«Così abbiamo localizzato i cadaveri. Il recupero? Sarà più difficile». Il racconto dei tre speleosub finlandesi alle Maldive
Il Mattino

«Così abbiamo localizzato i cadaveri. Il recupero? Sarà più difficile». Il racconto dei tre speleosub finlandesi alle Maldive

Martedì 19 maggio 2026
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«Faremo la nostra parte per riportare i corpi a casa e alle loro famiglie. L'operazione richiederà il lavoro di decine di persone». Quando i tre speleosub finlandesi - Sami...

«Faremo la nostra parte per riportare i corpi a casa e alle loro famiglie. L'operazione richiederà il lavoro di decine di persone». Quando i tre speleosub finlandesi - Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist - sono entrati ieri alle 8.30 per tre ore nella grotta di Dhekunu Kandu, nelle acque di Alimathaa, alle Maldive, sapevano già che quella non sarebbe stata una normale missione di recupero. Sapevano che sotto di loro, oltre i passaggi stretti e le camere sommerse a oltre cinquanta metri di profondità, c'erano i quattro italiani della crociera scientifica Duke of York mai più riemersi da giovedì scorso: Monica Montefalcone, sua figlia Giorgia Sommacal e i due ricercatori dell'Università di Genova Muriel Oddenino e Federico Gualtieri. Dopo tre ore li hanno trovati tutti insieme, in una zona remota della grotta, un'appendice della seconda camera. Ai colleghi che seguivano dalla superficie hanno comunicato tutto con una scritta su una lavagnetta: «We found all four». Secondo Dan Europe, l'organizzazione medico-scientifica internazionale che coordina la missione con le autorità maldiviane e l'ambasciata italiana, c'è stato un «tentativo evidente di penetrazione della grotta».

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Le attrezzature
La "Grotta degli squali"

L'esplorazione è avvenuta in un ambiente marino profondo, con ingresso tra i 55 e i 60 metri, passaggi stretti, cunicoli e un alto rischio di sollevamento del sedimento, «condizione che può azzerare la visibilità e imporre l'interruzione immediata della missione». «L'operazione resta tecnicamente impegnativa, emotivamente intensa e operativamente complessa», spiegano ancora da Dan Europe. I sub chiedono «privacy e tranquillità per poter lavorare durante questa delicata operazione». In superficie è stato predisposto un supporto logistico e medico con una barca-ambulanza e la presenza costante di un medico iperbarico.

I tre finlandesi non sono sub qualunque. Sono specialisti di search & recovery in ambienti estremi. Paakkarinen aveva già partecipato alla drammatica missione del 2014 nella grotta di Plura, in Norvegia, dove recuperarono i corpi di due amici rimasti intrappolati sott'acqua: una storia diventata poi il celebre docufilm "Diving Into The Unknown". Anche Grönqvist faceva parte di quella squadra. Per entrare nella grotta delle Maldive hanno utilizzato rebreather a circuito chiuso, sistemi che riciclano il gas espirato e consentono immersioni molto più lunghe rispetto alle normali bombole. Attrezzature sofisticate che riducono al minimo le bolle e permettono un controllo preciso delle miscele respiratorie. In acqua portavano anche DPV e scooter subacquei per trasportare l'attrezzatura tecnica. Ogni sistema aveva un duplicato di sicurezza, dai computer alle luci di backup. Il team era arrivato alle Maldive già domenica scorsa e aveva preparato il piano operativo con la Maldives National Defence Force e le autorità italiane presenti a Malé: briefing tecnici, studio delle mappe della grotta, pianificazione delle decompressioni, verifica delle miscele Trimix - azoto, elio e ossigeno - utilizzate per immersioni profonde. «Durante questo primo intervento il team specializzato è riuscito a esplorare con successo il sistema di cavità sommerse, valutare le condizioni ambientali e operative, localizzare tutte e 4 le vittime ancora disperse e raccogliere le informazioni critiche necessarie per le prossime fasi», conclude Dan Europe. Le prossime operazioni di recupero, infatti, saranno condotte per fasi successive, con finestre operative limitate e un'impostazione «estremamente prudente».

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