Sud, tengono Pil ed export: ma i privati investono poco
Il Sud continua a crescere, con un ritmo superiore a quello del resto del Paese. Certo, la strada per ridurre in maniera strutturale un divario storico è ancora lunga. Ma...
Il Sud continua a crescere, con un ritmo superiore a quello del resto del Paese. Certo, la strada per ridurre in maniera strutturale un divario storico è ancora lunga. Ma dall’osservatorio privilegiato della Banca d’Italia, il trend è chiaro: il Mezzogiorno aggancia nuove traiettorie di sviluppo, beneficia dell’intervento pubblico, dagli investimenti legati al Pnrr alla Zes e mostra vitalità anche il suo sistema produttivo. Questa volta, nelle Considerazioni lette dal Governatore Fabio Panetta, non ci sono riferimenti diretti al Sud, la parola non è mai pronunciata. Ma non è una dimenticanza, sono ben presenti nella corposa relazione annuale distribuita a Palazzo Koch, con tanto di grafici e tabelle che partono dal Prodotto interno lordo, l’indicatore che misura la ricchezza complessiva prodotta dal Paese. Nel 2024 l’economia del Mezzogiorno è cresciuta dello 0,7%, appena sopra il Centro-Nord, fermo allo 0,6%. Nel 2025, secondo l’indicatore trimestrale dell’economia regionale, la dinamica sarebbe rimasta ancora leggermente più favorevole al Sud e alle Isole: +0,7% contro +0,5% del resto del Paese. Stesso discorso per il Pil pro capite. Nel 2024 quello del Mezzogiorno era pari al 57,4% di quello del Centro-Nord, in aumento dal 2022. A sostenere la rimonta del Pil è stata soprattutto l’occupazione.
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Export, l’Italia si rafforza con la vendita di petrolio
Tra il 2022 e il 2025 i posti di lavoro nel Mezzogiorno sono aumentati del 6,9%, il doppio rispetto al +3,5% registrato nel Centro-Nord. Un risultato rilevante, che ha contribuito per oltre due quinti alla crescita complessiva dell’occupazione nazionale. Un trend destinato a continuare. Secondo i dati sull’andamento dell’occupazione a livello nazionale, diffusi dall’Istat, ad aprile c’è stato un nuovo balzo in avanti, con un aumento degli occupati di 123mila unità in appena un mese mentre il tasso di occupazione è salito al 63,1%. Soddisfatta la premier Giorgia Meloni che, sui social, rivendica il dato come «un record storico: non c’erano mai state così tante persone al lavoro nella nostra Nazione». Anche il sistema produttivo meridionale, si legge ancora nella relazione di Bankitalia, mostra segnali di irrobustimento. Nel 2023 è proseguita la riduzione del peso delle microimprese, più marcata al Sud che nel Centro-Nord: -1,6 punti percentuali contro -1. E un altro segnale positivo arriva dagli investimenti. Nel 2024 hanno continuato ad aumentare sia nel Mezzogiorno sia nel Centro-Nord, ma in rapporto all’attivo dell’anno precedente la crescita è stata più intensa nelle regioni meridionali. L’accumulazione di capitale è stata sostenuta dagli incentivi fiscali e, nel Sud e nelle Isole, anche da strumenti territoriali che hanno ridotto in modo significativo il costo effettivo degli investimenti, a partire dalla Zes. Quadro a luci e ombre, invece, sull’export.
LE CRITICITÀ
Tra il 2022 e il 2025 le esportazioni di beni delle regioni meridionali sono leggermente diminuite, a fronte di una sostanziale stabilità nel resto del Paese. Ma il dato cambia se si escludono i prodotti petroliferi, che pesano per quasi un quarto del totale: al netto di questa componente, le vendite del Sud sono cresciute, spinte soprattutto dal farmaceutico, aumentato a un ritmo pari a circa tre volte quello del Centro-Nord. Un altro fronte strategico è quello degli investimenti pubblici. I dati territoriali ricostruiti attraverso il Siope segnalano nell’ultimo triennio un recupero degli investimenti pro capite nel Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord, anche grazie alla chiusura del precedente ciclo delle politiche di coesione e alla progressiva realizzazione degli interventi del Pnrr. Il Sud si conferma poi protagonista nella transizione energetica. La nuova potenza eolica resta concentrata soprattutto nelle regioni meridionali, mentre nel 2025 sono cresciute anche le installazioni solari di grande dimensione nel Mezzogiorno. Significativo anche il dato sui sistemi di accumulo: tra il 2023 e il 2025 la capacità nazionale è salita da 7,1 a 17,8 gigawattora, con una crescita più accentuata al Sud, la cui quota sul totale è passata dal 23 al 34%. È un indizio importante del ruolo che il Mezzogiorno può giocare come piattaforma energetica del Paese. Resta debole, infine, il fronte dell’innovazione. Nel 2023 la spesa in ricerca e sviluppo era pari all’1,5% del Pil nel Centro-Nord e all’1% nel Mezzogiorno. Il divario è stabile da anni ed è legato soprattutto alla componente privata: le imprese meridionali investono in ricerca e sviluppo poco più di un terzo rispetto a quelle del resto del Paese.