Domenico Caliendo, l?affondo del vicechirurgo: «Cuore espiantato prima dell?allarme»
Il Mattino

Domenico Caliendo, l?affondo del vicechirurgo: «Cuore espiantato prima dell?allarme»

Mercoledì 20 maggio 2026
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Ricorda due immagini in successione in un intervallo di appena pochi secondi: «Ho visto il momento dell?apertura del contenitore, dal quale uscì un quantitativo importante di...

Ricorda due immagini in successione in un intervallo di appena pochi secondi: «Ho visto il momento dell’apertura del contenitore, dal quale uscì un quantitativo importante di fumo. In quel momento, pochi secondi dopo, mi girai e vidi che il cuore del bambino che era già espiantato e si trovava sul tavolo madre». Una scena che viene confermata due volte da Vincenzo Pagano, indagato per omicidio colposo assieme ad altri sei medici del Monaldi, per la morte del piccolo Domenico Caliendo. Pochi giorni fa, è stato interrogato dal pm Giuseppe Tittaferrante e dall’aggiunto Antonio Ricci.

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Difeso dai penalisti Giuseppe Pepe e Silverio Sica, Pagano rompe un silenzio che va avanti da mesi, portando il suo contributo nel corso del filone di indagine che vede sotto accusa per falso il chirurgo del Monaldi Guido Oppido (difeso dai penalisti Vittorio Manes e Alfredo Sorge) e la sua vice Emma Bergonzoni (difesa dal professore Vincenzo Maiello), in relazione agli orari di espianto del cuore di Domenico Caliendo. Riflettori puntati su quanto avvenne lo scorso 23 dicembre, quando da Bolzano arrivò un contenitore con il cuore donato completamente bruciato dall’uso di ghiaccio sintetico e non naturale. Il resto è storia nota. C’è un gap informativo all’interno della sala operatoria, al punto tale che il cuore di Domenico viene espiantato, in un momento in cui nessuno ha lanciato l’allarme sulle condizioni - ormai deteriorate - del cuore in arrivo da Bolzano.

L’AUDIO

Ma non è l’unico verbale messo agli atti in vista del nuovo interrogatorio di Oppido e di Bergonzoni (previsto per il prossimo 21 maggio). Agli atti spicca anche la trascrizione di un audio registrato segretamente da Patrizia Mercolino, madre di Domenico, quando - a distanza di due mesi dall’intervento - riesce ad avere un colloquio con Guido Oppido. Un momento drammatico, pochi giorni prima del decesso di Domenico, quando una intera equipe di specialisti provenienti da tutta Italia si è già espressa sulla impossibilità di procedere a un nuovo trapianto. In sintesi, la donna si rivolge in modo diretto nei confronti di Oppido: «L’ho saputo dai giornali...», gli dice a proposito della mancanza di comunicazione interna su quanto avvenuto tra Bolzano e Napoli la scorsa antivigilia di Natale.

SONO DISPERATO

Poi è sempre la donna a chiedere informazioni sulla strategia da mettere in campo in un momento in cui le condizioni del piccolo appaiono oggettivamente compromesse dall’uso di un macchinario. E suona come drammaticamente umana la risposta del chirurgo Oppido, captata dal registratore nascosto: «Praticamente tutti dicono che è inoperabile. In effetti ha avuto un altro crollo stanotte, ma è una cosa di disperazione, io ho dato la mia disponibilità... anche io sono disperato, signora... loro sono tutti d’accordo».

Ma torniamo alla ricostruzione fornita da parte di Vincenzo Pagano. Classe 1992, sostiene di aver partecipato a sette prelievi di organi come specializzando e ripercorre il giorno più lungo della sua vita: l’arrivo alle quattro del mattino al Monaldi, la borsa preparata dal capo della spedizione, la chirurga Gabriella Farina. Spiega Pagano: «Una volta a Bolzano, la Farina formulò delle richieste al personale della sala operatoria, elencando i ferri che servivano, ma anche la necessità di ghiaccio da aggiungere in un momento successivo, precisando che poteva trattarsi anche di ghiaccio non sterile». Una precisazione che avrebbe dovuto far scattare un campanello d’allarme da parte degli operatori altoatesini, dal momento che qualcuno avrebbe potuto chiedere ragguagli sulla fornitura di ghiaccio. Ma andiamo avanti, seguiamo la ricostruzione di Pagano. Il medico conferma quanto dichiarato dalla chirurga Gabriella Farina (assistita dai penalisti Dario Gagliano e Anna Ziccardi), in merito alla successione di eventi. Spiega Pagano: «Non ci furono rassicurazioni da parte mia o da parte della dottoressa Farina nei confronti di Oppido. Quando siamo entrati in sala il contenitore era chiuso e quando ci siamo accorti del problema, abbiamo visto che il cuore era stato già espiantato». Diversa la posizione sostenuta da parte dello stesso Oppido, che ha invece sostenuto di aver agito sul filo dei minuti. Ed ha anche ricordato di essersi isolato per pochi secondi con la dottoressa Farina per avere rassicurazioni in relazione al cuore in arrivo e alla spedizione altoatesina, senza avere alcuna controindicazione. Domani queste versioni finiranno a confronto dinanzi al gip Mariano Sorrentino.

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