Sicurezza stradale a Napoli, appello ai giovani: «Guidate usando la testa: basta stragi»
Domenico Cirillo e Lorenzo Guarnieri avevano entrambi 17 anni. Sono morti a centinaia di chilometri di distanza ma sono morti per lo stesso motivo: vittime di automobilisti sconsiderati. Le loro...
Domenico Cirillo e Lorenzo Guarnieri avevano entrambi 17 anni. Sono morti a centinaia di chilometri di distanza ma sono morti per lo stesso motivo: vittime di automobilisti sconsiderati. Le loro storie, raccontate dai papà Ernesto Maria Cirillo e Stefano Guarnieri, hanno rappresentato i momenti più intensi dell’incontro “Guidiamo usando la testa”, progetto realizzato da Osservatorio For Independent Thinking con Autostrade per l’Italia e coordinato dal dirigente generale della Polizia di Stato Paolo Pomponio.
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L’incontro, all’istituto Attilio Romanò di Miano, è stato introdotto dal Pierfrancesco Salvetti, responsabile relazioni esterne dell’Osservatorio. Poi, moderati dal capocronista e responsabile delle Cronache de Il Mattino, Gerardo Ausiello, e alla presenza del vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania Mimmo Falco, si sono confrontati, davanti a 200 studenti, il vicequestore Valentino Mariniello, dirigente del centro operativo della polizia stradale di Napoli, e Matteo Leone, dirigente di Autostrade per l’Italia e responsabile di esercizio del Tronco di Cassino. Con loro i due papà che hanno anche parlato delle associazioni dedicate ai loro figli: la Fondazione Domenico Cirillo e la Fondazione Lorenzo Guarnieri Ets.
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La commozione
A commuovere però i ragazzi sono state le parole con cui hanno ricostruito i momenti in cui i loro figli persero la vita. Ernesto Maria Cirillo si è dovuto più volte fermare, bloccato dalla commozione e dalle lacrime: «Mio figlio è morto l’8 febbraio dell’anno scorso, aveva 17 anni e ne avrebbe compiuti 18 tre settimane dopo. Mi ha regalato l’ultimo giorno della sua vita perché mi chiese di accompagnarlo a scegliere il vestito per la sua festa. Andammo insieme a tagliarci i capelli, poi mangiammo fuori e dopo passammo da un amico sarto». Una giornata felice che nascondeva un tragico epilogo: «La sera raggiunse il cugino ai baretti di Chiaia, io e mia moglie eravamo andati al teatro e quando tornammo trovammo a casa un fascio di rose. Le aveva regalate Domenico alla sua ragazza e le aveva scritto anche un biglietto bellissimo in cui diceva che un giorno la avrebbe voluta sposare». Invece è morto quella notte stessa: «Mi arrivò la telefonata che nessun padre vorrebbe mai ricevere. Domenico stava attraversando sul Lungomare di Mergellina e un ragazzo di 19 anni alla guida di una Mini Cooper lo ha travolto».
I numeri degli incidenti stradali sono paragonabili a quelli di una guerra: 3100 vittime in un anno, 258 in un mese, 9 in un giorno. I telefonini la principale causa di incidenti mortali e dai ragazzi emerge che uno su due ha violato le regole di guida sicura. Raccontano anche di aver colto dai social messaggi quasi di incitamento: auto lanciate a tutta velocità, giovanissimi che impennano le loro moto senza casco. In Italia, infatti, «gli incidenti stradali sono la prima causa di morte tra i giovani. Le pene si sono molto inasprite e chi commette omicidio stradale finisce in carcere», spiega il vicequestore della Polstrada Mariniello. Come non è accettabile non agganciare la cintura di sicurezza alla guida: «Quest’anno ho raccolto dall’asfalto dell’autostrada sette persone morte per aver viaggiato senza la cintura», aggiunge il dirigente di Autostrade per l’Italia. Ma a colpire di più gli studenti è ancora una volta una storia personale, quella di Lorenzo Guarnieri. A raccontarla è il papà Stefano: «Mio figlio alla guida era prudente. La sera in cui morì fu un 45enne, risultato poi positivo ad alcool e droga, a invadere la sua corsia. Ricordo che arrivai sul luogo dell’incidente e non avevo ancora capito niente. Quando lo vidi a terra mi stesi accanto a lui e pronunciai quella frase inutile: «Prendi me e lascia vivere lui”».