Martina Carbonaro, altro lutto in casa: «Il suo cane non ha retto, Tyson morto per il dolore»
Il Mattino

Martina Carbonaro, altro lutto in casa: «Il suo cane non ha retto, Tyson morto per il dolore»

Giovedì 21 maggio 2026
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È morto nello stesso giorno in cui ha avuto inizio il processo per l?omicidio della sua padroncina. Sarà una semplice coincidenza, ma è chiaro che si tratta di un...

È morto nello stesso giorno in cui ha avuto inizio il processo per l’omicidio della sua padroncina. Sarà una semplice coincidenza, ma è chiaro che si tratta di un episodio carico di suggestioni. Martedì scorso, sono trascorse poche ore dalla fine della prima udienza a carico di Alessio Tucci, il 20enne che ha ucciso Martina di fronte alla sua richiesta di interrompere il fidanzamento, che la famiglia della giovane studentessa ha dovuto fronteggiare un altro lutto. Anche in questo caso straziante. Non ce l’ha fatta il giovane Tyson, un bulldog francese che da quattro anni era un pezzo della famiglia Carbonaro-Cossentino.

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Era stato un regalo per Martina, che all’epoca aveva dieci anni. Tyson e Martina vivevano in simbiosi. Giorno e notte. Invece, da un anno, Tyson era cambiato, di fronte all’impossibilità di comprendere l’improvvisa assenza della piccola. Si era spento, come se avesse completamente perso il proprio orizzonte. Spiega Fiorenza Cossentino, madre di Martina: «Era cambiato, non riusciva ad essere gioioso e felice. Si è ammalato qualche giorno fa, ho provato a curarlo, ma non c’è stato nulla da fare. Per me, per noi tutti in famiglia, Tyson ci riportava a Martina, oggi abbiamo perso anche questo appiglio. Martedì pomeriggio, la cremazione nella Casa di Snoopy, grazie al contributo di una persona cara che ci ha accudito in questo ultimo viaggio. Nessuno mi toglie dalla testa che martedì Tyson abbia fatto il suo ultimo viaggio, che abbia raggiunto Martina».

L’appello

Un ulteriore dolore per una famiglia colpita da un delitto atroce. Era lo scorso 26 maggio, quando venne trovato il corpo di una studentessa modello, sepolto da un ammasso di detriti. Ad ucciderla è stato Alessio Tucci, l’ex fidanzato della 14enne. Non aveva sopportato il rifiuto, un no garbato e maturo da parte di una adolescente che chiedeva solo di poter vivere la propria vita. Storia drammatica che ieri ha fatto registrare un’altra pagina velenosa. Martedì mattina, aula 115, Corte di assise a Napoli, lo scambio di insulti tra i genitori dell’imputato e i genitori di Martina. Accade tutto in una manciata di secondi, quando non è ancora insediata la Corte di Assise e in aula è presente solo il pm di Napoli Nord Alberto Della Valle e alcuni agenti di polizia. Sono i genitori di Martina ad apostrofare come «traditore» Tucci, che compare in aula dietro le sbarre, nella gabbia riservata ai detenuti. Il resto è storia nota: minacce di morte reciproche, con i parenti di Alessio Tucci che si scatenano. Sbattono i pugni contro il vetro blindato, mimano il gesto della gola tagliata, offendono e aizzano gli animi. Una vicenda su cui interviene Giuseppina Tucci, sorella dell’assassino, nel tentativo di scrollarsi di dosso le accuse di minacce che sono state contestate alla sua famiglia.

Prima nel corso di una intervista al Tg1, poi con un intervento veicolato dall’avvocato Mario Mangazzo, spiega la ragazza: «Siamo stati al processo ma di certo non eravamo lì per difendere mio fratello, perché lui ha sbagliato e deve pagare, punto». E ancora: «Non era nostra intenzione arrivare a ciò, perché noi vogliamo la pace tra famiglie, anche perché noi non c’entriamo assolutamente nulla! Spero che questo messaggio arrivi a tutti, perché siamo stanchi di passare sempre per gente poco buona. Siamo persone normali, a cui purtroppo è successo questa grande tragedia. Mai avremmo pensato che sarebbe successo una cosa del genere. Non lo auguro a nessuno, nemmeno al peggior nemico! Alla signora Enza e al signor Marcello dico: vi abbiamo chiesto scusa dal primo giorno, anche se sono banali, ma non le avete mai accettate e credetemi nonostante tutto noi siamo sempre pronti a riconciliarci. Basta farci la guerra, non serve a niente! Sapete bene quanto amavamo Martina. Era tutti i giorni con noi, ridevamo, giocavamo, come potete pensare che a noi non fa male tutto ció? Il vostro dolore è anche nostro che ci crediate o no, pensiamo tutti i giorni a Martina! Spero che un giorno voi possiate accettare le nostre scuse e avrete tutto il nostro sostegno».

Il video 

Intanto, sulle minacce in aula, si leva la richiesta del penalista Sergio Pisani, a proposito della necessità di recuperare il video di quanto accaduto martedì mattina in aula, prima dell’inizio della udienza lampo.

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