«Napoli vada oltre il turismo: serve un piano per tutelare giovani, ricerca e artigianato»
Il Mattino

«Napoli vada oltre il turismo: serve un piano per tutelare giovani, ricerca e artigianato»

Martedì 28 aprile 2026
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«Napoli non deve puntare solo sul turismo», dice guardando la città dalla terrazza di Villa d?Oria D?Angri in via Petrarca. Nel cuore di Posillipo c?è...

«Napoli non deve puntare solo sul turismo», dice guardando la città dalla terrazza di Villa d’Oria D’Angri in via Petrarca. Nel cuore di Posillipo c’è la presentazione del suo nuovo libro “Difendere la libertà”. Ma l’orizzonte a cui guarda Carlo Calenda è molto più ampio. Insieme con l’ex premier Paolo Gentiloni parla da europeista convinto dei pilastri su cui basare gli Stati Uniti di Europa. Ma anche delle prospettive nazionali: «Il centro sarà l’ago della bilancia. Lavoriamo per mandare in stallo il bipolarismo che ci manda nel baratro», dice guardando alle prossime elezioni, prevedendo un pareggio sostanziale tra centrodestra e campo largo.

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Con cui non è tenero. E quando i cronisti napoletani gli chiedono di una possibile prospettiva nazionale per Gaetano Manfredi, lui risponde: «Nel tour per il libro sono stato a Bari e mi hanno parlato di Antonio Decaro come leader nazionale. E a Genova me lo chiederanno di Salis. E poi c’è il discorso delle primarie. Ma il centrosinistra non ha ancora detto che cosa vuole fare».

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Il sindaco, comunque, viene promosso come amministrazione dal numero uno di Azione: «Ha fatto un discreto lavoro. Ha fatto delle cose oggettivamente buone, mentre altre non mi convincono». Il dubbio è sul futuro: «Bisogna considerare che hanno avuto il Pnrr, quindi c’è da capire come si andrà avanti senza». Alla domanda su Roberto Fico, invece, dice: «Mi avvalgo della facoltà di non rispondere».

La città

Prima di entrare in sala, in uno schietto dialogo con Gentiloni sollecitato dalle domande del giornalista del Messaggero Mario Ajello, Calenda si sofferma con i giornalisti a parlare della prospettiva che immagina per Napoli: «Paradossalmente deve deturistificarsi». Poi chiarisce: «Non è che non deve avere turisti. Ma deve switchare su un turismo mosso da iniziative culturali perché hanno un impatto destagionalizzato». Per il leader di Azione «le città che diventano solo un posto dove si va in vacanza sono città che muoiono, che esistono solo per il turismo low cost. Questo rende le condizioni di vita dei residenti disastrose, dà poco valore aggiunto ed espone le città agli shock». Ed ecco la sua ricetta. Al turismo va accompagnato un lavoro sugli altri settori economici. «Napoli deve puntare sul recupero del manufatturiero, sulla tradizione meccanica», aggiunge. E ancora: «Qui ci sono grandi Università e tanti giovani, c’è tantissimo da fare».

Le elezioni

Poi, dopo un paio di foto e qualche saluto ai tanti che sono arrivati all’evento, si entra in sala per il dibattito. L’Ucraina e la necessità di una visione europeista tengono banco nella prima parte del dibattito. Ma la parte più “pepata” della discussione è verso la fine, sul dibattito nazionale. «Il Governo tira completamente a campare. Ha una classe dirigente che oggettivamente che non riesce a far accadere le cose. Noi non facciamo opposizione di principio, ma questo galleggiamento non funziona», dice il leader di Azione. Non è più tenero con il centrosinistra: «Non so cosa vogliono fare, non so qual è la loro linea sull'energia, sull'Ucraina. Serve prima un programma chiaro. Chiunque guidi il centrosinistra oggi non ha nessuna possibilità di fare una politica coesa».

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La soluzione? Superare il bipolarismo. Che Calenda definisce «bipopulismo». «Ci sta mandando nel baratro», sostiene l’ex ministro dello Sviluppo economico. Per questo cerco di creare un blocco centrale che sia ago della bilancia per mandare in stallo questo bipolarismo». Per Gentiloni «al governo manca una strategia per la crescita. Abbiamo discusso per giorni del deficit, ma il vero deficit che abbiamo è un deficit di strategia per la crescita». Non si sbilancia sulla necessità delle primarie, ma rispetto al «campo largo» si lascia andare a una battuta: «Il nome agricolo non mi convince».

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