Giancarlo Siani, niente sconti al killer ergastolano: resti al carcere duro
Il Mattino

Giancarlo Siani, niente sconti al killer ergastolano: resti al carcere duro

Mercoledì 29 aprile 2026
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Non ci sono stati segni di dissociazione individuale, né la pericolosità sociale del suo clan di appartenenza può essere considerata completamente sradicata dal territorio...

Non ci sono stati segni di dissociazione individuale, né la pericolosità sociale del suo clan di appartenenza può essere considerata completamente sradicata dal territorio alle porte di Napoli. In questi anni ha mantenuto un profilo basso, decisamente votato al silenzio, un atteggiamento ritenuto omertoso e confermativo rispetto a valori distorti. Sono queste le motivazioni con cui i giudici della Cassazione hanno rigettato la richiesta di revoca del carcere duro avanzata alcuni mesi fa da Luigi Baccante. Classe 1951, non un personaggio qualunque, ma un soggetto ritenuto per anni in forza al clan Nuvoletta: è stato condannato all’ergastolo come killer del giornalista del Mattino Giancarlo Siani. Tre pagine, quelle firmate dal presidente Paola Masi (a latere Giorgio Poscia) per respingere la richiesta di revoca del 41 bis.

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Un mese fa un provvedimento analogo. Con un provvedimento molto simile, è stata infatti un’altra sezione della Suprema Corte a respingere una istanza avanzata da Gaetano Iacolare, che si era rivolto al Tribunale di Sorveglianza per ottenere la revoca degli obblighi di sorvegliato speciale imposti all’indomani della sua scarcerazione. Iacolare - giusto ricordarlo - è l’unico a non essere stato condannato all’ergastolo, in quanto autista del commando e ha scontato la pena a 28 anni. Ma restiamo a Baccante. Restiamo al killer, al personaggio indicato come uno dei soggetti mandati da Angelo Nuvoletta a Villa Majo per uccidere il giornalista del principale quotidiano partenopeo, per le sue inchieste sui rapporti tra clan all’ombra della Nuova Famiglia, ma anche sui legami tra boss e politici nella nostra area metropolitana. Chiaro il ragionamento della Cassazione, in merito alla richiesta di revoca del 41 bis per Baccante.

Il retroscena

Si parte da un precedente diniego del Tribunale di Sorveglianza di Roma, su cui Baccante aveva giocato la carta del ricorso per Cassazione. Cosa raccontano i magistrati della Suprema Corte? «Va coonsiderato che i giudici di merito hanno ritenuto l’assenza di elementi indicativi di dissociazione, unitamente all’attuale operatività del clan ed al ruolo di rilievo rivestito dal reclamante. Si arriva a concludere che in assenza delle attuali restrizioni detentive, lo stesso potrebbe riattivare i propri legami criminosi, reintroducendosi nel contesto per riprendere il controllo del circuito delinquenziale». Chiaro il concetto? Un provvedimento che fa leva su informative di polizia giudiziaria in relazione al ruolo dei Nuvoletta finite negli ultimi mesi dinanzi al Tribunale di Sorveglianza di Roma, sulla scorta del lavoro investigativo coordinato dal pm anticamorra Cristina Curatoli.

Il metodo 

Si legge nell’ordinanza dei giudici di Cassazione: «In questo caso il Tribunale di Sorveglianza ha logicamente valorizzato una consolidata massima di esperienza, secondo la quale, anche durante la detenzione, i capimafia conservano inalterati i poteri di intervento e deliberativi, servendosi di familiari ed altri soggetti ammessi ai colloqui, riescono a trasmettere all’esterno del carcere direttive e istruzioni operative». Dunque, niente sconti, niente benefici, in uno scenario che punta a colpire la tecnica di inabissamento tipica delle cosche mafiose. Una strategia finalizzata ad allontanare la pressione giudiziaria, una volta usciti dal circuito dell’attenzione mediatica. Ma c’è un altro punto su cui fa leva il provvedimento adottato dai giudici capitolini. Parliamo delle condizioni delle carceri, in cui i rapporti tra detenuti e i rispettivi presunti retroterra criminali sono materia viva. Siamo nell’epoca dei droni, veri e propri corrieri volanti, che riescono a trasportare cellulari e schede sim in cella, garantendo un sistema di comunicazione quotidiano.

Intanto, però, vanno avanti le indagini della Dda su Marano e dintorni. Siamo nella roccaforte del clan Nuvoletta che, per decenni, hanno gestito un pezzo di potere criminale. Una zona in cui di recente sono stati consumati un omicidio (quello dell’ottantenne Castrese Palumbo) e una gambizzazione. Episodi ritenuti anomali, perché accaduti a Marano dove da anni non venivano consumati episodi di sangue, che confermano - nell’ottica di chi indaga - la necessità di riorganizzare equilibri mafiosi mai del tutto estirpati.

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