Inchiesta arbitri, non solo Rocchi: indagati anche il supervisore Var Gervasoni e l'addetto Paterna. Ecco per quali accuse
Il Mattino

Inchiesta arbitri, non solo Rocchi: indagati anche il supervisore Var Gervasoni e l'addetto Paterna. Ecco per quali accuse

Domenica 26 aprile 2026
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Non solo Gianluca Rocchi. Il designatore degli arbitri di serie A e B non è l'unico indagato a Milano per concorso in frode sportiva. Insieme a lui, tra gli indagati, al momento...

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Non solo Gianluca Rocchi. Il designatore degli arbitri di serie A e B non è l'unico indagato a Milano per concorso in frode sportiva. Insieme a lui, tra gli indagati, al momento compaiono i nomi di due altri esponenti della classe arbitrale italiana: il supervisore Var, Andrea Gervasoni e l'arbitro e assistente al Var, Daniele Paterna.

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Il coinvolgimento di Gervasoni

La Procura di Milano punta i fari anche sul supervisore Var Andrea Gervasoni, come il designatore indagato per frode sportiva in concorso con altre persone per frode sportiva. Nell’avviso di garanzia che gli è stato notificato ieri sera, si legge che «durante lo svolgimento della partita Salernitana-Modena con la concessione del calcio di rigore a favore della squadra emiliana da parte del direttore di gara Antonio Giuia incalzava e sollecitava l’addetto Var Luigi Nasca affinché questi richiamasse Giuia all’’on field review’ ai fini della decisione iniziale sull’episodio di gioco».

I fatti risalgono all’8 marzo 2025.

Gervasoni è volto noto al pubblico perché protagonista di "Open Var", format in onda di Dazn dove un rappresentante della classe arbitrale analizza e spiega i casi controversi della giornata di Serie A, provando a dare un'interpretazione delle scente di arbitro e Var. 

Il ruolo di Paterna

Il teramano Daniele Paterna, 38 anni, informatore medico e arbitro iscritto alla sezione Aia abruzzese. E' lui il protagonista di una delle due partite finite nell'inchiesta della Procura. Si tratta di Udinese-Parma del primo marzo 2025, partita vinta dai friulani 1-0 grazie a un rigore realizzato da Thauvin. Il video di quella gara, e i dialoghi in sala Var, sono tra gli atti dell'inchiesta di Maurizio Ascione, pm della procura di Milano guidata da Marcello Viola.

È il 38esimo del primo tempo al Bluenergy Stadium quando l'attaccante francese dell'Udinese, oggi al Lens, si accentra dalla destra e calcia, colpendo il braccio del difensore del Parma Balogh, sulla cui panchina sedeva Chivu, oggi tecnico dell'Inter. La stanza Var deve essere chiusa ma dal video in possesso dei magistrati evidenzierebbe una interferenza esterna. L'addetto alla Var Daniele Paterna pare orientato a escludere il rigore, ma a un certo punto si gira di scatto, guarda indietro e afferma «È rigore» e un attimo dopo consiglia di rivedere l'azione all'arbitro Maresca. Penalty che viene fischiato e che Thauvin realizza decidendo la partita. L'ipotesi contenuta nell'esposto dell'ex assistente arbitrale Domenico Rocca, da cui è scattata l'inchiesta, è che Rocchi abbia richiamato il Var per fargli cambiare idea.

L'inchiesta sportiva e la verità di Chinè

«Poiché in queste ultime ore alcuni organi di stampa stanno diffondendo notizie non veritiere e financo fantasiose, prive di qualsiasi aderenza alla realtà degli accadimenti, all'esclusivo fine di tutelare il puntuale e scrupoloso operato della Procura Federale della FIGC che mi onoro di guidare, ci tengo a confermare di aver ricevuto il 21 maggio 2025 esclusivamente l'esposto firmato dall'assistente Domenico Rocca, sul presunto intervento esterno in sala Var del designatore Rocchi, durante la partita Udinese-Parma». Il procuratore della federcalcio, Giuseppe Chinè in una nota interviene sulla vicenda che vede ora indagato il designatore arbitrale Gianluca Rocchi. «A seguito di tale esposto - spiega Chinè -, nel pieno rispetto delle norme del Codice di Giustizia Sportiva è stata immediatamente aperta un'indagine sportiva, con l'audizione di tutti i soggetti coinvolti e a possibile conoscenza dei fatti narrati dall'esponente. All'esito di tali atti istruttori e delle testimonianze rese dalle persone presenti nella palazzina di Lissone, non sono emerse condotte di rilievo disciplinare sportivo a carico di alcun tesserato AIA. Come previsto dal vigente Codice di Giustizia Sportiva la Procura Federale ha quindi proposto, nel luglio 2025, alla Procura Generale dello Sport presso il CONI di disporre l'archiviazione del procedimento disciplinare sportivo».

«Tale proposta, alla luce degli atti di indagine compiuti, e segnatamente del contenuto delle dichiarazioni rese da tutti i soggetti auditi, è stata condivisa dalla Procura Generale dello Sport - sottolinea il procuratore federale -. Per quanto riguarda eventuali nuovi fatti di possibile rilievo disciplinare sportivo di cui si starebbe occupando la Procura della Repubblica di Milano - conclude Chinè -, come da prassi del mio Ufficio e come sempre ho fatto in passato in relazione ad altri noti processi penali suscettibili di interesse disciplinare sportivo, confermo di essere già in contatto con gli Organi inquirenti titolari del procedimento penale e di avere già provveduto, nella data di ieri, a richiedere formalmente gli atti dell'indagine penale ove ostensibili, per avviare e, eventualmente, riaprire, qualora ci fossero elementi di prova nuovi e ritenuti decisivi, l'indagine sportiva».

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