San Giuseppe Vesuviano, boss alla festa con i politici: «Il ?corvo? è una donna»
Il Mattino

San Giuseppe Vesuviano, boss alla festa con i politici: «Il ?corvo? è una donna»

Giovedì 21 maggio 2026
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È una donna, risiede a San Giuseppe Vesuviano e ha agito su commissione. È stato identificato il “corvo” che ha fatto partire la bufera sull’amministrazione comunale guidata dal sindaco Michele Sepe, inviando una lettera anonima all’interno della quale veniva raccontato che alla festa di compleanno di un parente del vicesindaco Antonio Borriello ci fossero, oltre agli esponenti della politica locale, anche alcuni figli di malavitosi. Un invio corposo, decine e decine di spedizioni: a tutti i consiglieri comunali, alla polizia, ai carabinieri, al Prefetto di Napoli, al vicepresidente della Regione Mario Casillo, finanche ai vertici dell’azienda dove lavora Borriello.

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San Giuseppe Vesuviano, festa con politici e figli dei boss: indagine sulla lettera anonima

Per effettuare le spedizioni, la donna è andata da San Giuseppe Vesuviano a Poggiomarino, ha raggiunto l’ufficio di un’agenzia di posta privata che si trova lungo la strada che porta a Boscoreale e ha consegnato i pacchi all’impiegato. Ha indicato un mittente fittizio, ma per i carabinieri (che hanno avuto la delega all’indagine della Procura di Nola) non è stato difficile risalire a lei. E c’è di più. La donna è arrivata a Poggiomarino con un’auto, guidata da un’altra persona. Un uomo. È lui il mandante? Questo lo scopriranno gli investigatori, presumibilmente già nelle prossime ore: le indagini proseguono a ritmo serrato poiche le forze dell’ordine considerano prioritario chiarire la questione della lettera anonima, prima di dedicarsi al contenuto della stessa, che pure è destinato ad essere sviscerato. Che ci sia qualcuno che abbia chiesto alla donna di mandare le missive è certo: lei non ha interessi politici, né ha mai partecipato alla vita pubblica della comunità ed è presumibile che si sia limitata a portare a termine un incarico.

LE INDAGINI

Potrebbe essere ascoltata nelle prossime ore dai carabinieri che, intanto, tra poco si troveranno sulla scrivania anche la denuncia – querela del vicesindaco Antonio Borriello. Sarà una memoria ampia, che conterrà anche delle indicazioni per far comprendere il contesto in cui è nata la tempesta che sta abbattendosi sulla politica sangiuseppese. Il vicesindaco è comunque convinto di aver agito correttamente: alla festa del parente non c’erano pregiudicati e, come specificato più volte anche dal Il Mattino, i figli degli esponenti del clan non hanno mai avuto guai con la giustizia. Resta la questione dell’opportunità, che poi è quella che ha indotto il sindaco Sepe a definire “gravissima” l’ipotesi di essersi trovato al party in compagnia di rampolli di boss.

E tuttavia anche su questo aspetto lo stesso primo cittadino chiarisce: “Io non ho preso le distanze dal vicesindaco, che conosco bene e stimo. Mi aspetto che si faccia chiarezza ed ho piena fiducia nel lavoro di magistratura e forze dell’ordine”. Peraltro, a San Giuseppe Vesuviano la moda delle lettere anonime non tramonta mai: dal 2024, quando Sepe si è insediato, sono state centinaia quelle recapitate un po’ ovunque. Lo scorso ottobre, un manifestino funebre, dove veniva augurata la morte al primo cittadino, fu trovato sotto la porta di un ufficio del Comune. Per la prima volta, però, adesso l’anonimato cade: il lavoro dei carabinieri ha portato a un nome e a un cognome, benchè non si tratti dell’autore del messaggio.

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