Hojoon Lee da Seul a Napoli: «Ho lasciato la Corea per vivere qui: adoro l?anima del vostro popolo»
Il Mattino

Hojoon Lee da Seul a Napoli: «Ho lasciato la Corea per vivere qui: adoro l?anima del vostro popolo»

Mercoledì 3 giugno 2026
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Da Seoul al Pallonetto di Santa Lucia. In mezzo un viaggio che ha cambiato la sua vita «per destino». Hojoon Lee ha 24 anni e gli ultimi due ha scelto di viverli a Napoli, che è...

Da Seoul al Pallonetto di Santa Lucia. In mezzo un viaggio che ha cambiato la sua vita «per destino». Hojoon Lee ha 24 anni e gli ultimi due ha scelto di viverli a Napoli, che è diventata casa. Oggi accompagna turisti coreani tra i vicoli e racconta una città molto diversa da quella che spesso viene descritta all'estero. Una scelta nata quasi per caso, durante una vacanza che sarebbe dovuta durare una settimana.

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Hojoon, partiamo dall'inizio: come arriva a Napoli?

«Per la mia passione per il calcio. Nel 2023 sono venuto in Europa per vedere il Napoli giocare in Champions League, squadra che ho conosciuto per Kim Min-jae che però aveva appena cambiato squadra. Ho assistito a due partite, contro il Verona e il Milan. Allo stadio ho incontrato una persona che ha cambiato il mio percorso».

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Chi?

«Un coreano che vive in Italia da molti anni. All'epoca mi parlò della sua esperienza e della possibilità di costruire una vita qui. Quando tornai in Corea continuai a pensarci».

Pensava già di trasferirsi?

«Non subito. Ho continuato a lavorare in un'azienda legata al calcio. Però Napoli mi era rimasta dentro. Così ho deciso di provare a realizzare video per YouTube sui calciatori coreani che giocano in Europa, un alibi per avvicinarmi. Sono tornato in Italia e ho iniziato a viaggiare. Ma non è andata come speravo, così sono rientrato in Corea ma ero infelice».

Quando arriva la svolta?

«Poco dopo, l’amico coreano mi ha proposto di lavorare come guida turistica per i gruppi coreani che visitano l'Italia. Mi sono preso un po' di tempo per pensarci, poi ho accettato. Così il mio desiderio di vivere a Napoli si è realizzato».

Perché proprio Napoli?

«Qui mi sento a casa. Quando sono arrivato la prima volta ero spaventato. Era notte, la stazione era molto caotica. Ma l'ultimo giorno ho passeggiato nel centro storico e ho avuto una sensazione particolare. Come se quella città mi appartenesse».

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Cosa ha trovato qui che non trovava a Seoul?

«Le persone, prima di tutto. In Corea siamo molto stressati. Tutto è veloce. Tutto è organizzato. Napoli è diversa. La gente parla, ride, scherza. Qui posso essere me stesso, e sento un senso di accoglienza che non ho trovato in nessun altro luogo».

Nel frattempo è arrivato anche l'amore.

«Sono tifosissimo del Napoli, e durante una trasferta a Venezia alcuni ultrà mi hanno coinvolto in canti da tifoseria. Ho pubblicato il video sui social ed è diventato virale. Tra le persone che hanno iniziato a seguirmi c'era una ragazza di Caserta, Chiara. Le ho scritto. Ci siamo incontrati e da allora stiamo insieme. Oggi sono molto legato anche alla sua famiglia, mi hanno accolto con grande affetto».

C’è qualche somiglianza tra Corea e Napoli?

«Moltissime. Per esempio il rapporto amore-cibo. In Corea chiediamo sempre: "Hai mangiato?". È un modo per dire che ci prendiamo cura delle persone. Quando sono arrivato qui ho scoperto che i napoletani fanno la stessa cosa. Siamo più simili di quello che si crede. E volevo scardinare certi preconcetti: in Corea pensano che Napoli sia una città pericolosa. Io avevo visto qualcosa di diverso e volevo raccontarlo».

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Il suo futuro dove lo immagina?

«A Napoli, senza dubbi. Mi sono tatuato questa città sulla pelle. Sto studiando italiano per ottenere il livello B1 e un visto di lavoro. Voglio costruire qui la mia vita come guida turistica e magari aprire un ristorante coreano».

Cos’è per lei Napoli?

«Una città con un'anima. E quando trovi un posto che ti fa sentire a casa anche se sei nato dall'altra parte del mondo, è difficile pensare di andare via».

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