«Cerco brigata di cucina esclusi gay, comunisti e fanc...isti, se resta qualcuno normale...», condannato chef stellato
Il Mattino

«Cerco brigata di cucina esclusi gay, comunisti e fanc...isti, se resta qualcuno normale...», condannato chef stellato

Mercoledì 29 aprile 2026
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Aveva pubblicato un annuncio su Facebook per reclutare una brigata di cucina per un hotel 4 stelle a Madonna di Campiglio: «Sono esclusi...

Aveva pubblicato un annuncio su Facebook per reclutare una brigata di cucina per un hotel 4 stelle a Madonna di Campiglio: «Sono esclusi comunisti/fanc...isti, masterchef del c... ed affini, persone con problemi problematiche di alcol droghe e di orientamento sessuale. Quindi se eventualmente resta qualche soggetto più o meno normale...». Per quei concetti, ribaditi in radio e sui giornali, uno chef stellato di Caorle è stato condannato dal Tribunale di Trento a risarcire con 6.000 euro la Cgil provinciale.

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«Ciò costituisce una forma di discriminazione indiretta, dotata di vis dissuasiva all’accesso ad un dato segmento del mercato del lavoro di talune persone», ha sentenziato infatti il giudice Giuseppina Passarelli lunedì, giorno in cui Paolo Cappuccio si è difeso invece così in un’intervista a Wine Tales Magazine: «Sicuramente sono state parole forti, pronunciate in un momento difficile. Non ho mai discriminato colleghi o collaboratori: ognuno è libero di fare ciò che vuole nella propria vita privata. Nel lavoro, però, credo sia fondamentale portare rispetto per la divisa che si indossa, mantenere professionalità e senso di responsabilità».

La condanna per lo chef stellato

La polemica scoppiata la scorsa estate aveva fatto rivangare anche una precedente inserzione del 2020, quando per un albergo di Caorle erano stati esclusi «vagabondi senza fissa dimora», «gente con problemi», «alcolizzati», «drogati ed affini». La causa di lavoro intentata dalla Cgil del Trentino, con il patrocinio degli avvocati Giovanni Guarini e Alberto Guariso, ha comunque riguardato solo il post (poi rimosso) del 4 luglio 2025 per il ristorante della Val Rendena, più le dichiarazioni rilasciate al programma “La zanzara” su Radio 24 e al quotidiano Il Giornale fra l’8 e il 9 luglio. Parole di questo tenore: «Noi lavoriamo con diverse etnie, musulmani, cinesi, rumeni, napoletani, etnie... Già andare d'accordo è difficile. Se poi ci mettiamo a fare, uno fa l'effeminato, l’altro fa il musulmano, l'altro fa… diventa difficile da gestire, diventa ‘na guerra». Oppure: «Il dipendente comunista è quello che arriva e immediatamente si lamenta perché si mangia male in mensa».

LA VALUTAZIONE

Nel corso del giudizio, Cappuccio ha sostenuto di non aver potuto compiere «alcuna forma di discriminazione», in quanto da anni svolge attività di consulenza per la ristorazione che «non contempla l’attività di selezione del personale», tanto da aver diffuso quell’avviso «dietro richiesta di conoscenti».  Ben diversa è stata però la valutazione del Tribunale. Pur in dichiarata assenza di «pregiudizi», il giudizio «su di una più evidente propensione al lavoro di determinate categorie di persone, piuttosto che altre, comporta comunque l’introduzione di criteri differenziali tra lavoratori aventi determinati requisiti, non fondate su titoli o dati curriculari, quanto su componenti che investono la sfera personale dell’individuo, in cui sono ricomprese le opinioni politiche e l’orientamento sessuale».

E questo concretizza «una distonia con i valori fondamentali della Costituzione, in cui il lavoro, anche imprenditoriale, impone il rispetto dei princìpi» di uguaglianza e di solidarietà.

CHI E' CAPPUCCIO

Napoletano di nascita e caorlotto di adozione, Cappuccio è inoltre «uno chef stellato noto al grande pubblico e gode, quindi, di una certa esposizione mediatica per via della sua indubbia professionalità», che lo rende «capace di esercitare una certa influenza nell’ambito delle politiche di assunzione». 

Il 48enne è stato condannato anche a pagare 3.616,50 euro di spese e a pubblicare la sentenza su un quotidiano nazionale. «Con il mio avvocato – si limita a commentare – sto mettendo a punto la strategia difensiva. Valuteremo se ricorrere in appello, per il momento non posso dire altro».

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