Sos ormeggi a Napoli, trova posto solo una barca su quattro: affari d?oro per gli abusivi
Il Mattino

Sos ormeggi a Napoli, trova posto solo una barca su quattro: affari d?oro per gli abusivi

Giovedì 4 giugno 2026
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Il lungomare liberato visto da terra; il lungomare dei divieti visto da mare. A Napoli proprio non si riesce a trovare una soluzione soddisfacente per garantire dei posti barca legali e sicuri....

Il lungomare liberato visto da terra; il lungomare dei divieti visto da mare. A Napoli proprio non si riesce a trovare una soluzione soddisfacente per garantire dei posti barca legali e sicuri. Legali perché autorizzati; sicuri perché l’armatore della barca di notte deve poter dormire tranquillo e non sobbalzare alla minima variazione del meteo. Napoli città di mare. Verrebbe da sorridere se i numeri non ti riportano subito ad una triste realtà: solo uno su quattro aspiranti a un posto barca riesce a trovarlo e solo uno su dieci riesce a trovare un posto anche sicuro. Per lo più vi si appoggia ai campi boa, all’ultimo momento. Poco impatto ambientale, scarsissima sicurezza. Ma occhio, se parliamo di campi boa autorizzati. O meglio se parliamo di boe che non debordano dai metri quadrati autorizzati. È capitato anche, infatti, che qualche concessionario in passato, visto il numero delle richieste, si sia allargato un po’. Quelle boe sono state sequestrate insieme alle barche che vi erano ormeggiate. Sì, perché il rischio è proprio questo: la Procura da tempo ha abbandonato la strada amministrativa, passando di fatto a quella penale. Guai seri, insomma, se la barca non è ormeggiata ad una boa autorizzata.

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L’azione condotta dalla Guardia Costiera negli ultimi anni, e la severità dei reati contestati, hanno convinto molti al desistere dal posizionare boe abusive sul litorale napoletano. Qualcuno ci prova sempre ma, ormai, le antenne sono tutte allertate. La svolta decisiva è arrivata quando insieme alle boe l’Autorità marittima ha fatto rimuovere anche i corpi morti. Affrontare una spesa per affondare nuovi blocchi di cemento è sicuramente un fatto che per i costi soprattutto dissuade parecchio. I corpi morti vanno sistemati perbene sui fondali e poi con le catene bisogna formare delle vere e proprie ragnatele per assicurarsi la tenuta complessiva del campo. È evidente che il sequestro della sola boa invogliava a riprovarci.

LE CRITICITÀ

L’argomento campi boa, comunque, è strettamente collegato a quello della mancanza di un vero Marina. Napoli città di mare, per guardarlo, soprattutto. Qualche concessione in vita nell’area di Mergellina e a Nisida esiste. Ma anche queste concessioni dovranno passare prima o poi alla prova del mercato. La sentenza della Corte di giustizia europea ha definitivamente cancellato il diritto di prelazione, anche nel caso di project financing, per cui sarà la migliore offerta a vincere, senza se e senza ma. Qualche concessione lungo la costa campana è già passata sotto questo taglione e per vincere la gara è stata necessario una offerta aumentata dell’800%. Un salasso, questa è la tendenza. Una ghigliottina che tutta l’Italia avrebbe potuto evitare se i canoni delle concessioni fossero stati aumentati. Invece tutto è rimasto fermo per tanti anni, senza gare, con canoni irrisori, con concessioni lasciate in eredità fino a quando Bolkestein non ha detto basta a questo andazzo del piacere che ha governato la costa italiana. E Napoli in tutto questo rischia grosso. Per le spiagge si è fatto ricorso alla gara; è prevedibile che, più prima che poi, arriverà la svolta anche per le concessioni portuali. Intanto i pochi posti barca che rientrano in queste concessioni sono ad appannaggio degli stessi clienti da anni: a Santa Lucia come a Mergellina il posto sicuro vale e anche questi finiscono tra i beni che vanno di padre in figlio. Ci sono famiglie che sono alla terza, quarta generazione. Insomma chi lo tiene non molla di certo. E così lo stallo è completo.

I NUMERI

Gli ultimi dati forniti da Gennaro Amato, presidente di Afina, la filiera italiana della nautica, dicono che i cantieri campani specializzati per barche entro i 12 metri stanno subendo un grave danno da questa situazione: gli ordini continuano a calare e, addirittura, qualche aspirante armatore ci ha rimesso anche la caparra per rinunciare alla barca quando ha scoperto che non aveva dove lasciarla. E poi ci sono le situazioni più assurde, napoletani costretti a lasciare la barca in altri porti del golfo, c’è anche chi arriva nel Cilento per fare una gita in barca. Una giornata in mare e poi l’ormeggio nel porto di Sapri o di Acciaroli prima di tornare indietro in attesa di un’altra giornata libera. Il bagno toccata e fuga per i proprietari di barche napoletani è un sogno. Il mare ci si deve accontentare di guardarlo, in attesa di qualche altro progetto presentato, applaudito, finanche finanziato che poi resta lettera morta. Il presidente della Bcc, Amedeo Manzo, lo ha detto e ripetuto in più occasioni: i soldi ci sono, servono solo progetti esecutivi con tutti i timbri per avviare i lavori.

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