Dj Godzi, la perizia choc: «Troppi colpi sul corpo, è un nuovo caso Cucchi»
Il Mattino

Dj Godzi, la perizia choc: «Troppi colpi sul corpo, è un nuovo caso Cucchi»

Mercoledì 29 aprile 2026
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«Venerdì sono stato in procura a Roma con gli altri colleghi che rappresentano la famiglia Noschese ed abbiamo prospettato al procuratore aggiunto Giovanni Conso e al sostituto Daria...

«Venerdì sono stato in procura a Roma con gli altri colleghi che rappresentano la famiglia Noschese ed abbiamo prospettato al procuratore aggiunto Giovanni Conso e al sostituto Daria Monsumò l’ipotesi del reato di tortura per gli agenti della Guardia civil che intervennero a casa di Michele Noschese, ad Ibiza, dove il giovane morì in circostanze controverse. È un reato previsto dal nostro codice, introdotto dopo il caso di Stefano Cucchi, e se lo abbiamo fatto è perché abbiamo certezza che il ragazzo abbia subito delle violenze». Il penalista napoletano Vanni Cerino fa parte del pool che rappresenta il padre, la madre e il fratello di dj Godzi assieme ai colleghi Angelo Sammarco e D’Urso.

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 Venerdì è stata depositata in procura anche la perizia del consulente della famiglia Noschese, redatta medico legale Raffaele Zinno. Anche in questa perizia si sottolinea più volte come a Michele sia stata «tolta la dignità» per le condizioni in cui fu bloccato. È questa la seconda relazione3 medico legale consegnata ai magistrati dopo quella stilata da un’altra consulente di parte sulla base della total tac voluta dal padre della vittima, Giuseppe Noschese, prima del rimpatrio della salma in Italia.

La relazione

Michele Noschese non era in una condizione di morte imminente, nonostante lo stato di agitazione dovuto all’assunzione di sostanze psicotrope. È quanto emerge dalla perizia tecnica depositata dal medico legale Zinno che precisa come il giovane sia deceduto a seguito di una serie di comportamenti «violenti e non appropriati» avuti dagli agenti della Guardia civil. Il corpo di Michele, che al suo arrivo a Roma questa estate fu sequestrato dall’autorità giudiziaria capitolina, portava i segni evidenti di una contenzione fisica e dello schiacciamento della cassa toracica. Il giovane fu immobilizzato, in una posizione scorretta, fu soggetto a forti pressioni e ad una colluttazione. Lo evidenziano la frattura delle clavicole, le fratture multiple costali, lo sterno che appare inciso.

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«In Spagna hanno legato il decesso all’assunzione di droga - precisa l’avvocato Cerino - noi al momento ancora non abbiamo avuto un esito di laboratorio che ci indichi quali sostanze abbia assunto e in quali quantità».

La ricostruzione

Anche il perito della procura, il medico legale Marco Arbore, giunge alle stesse considerazioni senza però sbilanciarsi troppo su quanto accaduto ma ipotizzando uno scenario che - a detta dei legali della famiglia Noschese - non si discosta di molto dalla realtà. Per questo motivo la procura ha deciso di sentire anche l’amico Raffaele che era con lui in casa in quel momento e che, da subito, ha raccontato delle violenze subite da Michele: calci e pugni dopo essere stato legato e, quindi, immobilizzato. Violenze che l’autopsia avrebbero fatto emergere e che sono spiegate nella relazione di Zinno.

 Diversi i punti critici evidenziati dal perito, a partire dalla mancata assistenza sanitaria del ragazzo. Una volta bloccato il dj napoletano, i poliziotti avrebbero avuto un comportamento non adeguato alle sue condizioni fisiche, non avrebbero chiamato i soccorsi come, da subito, denunciato dal padre, Giuseppe Noschese. In pratica non sarebbe stata eseguita quella che, in termini tecnici, viene definita de-esclation ovvero, la messa in sicurezza del soggetto senza infliggergli ulteriori disagi. Insomma, non ci sarebbe stata una «gestione prudente» della situazione. Tutt’altro. Michele sarebbe morto per asfissia causata proprio dalla contenzione e dalle violenze. Anzi, precisamente, il perito parla di «modalità di contenimento progressivamente più invasive».

 La ricostruzione fatta dal perito Zinno è chiara e corrisponderebbe anche al racconto dell’amico presente con lui in casa. Braccia legate posteriormente, gambe vincolate a livello delle caviglie, mantenimento del soggetto in posizione inginocchiata con il torace flesso e compresso contro il piano del letto, associato a pressione esercitata sul dorso. E poi le violenze sul suo corpo, la colluttazione.

Gli interrogativi

A porre gli interrogativi sulla gestione del caso è proprio il pool di avvocati che rappresenta la famiglia. A iniziare dall’autopsia in Spagna. Un unico medico presente, quello incaricato dalla procura, nessuna fotografia al corpo, una archiviazione giunta in pochi giorni dall’apertura dell’inchiesta. La decisione di cremare il corpo per il rimpatrio. Decisione questa alla quale è stato proprio il padre, che in quei giorni era volato ad Ibiza, ad opporsi anche giudiziariamente. Interrogativi ai quali la procura di Roma è decisa a dare risposte.

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