La sfida dei data center, il digitale si sposta a Sud: «Hub chiave per il futuro»
Il Mattino

La sfida dei data center, il digitale si sposta a Sud: «Hub chiave per il futuro»

Martedì 28 aprile 2026
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I dati digitali, il vero petrolio del terzo millennio che non conosce crisi. E l’asse della tecnologia che si sposta verso il Sud dell’Italia, tra Campania e Puglia, area candidata a diventare l’hub chiave del Mediterraneo con una percentuale di crescita oltre il 10%. È il prossimo futuro disegnato nello sviluppo dei data center, le enormi infrastrutture informatiche che raccolgono ed elaborano dati e forniscono servizi e applicazioni, intelligenza artificiale compresa. Un mercato pronto ad esplodere: secondo i dati della Ida, l’Italian datacenter association, nel nostro Paese entro due anni il settore raccoglierà 26 miliardi di euro di investimenti, contro i cinque del biennio precedente, con circa 80 strutture in più. Cifre che si traducono anche in migliaia di posti di lavoro.

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La campania

Nella nostra regione i data center sono per il momento sette (fonte Datacentermap): due a Napoli, Caserta e Avellino (Manocalzati), uno a Salerno (Capaccio-Paestum). A Caserta il Data for Med nelle intenzioni sarà la più grande architettura informatica del Sud, mentre presso il polo universitario di San Giovanni a Teduccio della Federico II dieci mesi fa è stato inaugurato Megaride, il data center dedicato alla cybersicurezza nazionale e alla ricerca scientifica e ospitato da Cineca, finanziato con 50 milioni di euro di fondi del Pnrr.

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In Parlamento c’è una legge - ora all’esame del Senato dopo l’ok alla Camera - firmata dalla deputata Giulia Pastorella e da altri colleghi, che non solo definisce cosa sia un data center (struttura fisica e infrastruttura tecnologica per servizi informatici e gestione dati) ma ne regolamenta l'organizzazione, la realizzazione, lo sviluppo e il potenziamento, riconoscendoli come infrastrutture strategiche nazionali e introducendo una semplificazione autorizzativa, con i progetti qualificati come «di pubblica utilità, indifferibili e urgenti».

L’obiettivo è attrarre investimenti e sostenere la crescita del Paese a livello europeo, in termini di ecosistema digitale. La legge affronta per la prima volta in maniera unitaria la disciplina di energia, sostenibilità e cybersecurity, nonché il rafforzamento della sovranità tecnologica e della protezione dei dati, rafforzando i data center pubblici (come le server farm della Pubblica amministrazione) e tutelando i dati dei settori critici, con esplicito collegamento alla transizione digitale e all’intelligenza artificiale.

«Garantire un approvvigionamento energetico sostenibile» anche con «incentivi ad autoproduzione energetica e sistemi di accumulo» si legge nel testo. Che i data center siano strutture “energivore”, che cioè consumino enormi quantità di risorse elettriche e idriche (per il raffreddamento), oltre alle crescenti emissioni di Co2, è infatti l’allarme lanciato dagli esperti.

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L’Agenzia internazionale dell’Energia ha previsto che il consumo mondiale di elettricità dei data center raggiungerà i 945 twh (terawatt ora) entro il 2030, una cifra pari all’intero consumo elettrico annuale del Giappone. Luca Beltramino, neo presidente dell’Ida, pone però la questione su un altro piano. «L’energia che alimenta i data center - dice - è tra l’1 e il 2% del consumo mondiale elettrico. Ma ci sono tre campi che rappresentano il 95% del consumo mondiale: manifattura, edifici e trasporti. Solo nelle case, grazie all’intelligenza artificiale che può regolare riscaldamento, accensioni delle luci, erogazione dell’acqua, si può risparmiare tra il 20 e il 30 per cento degli attuali consumi».

Le rinnovabili

La questione, sostiene Beltramino, non è se creare o no i data center, ma che siano sostenibili per la transizione digitale. «Se non ce l’hai ti devi muovere di più e inquinare di più. I data center sono controllati dagli Stati, dai clienti e da chi rilascia le certificazioni. Abbiamo tanti competitor, dalla Cina alla Spagna. Dobbiamo farli anche in Italia per la sovranità del dato». Il Sud ha numerose frecce al proprio arco, come quello di poter usare “brown fields”, ovvero aree dismesse industriali e collegarle direttamente a impianti green. Inoltre i cavi sottomarini che raggiungono le coste italiane permettono il collegamento tramite le infrastrutture del Mediterraneo con diversi continenti. Un asso da giocare nella partita digitale mondiale. «Grazie alla sua posizione geografica, alla crescente disponibilità di energia da fonti rinnovabili e agli investimenti infrastrutturali in corso, il Sud è destinato a diventare un hub chiave per il settore», conclude Beltramino.

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