiudeva l’area dell’hotel.
“Get down”: il panico tra i tavoli. La paura si è propagata più velocemente delle informazioni. Chi era vicino all’ingresso ha sentito i colpi, chi era in fondo alla sala ha visto soltanto gli agenti correre e le persone abbassarsi. “Get down, get down”, hanno gridato alcuni addetti alla sicurezza. Molti ospiti si sono nascosti sotto i tavoli, altri dietro le colonne, mentre camerieri e personale dell’hotel cercavano riparo. La sala è stata chiusa, i presenti sono rimasti all’interno in attesa di istruzioni, con squadre armate sul palco e fuori l’hotel circondato dalle forze dell’ordine.
Il corrispondente della Cnn Wolf Blitzer, secondo i racconti ripresi dai media americani, era a pochi metri dall’assalitore e avrebbe visto l’uomo armato sparare più volte prima di essere messo in salvo. Nella sala, la presidente dell’associazione dei corrispondenti, Weijia Jiang, ha prima annunciato che il programma avrebbe potuto riprendere. Poi è arrivato il contrordine: tutti fuori, evento rinviato.
Il ritorno alla Casa Bianca e la conferenza in smoking. Trump è rimasto per circa un’ora in una zona sicura dell’hotel, poi ha lasciato il Washington Hilton per la Casa Bianca. Due ore dopo gli spari, ancora in smoking, si è presentato nella briefing room per raccontare l’attacco. Ha definito l’uomo “una persona malata, molto malata” e ha detto di ritenere, almeno dalle prime informazioni, che si trattasse di “un lupo solitario”. Alla domanda se l’attacco potesse essere collegato alla guerra con l’Iran, ha risposto che era troppo presto per dirlo, ma di non pensarlo.
Il presidente ha ringraziato il Secret Service e le forze dell’ordine, parlando di un intervento “rapido e coraggioso”. Su Truth Social aveva inizialmente scritto di voler “far continuare lo spettacolo”, ma di attenersi alle indicazioni degli investigatori. Poi è arrivata la decisione di rinviare la cena, con l’idea di ripeterla entro trenta giorni. “La first lady, il vicepresidente e tutti i membri del governo sono in perfette condizioni”, ha assicurato.
Il nodo sicurezza e il precedente Reagan. La domanda che resta è come un uomo armato sia riuscito ad arrivare così vicino a un evento con il presidente, la first lady, il vicepresidente e una parte rilevante del governo americano. Il Washington Hilton è un luogo simbolico e sensibile della capitale: proprio fuori da quell’hotel, nel 1981, John Hinckley Jr. sparò al presidente Ronald Reagan, ferendolo gravemente. Anche per questo l’attacco di sabato sera ha riaperto il dossier sulla sicurezza degli eventi politici a Washington e sulla vulnerabilità degli appuntamenti ad alta concentrazione istituzionale.
Le autorità federali stanno ora cercando di ricostruire il percorso dell’assalitore, i suoi eventuali preparativi e il movente. La sindaca di Washington, Muriel Bowser, ha detto di non avere elementi per pensare al coinvolgimento di altre persone; Trump ha parlato di “lupo solitario”, ma l’indagine è appena cominciata.