Omicidio Vassallo, su Cagnazzo troppe contraddizioni: «Pentiti non credibili»
Il Mattino

Omicidio Vassallo, su Cagnazzo troppe contraddizioni: «Pentiti non credibili»

Martedì 28 aprile 2026
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Il «ragionevole dubbio sulla sussistenza del fatto reato» e la «non ragionevole previsione di condanna» rappresentano il fulcro delle motivazioni del gup di Salerno,...

Il «ragionevole dubbio sulla sussistenza del fatto reato» e la «non ragionevole previsione di condanna» rappresentano il fulcro delle motivazioni del gup di Salerno, Giovanni Rossi, per spiegare il perché del non luogo a procedere per il colonnello (all’epoca dei fatti maggiore) Fabio Cagnazzo indagato per l’omicidio del sindaco pescatore di Pollica, Angelo Vassallo. Dopo qualche spiegazione, in punta di diritto, il giudice, ripercorre le dichiarazioni accusatorie rese nel corso delle indagini da tre testi evidenziando le lacune che hanno portato per ben due volte anche la Corte di Cassazione a ritenere «inattendibili» le fonti. E, per rafforzare la sua tesi, per più volte il gup ripete un unico concetto, quello della «circolarità della fonte» riferendosi, nello specifico, ad Eugenio D’Atri e Romolo Ridosso che definisce «aspiranti collaboratori di giustizia».

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L’iter

È proprio D’Atri, che negli anni della sua detenzione si è incrociato con Romolo Ridosso, ex pentito di Scafati, a far riaprire l’inchiesta su Cagnazzo e, soprattutto, a far sì che la Procura chiedesse ed ottenesse per lui un provvedimento cautelare (in carcere Cagnazzo è rimasto 7 mesi prima di andare ai domiciliari). È il 2022. Ma facciamo un passo indietro. Nell’immediatezza dell’omicidio (avvenuto il 5 settembre 2010) ad accusare Cagnazzo era stato un «amico» imprenditore di Vassallo, Pierluca Cillo. Cillo aveva raccontato di aver raccolto «le confidenze» della vittima, ovvero che Cagnazzo e gli imprenditori Palladino (poi usciti dall’inchiesta) erano parte di un giro di droga di alto livello.

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Cillo aveva parlato del coinvolgimento di Cagnazzo per averlo saputo da una sua ex compagna, madre di suo figlio, e a sua volta ex anche di un collaboratore di giustizia, la quale, a sua volta, lo avrebbe appreso direttamente da due magistrati della procura di Salerno. Ma le sue accuse - definite dal gup «propalazioni extragiudiziarie» - non sono mai state formalizzate non tanto (e non solo) perché Cagnazzo lo affrontò direttamente, ma soprattutto perché non voleva mettere nero su bianco i nomi dei due magistrati. Prima contraddizione. Quando, nel 2022, D’Atri lancia accuse nei confronti di Cagnazzo offre uno scenario ben diverso da quello che aveva raccontato il suo compagno di carcere Romolo Ridosso. Se quest’ultimo aveva fatto riferimento a Cagnazzo esclusivamente per il «depistaggio e/o favoreggiamento» - scrive il gup -, D’Atri invece lo accusa di aver partecipato all’organizzazione dell’omicidio. E di averlo appreso da Ridosso (di qui la circolarità della fonte). Seconda contraddizione.

Pollica, caso Vassallo: «Condannare Ridosso»

Proprio per chiarire questo punto, il 24 e il 25 marzo 2025 - per due giorni - Ridosso viene sentito in prima persona dall’allora procuratore di Salerno, Giuseppe Borrelli, per «riferire definitivamente - una volta e per sempre - tutta la verità». È in quella circostanza che Ridosso, cambiando nuovamente versione, adotta una linea autoaccusatoria. Fa il nome di Giuseppe Cipriano, imprenditore anche lui di Scafati (e ora a giudizio per il delitto) ma con interessi ad Acciaroli e un dente avvelenato nei confronti di Vassallo, chiedendogli informazioni su un killer di Napoli. È allora che Ridosso si propone di sparare a Vassallo dicendo che, in un primo momento, doveva essere solo una gambizzazione: lo avrebbe fatto in cambio di «100 o 50mila euro». E se Ridosso racconta di aver appreso da Cipriano che era stato l’ex carabiniere Lazzaro Cioffi (ora a giudizio) ad aver sparato, non parla di Cagnazzo in prima persona ma dice di «aver dedotto» del «suo coinvolgimento nel traffico di droga, in virtù delle sue amicizie» ma di non aver mai saputo nulla di lui in merito all’omicidio. Terza contraddizione. Difeso dai penalisti Ilaria Criscuolo e Agostino De Caro, Cagnazzo ha sempre rivendicato la propria estraneità alle accuse nella vicenda Vassallo.

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