America's Cup a Napoli, il dovere di vincere le Olimpiadi del mare
Il Mattino

America's Cup a Napoli, il dovere di vincere le Olimpiadi del mare

Lunedì 25 maggio 2026
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Cala il sipario sulle pre-regate di Cagliari. La competizione è stata anche l'occasione per stringere un legame più profondo tra due città portuali oggi strategiche nelle...

Cala il sipario sulle pre-regate di Cagliari. La competizione è stata anche l'occasione per stringere un legame più profondo tra due città portuali oggi strategiche nelle nuove direttrici di traffico, complice la ritrovata centralità del Mediterraneo. Complimenti a Cagliari.

Ora, però, il testimone passa alla nostra città, che ha avuto il merito di conquistare un traguardo storico: ospitare la Coppa. Già a fine settembre il Golfo accoglierà le pre-regate, l'estate del prossimo anno sarà quella dell’America's Cup. Chiamarlo "evento sportivo" sarebbe un errore di prospettiva imperdonabile. L’America's Cup è un evento planetario, una Olimpiade del mare che accenderà i riflettori del mondo intero sulla città: almeno un miliardo di spettatori, l'élite della finanza globale, i colossi della tecnologia e il turismo d'alta gamma convergeranno su un unico, straordinario palcoscenico naturale. Per Napoli si tratta di un'opportunità epocale, ma anche di un esame senza appello. Un importante lavoro preparatorio è stato già finanziato, progettato e avviato, consentendo anche l'accelerazione del recupero di un luogo simbolo come Bagnoli che da decenni aspettava la svolta per fungere da motore di sviluppo dell'area occidentale della città. Adesso, che ci avviciniamo a grandi passi all'evento, non possiamo permetterci di essere solo una splendida cartolina sullo sfondo ma dobbiamo farci trovare pronti a guidare il cambiamento.

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È il momento di fare ancora più squadra e volare alto: è il momento di spiegare le vele e prendere il largo. Un manovra ardita, ma decisiva.

Gestire una macchina organizzativa di questa portata richiede infrastrutture, servizi e accoglienza impeccabili, trasporti fluidi e la capacità di creare eventi all'altezza della sfida, narrando la cultura millenaria di questa terra senza cedere a facili oleografie. Serviranno anche l'ambizione e l'umiltà di affidarsi per questo a esperti nazionali e internazionali. Napoli deve dimostrare di saper governare la complessità liberando le migliori energie, ovunque siano disponibili.

La control room del tech compound, ammirata sul molo di Cagliari, ne è la prova: una cabina di regia in stile Nasa, deputata alle comunicazioni in tempo reale con i team in gara – come in Formula 1, ma in mare aperto – e alla trasmissione del segnale televisivo globale. Questa tecnologia d'avanguardia sarà il cuore pulsante dell'evento. I moderni AC75 non sono semplici barche a vela: sono macchine volanti, computer di carbonio che sfidano le leggi della fisica. Rappresentano la punta dell'iceberg di una rivoluzione innovativa forse non ancora pienamente compresa, ma che offre l'occasione irripetibile per una transizione ecologica e tecnologica del porto e del litorale.

È questa la legacy che deve rimanere ai cittadini ben oltre l'ultima regata: un volano decisivo per una città che affida il proprio riscatto alle nuove frontiere digitali e dell'intelligenza artificiale. Napoli dovrà offrire una rete di telecomunicazioni e infrastrutture all'altezza dell'industria aerospaziale che questo sport incarna. Significative, in tal senso, le parole rilasciate al nostro inviato da Grant Dalton, ceo di Emirates Team New Zealand: «Sono rimasto stregato dall'atmosfera di Napoli e dalla passione dei napoletani; vogliamo che Bagnoli abbia vita anche dopo la fine della Coppa America».

Il vento della storia, davvero, sta per soffiare sul Golfo; farsi trovare impreparati significherebbe perdere non una gara, ma il futuro. Coltivare l'ambizione, oggi, è l'unico modo per vincere domani. Per dirla con Proust «se sognare un poco è pericoloso, la sua cura non è sognare di meno ma è sognare di più, sognare tutto il tempo».

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