Movida a Napoli, ancora un flop: maggioranza spaccata. «Resta la deregulation»
Salta il provvedimento sulla movida. La maggioranza di Gaetano Manfredi non trova l?accordo dopo una riunione di oltre due ore. E chiede che la delibera venga rinviata al prossimo Consiglio...
Salta il provvedimento sulla movida. La maggioranza di Gaetano Manfredi non trova l’accordo dopo una riunione di oltre due ore. E chiede che la delibera venga rinviata al prossimo Consiglio comunale che dovrebbe essere convocato tra due settimane. Ma nella riunione del Consiglio di ieri non è l’unico nodo emerso nella maggioranza. Il Partito democratico è stato molto netto nel denunciare i ritardi sulle case popolari, anche perché da giugno dovrebbe scattare l’aumento del canone per oltre 20mila inquilini. Mentre il gruppo Manfredi sindaco si fa sentire per le mancate risposte sull’adesione alla rottamazione delle cartelle. Tutti temi che toccano i cittadini direttamente. E su cui nella maggioranza del primo cittadino emergono parecchi dintinguo e una certo distacco tra la Giunta e il Consiglio.
Movida
Partiamo dal provvedimento più atteso, quello sulla movida. All’esame del Consiglio c’erano le “linee guida” per tutta la città, superando le ordinanze limitate nel tempo e nello spazio con cui è intervenuto fino ad ora il primo cittadino. Il provvedimento prevede: dalle 22,30 stop all’asporto e chiusura all’una. Nel week end divieto di usare le parti esterne dei locali alle 23 e chiusura alle 2. Orari giudicati troppo restrittivi, un colpo troppo duro ai commercianti, secondo alcuni pezzi di maggioranza. «Quattro anni fa proponemmo la Consulta e il sindaco della notte, strumenti mai adottati», ricorda la vicepresidente del Consiglio Flavia Sorrentino. Ma non è certo l’unica in maggioranza a nutrire perplessità.
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D’altronde spesso il tema del by-night ha spaccato la maggioranza e spesso, anche i gruppi al loro interno. Quando la delibera arriva all’attenzione dell’aula, viene chiesta una sospensione per trovare una sintesi. Dopo oltre due ore di confronto tra i consiglieri comunali l’accordo non c’è. «Sono sicura che quest’altro tempo a disposizione verrà utilizzato per migliorare il provvedimento e renderlo, ad un anno di distanza, più adeguato, con il lavoro in commissione, al contesto modificato», dice l’assessore al Commercio Teresa Armato. «Il sindaco può continuare a intervenire con potere di ordinanza», ricorda in aula il capogruppo di “Manfredi sindaco” Fulvio Fucito. D’altronde il Municipio è dovuto più volte correre ai ripari dopo le sconfitte in Tribunale: già condannato a risarcire i residenti del Centro storico per 1,2 milioni. A difendere i residenti in queste cause è l’avvocato Gennaro Esposito, anche consigliere comunale, eletto con la lista Manfredi ma da tempo lontano dalla maggioranza. E proprio ieri ha ufficializzato l’addio, dimettendosi anche da presidente della commissione Sport.
Case popolari
Prima ancora della delibera, l’altro grande tema di giornata è stato quello delle Case popolari. Nelle scorse settimane la Regione ha chiuso il bando per la nuova graduatoria dell’assegnazione delle case popolari: sono arrivate 9.179 richieste dal Comune di Napoli. E il tema dell’edilizia residenziale pubblica tocca 50mila famiglie (30mila in edifici di proprietà del Comune e 20mila in alloggi Acer). E a maggio per circa 20mila inquilini scatterà l’aumento previsto nel 2025 dalla Regione: importi calcolati sull’Isee ma nessun correttivo sulla mancata manutenzione degli edifici. Il Pd, con il capogruppo Gennaro Acampora, è stato duro ieri in aula: «Vogliamo risposte scritte, subito».
Un intervento che fa seguito a una lettera inviata insieme al segretario Dem Francesco Dinacci. I Dem sottolineano dieci punti dolenti. Tra cui: «Dei 3 milioni del fondo per sostenere gli utenti a rientrare della morosità sono stati usati 100mila euro»; «il piano di manutenzione fondato sul mutuo Bei stenta a vedere la luce»; «non c’è il regolamento per la rateizzazione delle morosità». I Dem chiedono un incontro al sindaco con alcune richieste, tra cui: «chiedere alla Regione la proroga sull’aumento dei canoni», «lavorare a una delibera per la regolarizzazione delle morosità» e «varare misure che consentano l’assegnazione degli alloggi». D’altronde i numeri riferiti dal Pd sono bassissimi: al 2025 solo 12 alloggi sono stati assegnati con la graduatoria 2022».
La rottamazione
Terzo grande nodo interno alla maggioranza: l’adesione alla rottamazione quinquies, vale a dire la possibilità per i contribuenti di regolarizzare i debiti fiscali versando soltanto l’importo originario, per i tributi comunali. Il Consiglio comunale ha approvato a marzo all’unanimità un ordine del giorno, proposto dal capogruppo Fucito, impegnando la Giunta ad aderire alla rottamazione prevista dall’ultima manovra del Governo. Ma l’adesione non è ancora arrivata. «La sovranità popolare ne esce mortificata», ha tuonato ieri Fucito. «Stiamo ancora valutando la possibilità di adesione», risponde al Mattino Pierpaolo Baretta interpellato sul tema.