Scampia, minacce alla mamma di Gelsomina Verde: condannato boss dei Di Lauro
Condannato per minacce aggravate dal fine e dal metodo camorristico. È stata la prima sezione penale - giudice Tafuri - a condannare a un anno e un mese e dieci giorni Paolo De Lucia, per...
Condannato per minacce aggravate dal fine e dal metodo camorristico. È stata la prima sezione penale - giudice Tafuri - a condannare a un anno e un mese e dieci giorni Paolo De Lucia, per le minacce pronunciate a giugno di due anni fa nei confronti di Anna Lucarelli, madre di Gelsomina Verde.
Chiara la ricostruzione della procura, al termine del lavoro condotto dal pm della Dda Lucio Giugliano: De Lucia avrebbe provato ad imporre alla donna di ritirare la denuncia contro il figlio Luigi, nel corso del secondo filone di indagini sull’omicidio del novembre del 2004 della ragazza di Secondigliano.
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Come è noto, Luigi De Lucia è stato poi condannato un anno fa a trenta anni di reclusione, assieme al complice Pasquale Rinaldi, come esponenti del commando di morte che uccise la giovane innocente Mina Verde, nel pieno della faida di Scampia (per entrambi appello nelle prossime settimane). Ma prima di arrivare a dibattimento, ci sarebbero state le minacce di Paolo De Lucia nei confronti della donna, per indurla a non costituirsi parte civile nel corso del processo a carico del figlio. Assistita dalla penalista Liana Nesta, Anna Lucarelli non ha avuto esitazione a denunciare le minacce. Parliamo di un episodio avvenuto sotto casa sua, quando si ritrovò di fronte alla sagoma di Paolo De Lucia (giugno del 2024, all’epoca fresco di scarcerazione), che le disse: “Sarò il tuo incubo, non fare la parte civile, altrimenti farai la fine di tua figlia”.
Una intimidazione rispetto alla quale la donna non ha fatto alcun passo indietro: la sua ricostruzione è risultata attendibile (anche perché suffragata da altri riscontri legati a una più ampia strategia di intimidazione), al punto che si è arrivati alla sentenza di condanna pronunciata questa mattina in aula.
Per l’omicidio di Mina Verde sono quattro le condanne: quella a carico di Ugo De Lucia, di Pietro Esposito; e in tempi più recenti a carico di Luigi De Lucia e Pasquale Rinaldi, come componenti del gruppo di fuoco che entrò in azione in quel 21 novembre del 2004. La ragazza fu uccisa perché si rifiutò di indicare nomi e particolari di soggetti indicati dal clan Di Lauro come appartenenti alla galassia dei cosiddetti scissionisti. Mina Verde era una ragazza dedita al volontariato ed estranea alla camorra, pagò con la vita il suo rifiuto di aderire alle logiche camorristiche.