2 giugno, Mattarella: «La legge vinca sulle armi. Libano colpito indebitamente»
Il Mattino

2 giugno, Mattarella: «La legge vinca sulle armi. Libano colpito indebitamente»

Martedì 2 giugno 2026
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«Le cattive pratiche raccolgono velocemente seguaci». Tra gli arazzi del Quirinale risuonano le note di Rossini e Mozart. È la vigilia della Festa della Repubblica e nel Salone...

«Le cattive pratiche raccolgono velocemente seguaci». Tra gli arazzi del Quirinale risuonano le note di Rossini e Mozart. È la vigilia della Festa della Repubblica e nel Salone dei corazzieri siedono i rappresentanti del corpo diplomatico accreditato in Italia.

Tutti, compresi quelli di Israele e Iran, mentre non sono stati invitati al concerto dell’orchestra del teatro dell’Opera di Roma i rappresentanti di Russia e Bielorussia, così come accade dal 2022. Si celebra «l’autentica svolta democratica» sancita col referendum del 2 giugno 1946, gli 80 anni della Repubblica. Quel voto con cui il popolo italiano reduce dalla guerra e dal ventennio fascista si aprì a un futuro di «pace, democrazia e giustizia sociale». E scelse quei principi che di lì a poco sarebbero stati scolpiti nella Costituzione. A cominciare, ricorda Sergio Mattarella, dal «ripudio della guerra per regolare vertenze internazionali», e dalla «scelta di condividere sovranità con altri popoli in condizione di parità» che avrebbe portato all’adesione di Roma all’Unione europea e agli organismi sovranazionali. 

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La Festa della Repubblica

Con quel voto di 80 anni fa l’Italia decise insomma di partecipare a un sistema internazionale in cui a prevalere fosse «la forza della legge e non la prepotenza della forza delle armi».Ma se la Repubblica ha mantenuto la sua promessa di pace e sviluppo, tenendo fede a principi «che oggi vediamo gravemente aggrediti» come la difesa della dignità umana, quel «nuovo ordine multilaterale» uscito dal secondo dopoguerra appare invece sfilacciato, indebolito, calpestato. Vittima di una «tendenza regressiva» che, ammonisce il capo dello Stato, ha avuto «un acceleratore preciso»: l’«ingiustificabile» invasione russa dell’Ucraina. Ecco perché la causa della libertà e dell’indipendenza di Kiev la «avvertiamo come nostra», sottolinea il presidente. Ci riguarda tutti. È da quel momento in poi che il mondo è sembrato procedere sempre più spedito verso la barbarie. 

Le parole di Mattarella

Qualche esempio? Il caos «tristemente evidente» della regione mediorientale dopo l’attacco a Teheran di Usa e Israele. Con sullo sfondo «la perdurante minaccia di una guerra su vasta scala che dall'Iran – avverte Mattarella – potrebbe irradiarsi a tutta la regione». E poi il dramma ancora in corso a Gaza, su cui nella stessa occasione un anno fa il capo dello Stato aveva pronunciato una durissima condanna. Anche stavolta il focus del discorso presidenziale è imposto dalla cronaca, infatti riguarda il Libano. La cui popolazione civile, scandisce Mattarella, è colpita «brutalmente e in modo indebito». Non cita Netanyahu né Trump, come non aveva fatto il nome di Putin nel passaggio sull’Ucraina. Ma è evidente chi siano i destinatari delle sue parole. Prova ne sia il colloquio telefonico «franco e aperto» col presidente israeliano Herzog di alcuni giorni fa, in cui il capo dello Stato aveva definito «inaccettabili» gli attacchi alla missione Unifil e chiesto con parole a dir poco dirette di mettere fine alla guerra permanente nella regione. 


Invece le «cattive pratiche» continuano a trovare seguaci a ogni latitudine. E il quadro per la legalità internazionale appare «desolante». Ma non è un buon motivo per cedere alla rassegnazione, avvisa il presidente, o abbandonarsi a un «malinteso realismo». «Alimentare giacimenti di rancore, di odio spinge soltanto sulla strada della guerra e dei conflitti perpetui». Si tratta di volontà. «Possiamo decidere di continuare a promuovere la primazia del diritto internazionale e la ricerca di soluzioni condivise», è l’appello. E la Repubblica, nata da un «corale e sincero esercizio di democrazia» – come scrive l’inquilino del Colle nella lettera inviata ai prefetti – ne è la prova. 


L’INCONTRO
È anche per questo che va celebrata. Al Colle ci si prepara a farlo questa sera in modo inedito, con una festa di piazza al posto del tradizionale ricevimento riservato alle alte cariche. Ieri mattina invece ad aprirsi sono stati i Giardini del Quirinale, dove il presidente ha ricevuto 1.500 appartenenti alle categorie fragili. Che hanno assistito all’esibizione della banda interforze, dell’associazione degli Alpini e della Jazz Campus Orchestra della Fondazione Musica per Roma. Tra loro c’era anche Sofia, la piccola in cura all’ospedale Bambino Gesù di Roma entrata per mano a Jannik Sinner sul campo degli Internazionali di tennis dopo aver “snobbato” Medvedev. Un entusiasmo, quello per il campione altoatesino, che la bimba ha manifestato anche per il presidente: vedendolo gli è corsa incontro e si è lanciata in un abbraccio (ricambiato).

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