Casini rilancia il centro: «Ora i partiti ritrovino il valore del confronto»
Il Mattino

Casini rilancia il centro: «Ora i partiti ritrovino il valore del confronto»

Martedì 28 aprile 2026
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Nella Sala Romanelli della Reggia di Caserta, Pier Ferdinando Casini ha presentato il suo libro ?Al Centro dell?Aula dalla Prima Repubblica ad oggi? davanti a una platea...

Nella Sala Romanelli della Reggia di Caserta, Pier Ferdinando Casini ha presentato il suo libro “Al Centro dell’Aula dalla Prima Repubblica ad oggi” davanti a una platea composita, con rappresentanti delle istituzioni e molti giovani. A dialogare con lui la conduttrice Myrta Merlino, mentre tra il pubblico e gli ospiti sedevano, tra gli altri, il presidente regionale di Confindustria Gianluigi Traettino, il deputato Marco Cerreto, il magistrato Catello Maresca e i vertici del gruppo Marican, promotore dell’iniziativa. L’intervento si è aperto con un richiamo al territorio e alla bellezza della Reggia, definita simbolo di un’Italia che riesce a esprimere eccellenza e identità quando mette insieme cultura e capacità produttiva. Casini ha sottolineato il valore di un tessuto imprenditoriale sano, capace di crescere senza ridurre tutto alla logica dell’accumulo, indicando nella provincia di Caserta un esempio positivo di sviluppo che ha compreso l’importanza della cultura come leva strategica.

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Il retroscena

Da qui il racconto si è spostato sul piano personale. «Essere al centro dell’aula è stato un grande privilegio», ha detto, ripercorrendo oltre quarant’anni di vita parlamentare. Un percorso iniziato nella giovinezza democristiana, evocata con immagini quasi simboliche, come gli incontri con Franceschini al casello autostradale di Ferrara immerso nella nebbia. «Un altro mondo che non è più quello di oggi», ha spiegato, rispetto a quello attuale, più confuso e attraversato da tensioni globali, dove, però, «la democrazia liberale, pur con i suoi difetti, è ancora la cosa migliore». Il cuore dell’incontro è stato però il centro come cultura politica prima ancora che come collocazione elettorale.

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Casini ha richiamato la lezione della Democrazia cristiana, capace nel 1948 di vincere senza scegliere la strada dell’egemonia solitaria e della contrapposizione tra cattolici e laici. Da qui l’appello a recuperare l’ascolto come pratica politica, anche per dare ai giovani punti di riferimento più solidi. «Incominciamo ad ascoltarci di più anche in politica», ha detto, sottolineando come le nuove generazioni siano «forse confuse, ma migliori di noi». Nel ricostruire la fine della Dc, Casini ha offerto una lettura che intreccia scelte mancate e opportunità perdute. Dopo la caduta del muro e Tangentopoli, ha spiegato «non c’erano ancora né Berlusconi né An, c’era la Dc e io sostenni l’idea di entrare nel centrodestra e costruire la democrazia dell’alternanza con gli ex comunisti che erano entrati nell’internazionale socialista. Rosi Bindi sosteneva, invece, un impegno a sinistra. Martinazzoli scelse di non schierarsi e di andare da solo, e Berlusconi acquisì gran parte dei voti della Democrazia Cristiana».

Un rapporto politico lungo, quello con Berlusconi, durato fino alla svolta del “predellino”: «Dicemmo, no grazie e andammo da soli». Il racconto si è arricchito anche di ricordi istituzionali, come quelli dedicati a Nilde Iotti, indicata come modello di terzietà e rigore nel ruolo di presidente della Camera. Casini ha rievocato la sua presenza autorevole e la capacità di incarnare il senso delle istituzioni.

Lo scontro

Non sono mancati passaggi sulle polemiche del 25 aprile e sulle proteste contro la Brigata ebraica e le bandiere ucraine: «Sono gesti che negano, nei fatti e nei significati, il 25 aprile, quando dovremmo difendere insieme il minimo comune denominatore che ci unisce». Sul piano internazionale ha richiamato la necessità di rilanciare Europa e multilateralismo. «Trump con le sue critiche permette alla Meloni di sganciarsi», il consiglio di Casini alla premier che ribadisce come «la politica estera ormai è politica interna».

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Più che un’operazione nostalgia, l’incontro ha assunto il tono di un monito e insieme di una possibile traccia per il futuro. Il centro non come spazio aritmetico ma come cultura della mediazione, della responsabilità e dell’ascolto. Un’ipotesi che resta difficile da tradurre in progetto politico, nonostante la svolta che Marina e Piersilvio Berlusconi vorrebbero imprimere a Forza Italia: «Il centro è come la bella Cecilia, tutti la vogliono e nessuno la piglia». Una frase che sintetizza l’ambiguità ma anche l’attrazione di un’area che potrebbe tornare centrale nel dibattito dei prossimi anni.

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