Teatro San Carlo, prima della stagione 2026/2027: si ricomincia da Oren (e da Verdi)
Scosso dalle inchieste giudiziarie, ferito da perquisizioni e sequestri, nel mirino di infinite polemiche, il San Carlo ricomincia da Daniel Oren. Proprio lui, l?ex enfant prodige,...
Scosso dalle inchieste giudiziarie, ferito da perquisizioni e sequestri, nel mirino di infinite polemiche, il San Carlo ricomincia da Daniel Oren. Proprio lui, l’ex enfant prodige, israeliano di nascita e italiano di adozione, che qui, al San Carlo, è stato direttore musicale negli anni Ottanta ed è rimasto nei paraggi: oggi guida l’orchestra filarmonica Giuseppe Verdi nella Salerno cara a De Luca.
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A richiamarlo a Napoli il sovrintendente Fulvio Adamo Macciardi, estraneo alle indagini in corso, che ha iniziato così a preparare la nuova stagione, la sua prima stagione, puntando sull’usato sicuro con Oren, riscoprendo titoli legati alla tradizione partenopea, a partire dalla «Luisa Miller» di Verdi. Un’inversione di tendenza dopo la gestione Lissner-Tzempetonidis che ha puntato molto sulle grandi voci e grandi regie.
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Non solo. In anticipo sul programma, il manager ha scelto una data speciale per l’inaugurazione, da cerchiare sul calendario come appuntamento fisso nei prossimi anni perché coincide con il compleanno della sala, la più antica al mondo tra quelle in attività: il 4 novembre ricorre l’anniversario della prima assoluta (nel 1737), ed è anche l’onomastico del re cui si deve la costruzione del tempio della lirica. In più, l’apertura della stagione 2026/2027 appare volutamente lontana dal 7 dicembre della Scala che lo scorso inverno ha parzialmente oscurato la straordinaria «Medea» (soprattutto, grazie alla regia di Mario Martone e al soprano Sondra Radvanovsky, con Riccardo Frizza direttore d’orchestra, ma pochi vip in poltrona). A Napoli Oren potrebbe assumere un ruolo centrale, soprattutto in attesa che sia nominato il direttore musicale sancarliano. Sarebbero infatti ben tre le opere a lui affidate presenti nel prossimo cartellone, che è in fase di allestimento.
Dopo l’addio di Dan Ettinger e, ancor prima del più rimpianto Juraj Valčuha, circola il nome di un professionista persino più giovane di Beatrice Venezi (da ieri fuori dalla Fenice): il trentenne Diego Ceretta, direttore principale dell’orchestra della Toscana, violinista di formazione e milanese di origine, come lo stesso Macciardi. Intanto, Oren conosce il lirico da dentro, visto che è stato di casa qui, lavorandoci negli anni Ottanta ma anche dopo sino ai Duemila (nel ‘96 aprì la stagione con una «Tosca» per le voci di Pavarotti e Kabaivanska), e conosce da tempo il sovrintendente, che lo ha contrattualizzato più volte, quando era manager del teatro comunale di Bologna, e dove ha già eseguito anche la «Luisa Miller» scritta da Verdi proprio per il San Carlo.
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Due ore e 45 minuti circa di musica, su libretto di Salvadore Cammarano, ispirata dalla tragedia di Schiller, l’opera racconta dissidi profondi tra padri e figli, amori proibiti dalle famiglie e delitti di Stato; sullo sfondo equivoci e inganni. «Un magnifico dramma di grand’effetto in teatro e di passione», per dirla con il compositore che, nel 1849, anno della rappresentazione, assunse la direzione artistica del Massimo. «Luisa Miller», e con lei il San Carlo, ricominciano da Oren, in attesa che dal cilindro di Macciardi escano titoli e nomi dell’intera stagione. Con Lissner abbiamo visto allestimenti importanti, titoli non solo di tradizione e, soprattutto, imponenti cast vocali: Kaufmann, Netrebko, Sierra, Yilmaz, Garanča, Rachvelishvili, Tézier, Pratt... Ma sono mancati grandi direttori d’orchestra e, sul fronte concertistico, grandi orchestre internazionali. Tanto che la recente esibizione di Dudamel, lungamente applaudita dal pubblico, ma anche dall’orchestra, è sembrata una netta presa di posizione. Naturalmente, tra tutti i maestri che il San Carlo vorrebbe rivedere all’opera c’è Riccardo Muti: la pratica sarà sul tavolo del sovrintendente, sempre alle prese con la ricucitura con il sindaco-presidente del cdi Manfredi? Quanto ai prossimi appuntamenti, invece, San Carlo e Comune di Napoli festeggeranno insieme l'arte coreutica dopodomani (alle 15), in occasione della giornata internazionale della danza: Piazza del Plebiscito diventerà palcoscenico a cielo aperto, sotto la guida di Renato Zanella, direttore del corpo di ballo e della scuola del lirico, con allievi e docenti protagonisti della performance, un dj e musica dal vivo. Leitmotiv «2026: la danza siamo noi», secondo appuntamento dopo le celebrazioni di Napoli 2500 con la direzione artistica di Laura Valente.