Marano, il campetto nel degrado: ma la voglia di Sport accende la fantasia
Il canestro immaginario nel quale un gruppo di ragazzi di Marano lancia un pallone da basket, finendo, con un video ripreso da un balcone, su tutti i social, diventando virale e innescando un...
Il canestro immaginario nel quale un gruppo di ragazzi di Marano lancia un pallone da basket, finendo, con un video ripreso da un balcone, su tutti i social, diventando virale e innescando un ampio dibattito, restituisce una immagine di poesia e degrado alla quale, in fondo, proprio in questa combinazione, da queste parti, siamo abituati. Quel video somiglia alle scene di molta adolescenza napoletana: molta di ciascuno di noi, in molte delle nostre strade, in molto del nostro tempo insieme. Quante volte abbiamo giocato a pallone trasformando i nostri giacconi ammucchiati e i nostri zaini nei pali delle porte di calcio, urlando “ferma” quando arrivava un'auto o passava qualcuno? E quante volte abbiamo utilizzato le saracinesche dei negozi chiusi per tirare i rigori? O i fili dei panni nei cortili come rete della pallavolo? Potremmo dire che la fantasia dei ragazzi non ha limiti, trasfigura tutto in un gioco e meno male: come alcuni dormono ovunque, i giovani possono giocare dappertutto, e per una volta senza device elettronici, muovendosi davvero, incrociandosi, alzandosi in volo e stando all'aria aperta. Nulla di così sconvolgente, in fondo. Due palleggi, due placcaggi e la palla che vola verso un tabellone dove manca il canestro, che si può disegnare con la fantasia. Chi tocca il quadrato, segna.
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Eppure, questa poesia, questa fantasia, questa immaginazione fa tristezza. Perché non appare come l'arguzia del povero che si ingegna per sopravvivere, o come l'irrefrenabile voglia di gioco che si esprime contro ogni ostacolo. Appare semplicemente per quello che è: l'incapacità delle istituzioni, finanziate con le tasse di tutti, di garantire un minimo standard di dignità per un piccolo impianto sportivo di quartiere. Non più, quindi, la fantasia che si sostituisce alla mancanza di mezzi, ma il degrado che mangia vivi i suoi figli e li costringe a immaginare ciò che avrebbero diritto di avere.
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Sarà per questo che nelle ore successiva alla viralità di quel video, ripreso da un abitante della zona e rilanciato per caso sul web, è scattata la corsa ad attrezzare quello spazio. C'è da scommetterci che arriveranno big, marchi, sponsor, tv: la classica e intramontabile gara di solidarietà. In fondo, quanto costa un canestro? Pochi spiccioli, in questo tempo di materiali low cost, alla portata di tutti. Ma se costa così poco perché lì manca? Perché non manca solo quello: basta farsi un giro in buona parte dell'area a nord di Napoli. Mancano strade degne di questo nome, manca la manutenzione del (pochissimo) verde pubblico, mancano le pensiline alle fermate dei bus e mancano spesso anche i bus, manca la pubblica illuminazione, manca la cartellonistica stradale e le strisce pedonali sono ombre. Manca la cura quotidiana delle parti comuni, e manca dalle istituzioni e per osmosi anche dagli stessi cittadini, nessuno si prende più cura di nulla, e forse di nessuno; manca il bene comune, e quindi, alla fine, mancano i canestri su una piattaforma di cemento che nacque come campo di street basket e, di quel progetto, è rimasto come una sindone, l'orma sulla strada, quello che era, che poteva essere, che riesce ancora a essere solo se ci metti molta fantasia.
Quello spazio, per paradosso, si chiama piazza Libera. Nacque a Marano, oltre 20 anni fa, quando una zona di campagna – quella di via Adda - fu urbanizzata con parchi residenziali e case a schiera. Tante abitazioni, pochi servizi. Facciamoci una piazza e chiamiamola libera, per dire che è uno spazio di tutti. Fu anche attrezzato di tutto punto, perché il problema, qui, non sono mai gli investimenti. Ma le manutenzioni. La cura del quotidiano. Qualche soldo per comprare si trova sempre. Si fanno tante cose. Ma poi deperiscono e vengono sommerse dal degrado. Quello che non si trova mai, qui, è la capacità di tenere in ordine nel tempo. Un mutuo per costruire e allestire, e nemmeno un euro per manutenere. È' come se le cose vivessero una vita sola. Lì un canestro c'era, poi si è rotto, e il canestro non c'è più. Succede così con quasi tutto. Il degrado è desolante, scarnifica, toglie bellezza ed energia. A volte, invece, si accende la fantasia. Sembra di vedere poesia. Ma sempre degrado è.