Antonio Bassolino: la vita privata, i figli, il rapporto con la moglie e l'amore per Napoli| Video-intervista
Antonio Bassolino parla della sua vita, privata e politica, e parla anche della sua famiglia, la prima con cui ha vissuto da ragazzo, e la seconda, fatta di moglie, figli e nipotini:...
Antonio Bassolino parla della sua vita, privata e politica, e parla anche della sua famiglia, la prima con cui ha vissuto da ragazzo, e la seconda, fatta di moglie, figli e nipotini: «Peccato che non vivano più qui - racconta con un pizzico di amarezza - mi piacerebbe trascorrere più tempo con loro, i bambini sanno essere straordinari».
APPROFONDIMENTI Bassolino: «Biagio De Giovanni scosse il Pci prima della caduta del Muro»Biagio De Giovanni, l'abbraccio di NapoliNegozio dei regali Amazon: il posto dove trovare l’idea giusta per ogni occasioneUn politico orgoglioso e vulcanico, che negli incarichi di grande responsabilità ricoperti durante la sua carriera ha sempre puntato sull’empatia e sul contatto con le persone. Da quando, appena indossata la fascia tricolore, si inventò il rinascimento napoletano fino alle scelte più difficili e rivoluzionarie come chiudere il Plebiscito alle auto, portare l’arte e la musica in piazza, combattere la camorra a viso aperto. E da rappresentante istituzionale, Bassolino ha sempre messo da parte i colori politici dialogando, come lui stesso ha ricordato più volte, anche con avversari come Silvio Berlusconi.
Aveva solo quattordici anni quando cominciò a fare politica: «La lettura delle Lettere dal carcere di Antonio Gramsci rappresentò il mio primo turbamento, destinato rapidamente a trasformarsi in un amore travolgente.
Nell’Italia della mia gioventù, le passioni politiche erano forti davvero, totalizzanti al punto da venire prima di ogni cosa».Poi la guerra contro il fumo, parla anche di questo l’ex sindaco di Napoli, il “compagno Antonio”, in una intervista a cuore aperto, a metà strada tra pubblico e privato: «Il fumo, dicevamo. Ho cominciato a 13 anni, l’ultima sigaretta l’ho spenta alle 21.25 del 21 luglio del 2003, dodici ore prima di sottopormi a un delicato intervento chirurgico alle corde vocali. Il medico me lo disse con chiarezza: “o smetti subito o sarà peggio per te”. Un vizio di famiglia in realtà: «Mio padre era un grande fumatore; lo ricordo, da bambino, eternamente con una sigaretta tra le dita. È morto per un tumore al polmone, uno spettro che ho sempre portato con me. Credo che, se non avessi smesso, oggi non sarei qui. Anche perché ho fatto pure più di lui, arrivando a fumare quattro o cinque pacchetti al giorno. Quando poi, da sindaco, facevo le nottate in consiglio comunale, il numero diventava incalcolabile. Mi ritrovavo spesso con due sigarette accese, una nella mano destra e l’altra nella sinistra, senza accorgermene nemmeno. Perfino durante il miracolo di San Gennaro, con la complicità di qualche sacerdote tollerante, scappavo in sacrestia a fumare una sigaretta».
Segretario di sezione fin da studente: «Avevo 16 anni, quando ebbi il primo incarico. Non avrei potuto neanche, bisognava essere maggiorenni per avere la responsabilità di una sezione; gli operai però volevano me e fecero un accordo con la Federazione, che autorizzò la mia nomina».
La svoltà arrivò quando Giorgio Amendola, grande dirigente del Partito comunista, lo mandò in Irpinia “a farsi le ossa”: «Mi accusava bonariamente di passare troppo tempo con i lavoratori fuori dalle fabbriche, ricordo che un giorno a bruciapelo, eravamo in via dei Fiorentini, mi domandò: “Sai dove si trova Nocelleto?”. Non ne avevo la più pallida idea. La mia ignoranza gli bastò per decidere di mandarmi a lavorare alla Federazione irpina del Pci dove poi sarei diventato segretario: “Non esistono solo le fabbriche, la formazione politica deve passare anche per i contadini” - mi disse in maniera affettuosa ma perentoria - prepara i bagagli e parti”. Avevo 23 anni, e partii. Amendola mi aveva mandato in Irpinia con un obiettivo ben preciso, stare con i contadini, e io stavo con i contadini. Mangiavo a casa loro e quando si faceva troppo tardi dormivo pure a casa loro, giravo per i paesini della provincia, e pranzavo e cenavo nelle trattorie di campagna, fu una grande esperienza che si sarebbe rivelata preziosa nel mio lungo percorso politico».
A Bassolino tornano in mente i giorni in cui liberò piazza del Plebiscito da auto e traffico, una iniziativa a dir poco rivoluzionaria dalla quale nacque l’idea del famoso «rinascimento napoletano». «Fu colpa dei troppi caffè che bevevo se le cose andarono così e vi spiego anche il perché: era l’ultimo giorno del G7, sembra ieri, accompagnai i capi di Stato che rientravano nei loro paesi, dovevo tornare a casa, mi fermai a prendere l’ennesimo caffè da Gambrinus e vidi che erano state già rimosse le transenne e di nuovo le macchine avevano invaso la piazza. Confesso che quella scena mi fece letteralmente impazzire, a sorprendermi fu anche la velocità con la quale era tornata ad essere un grande parcheggio: la mattina dopo con un’ordinanza sindacale firmai la chiusura a ogni forma di traffico della piazza. Da quel momento diventò la piazza del Capodanno, dell’arte contemporanea. Della città».
Dalla piazza ai gatti, che cosa c’entrano i gatti? Sono una delle grandi passioni dell’ex governatore della Campania: il presidente ama i felini e in questo, in politica, è in buona compagnia: Richelieu, racconta, impazziva per i gatti, aveva allestito due delle sue camere per ospitarli e non andava a dormire se prima non aveva giocato con loro: ne lasciò 14 alla sua morte, e fu il primo nella storia a nominarli eredi di un vitalizio perché potessero continuare il tenore di vita a pregiatissimo paté di pollo come quello che gli destinava lui ogni giorno.
Sempre parlando di passioni, ecco le scalate che per Antonio Bassolino diventano addirittura una metafora politica: «Ho scalato molte vette dolomitiche, credetemi: sono proprio le scalate ad avermi insegnato come anche in politica bisogna saper salire ma anche saper scendere, e solo se hai davvero imparato a scendere puoi tornare a risalire».
Tra politica, passioni, battaglie personali e ricordi privati, il racconto di Antonio Bassolino restituisce il ritratto di un protagonista che continua a guardare alla vita e alla città con lo stesso trasporto di sempre. Molti altri episodi, riflessioni e aneddoti dell’ex sindaco di Napoli sono contenuti nell’intervista integrale pubblicata sul sito web de Il Mattino.