Leone XIV ad Acerra, la via Crucis del Papa: «Qui raccolgo lacrime»
Il Mattino

Leone XIV ad Acerra, la via Crucis del Papa: «Qui raccolgo lacrime»

Domenica 24 maggio 2026
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Maria Venturato aveva solo 25 anni quando il cancro se l?è portata via. Faceva la chemio ogni mercoledì, e ogni mercoledì si accorgeva che qualcuno saltava la terapia....

Maria Venturato aveva solo 25 anni quando il cancro se l’è portata via. Faceva la chemio ogni mercoledì, e ogni mercoledì si accorgeva che qualcuno saltava la terapia. Le spiegarono che in realtà si trattava di ammalati che non sempre potevano contare su amici o parenti disponibili ad accompagnarli in ospedale. Ne parlò con suo padre, gli strappò una promessa: “dimmi che prima o poi farai il possibile per aiutarli”. C’era anche lui, papà Angelo, ieri mattina nel duomo di Acerra, all’incontro con il Papa, insieme con altre cinquanta famiglie vittime della Terra dei fuochi: «Al Pontefice ho detto che il desiderio di Maria l’ho fatto diventare realtà, con la mia associazione accompagno i malati a fare le terapie, finalmente ho un’auto nuova sulla quale posso caricare anche la sedia a rotelle. L’abbraccio di Leone è stato un’iniezione di fiducia e per questo lo ringrazio, così come dico grazie anche al vescovo Di Donna che non ci lascia mai soli». L’associazione, il papà di Maria, l’ha chiamata “Se allunghi la mano, troverai la mia”: «Scrivete pure che la nostra sede è in via Alcide De Gasperi, la chiamano via Gaza, di fronte alla casa di uno di quelli che hanno avvelenato la nostra Acerra».

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Le t-shirt

Indossano le magliette con i volti dei figli che non ci sono più, le mamme dell’associazione “Angeli guerrieri”, sono tante e non si danno pace ma hanno scelto di mettere il proprio dolore al servizio degli altri. Tina Zaccaria ha perso la sua piccola Dalia per un linfoma di Hodgkin, aveva solo dodici anni, eppure, nonostante la grande amarezza, mamma Tina non si è arresa e continua a combattere in nome di sua figlia aiutando chi sta affrontando la sua stessa battaglia: «Al Pontefice ho affidato le nostre lacrime, e lui le ha raccolte. Gli ho detto che non molliamo, la morte dei nostri figli non sarà mai la fine ma sempre il punto di partenza. Incontrarlo mi ha dato una grande forza, ne avevo bisogno».

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Tra i banchi del duomo c’è anche Angela, accompagnata dalla figlia Tania, ha vent’anni, vive costantemente con la paura di ammalarsi: nel 2011 ha perso la sorellina Ilenia, di appena diciotto mesi, e nel 2013 il papà Carmine a soli quarant’anni: «Stringere la mano al Papa è stata un’emozione fortissima - racconta Angela - speriamo che la sua voce arrivi dritta a chi dovrà restituire salute e dignità a questa terra distrutta dal malaffare e dalla criminalità. Ho perso tutta la famiglia, ora ho solo Tania». Un po’ più dietro siede Marzia Caccioppoli, qualche anno fa ha fondato l’associazione “Noi genitori di tutti”, basta il nome a far capire quale sia lo spirito che la anima: «Condividere la sofferenza - dice Marzia - aiuta a sopravvivere. Il Papa ci ha detto di non abbassare la guardia e continuare a denunciare».

L’emozione si legge sul volto di Marzia che ha perso l’unico figlio che aveva a causa dell’inquinamento e dei veleni nella Terra dei fuochi: «Al Papa - racconta ancora - ho consegnato una lettera con un appello accorato a non lasciarci soli. E sono certa che ci darà ascolto. Dovrà anche darci una mano a sollecitare il governo: il nostro territorio va salvato. Al momento non siamo neanche al venti per cento delle bonifiche necessarie anche se l’introduzione dei reati ambientali permette di arrestare i criminali. Non ci arrendiamo, sto consumando la mia vita, è vero, ma continuerò a battermi per mio figlio e per i tanti bambini ammalati».

Tumori, morti e malattie andrebbero avanti altri venti, trent’anni, se adesso finissero gli sversamenti illeciti di rifiuti tossici nella Terra dei fuochi.

 

La speranza

Lo sa bene la giovane Maria Carla, ha ventitré anni e il linfoma di Hodgkin, vive ad Acerra, era sportiva e attenta all’alimentazione: i medici le hanno spiegato che il tumore del sistema linfatico anche a lei è stato regalato dai trafficanti di rifiuti tossici. Lo scorso settembre Maria Carla ha fatto la chemio, è stata operata ed è in fase di guarigione: «No, non mollo e lo sguardo e l’abbraccio di Papa Leone mi hanno dato il coraggio di andare avanti. Sarebbe giusto che chi si è arricchito sulla nostra pelle venisse punito. La visita di Prevost è certamente un segnale». Lo sa bene anche Giulia Assante, una delle tante mamme che ha avuto il privilegio di stringere la mano al Santo Padre: «Avevo solo un figlio, ora non temo più nulla. Gli ultimi sversamenti nella Terra dei fuochi sono dell’altro giorno. Ho detto al Papa di non abbandonarci: qui si continua a morire. Basta così».

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