Esposito: «Policlinico, a luglio apriremo un pezzo di pronto soccorso»
Il Mattino

Esposito: «Policlinico, a luglio apriremo un pezzo di pronto soccorso»

Venerdì 5 giugno 2026
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  «A luglio apriremo un pezzo di pronto soccorso». Lo annuncia Giovanni Esposito, ordinario di Cardiologia della Federico II e presidente della Scuola di medicina, intervistato...

«A luglio apriremo un pezzo di pronto soccorso». Lo annuncia Giovanni Esposito, ordinario di Cardiologia della Federico II e presidente della Scuola di medicina, intervistato sulla web tv de Il Mattino dal caporedattore e coordinatore delle Cronache Gerardo Ausiello.

Presidente Esposito, i Policlinici di Napoli sono ancora privi del pronto soccorso: a che punto siamo?

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«Il pronto soccorso è un aspetto centrale per i cittadini e anche per la formazione. Su 57 scuole di specializzazione attive 50 hanno necessità di un pronto soccorso che allo stato sostituiamo con convenzioni con altri ospedali. Non è un sistema da attivare dall’oggi al domani ma non siamo fermi, anzi abbiamo implementato le tre reti tempo dipendenti, sia per l’infarto (dalla sua costituzione il 118 arriva direttamente al Policlinico in caso di sospetto, nda), poi lo stroke per l’ictus e anche per i traumi facciali e altri sono attivi e in fase di completamento. Il Pronto soccorso ostetrico, invece, è una realtà consolidata. Dal primo luglio avremo anche il reparto di pneumologia e partiremo con il pronto soccorso cardio-toraco-polmonare. Anche chi avrà un dolore toracico potrà arrivare al Policlinico collinare con mezzi propri».

Cosa manca per il traguardo di un Pronto soccorso generalista?

«Le difficoltà maggiori sono infrastrutturali. Al Policlinico ci sono 25 edifici e per l’emergenza serve un monoblocco adeguato. Grazie a un investimento regionale e dell’ateneo è in ristrutturazione “l’edificio Cicogna” con 1500 metri quadri e una camera calda per le ambulanze. Sarà il primo passo. Poi magari se si vorrà fare potremo realizzare un nuovo blocco ma con tempi diversi».

E il personale?

«Tutta l’Italia soffre per le carenze. La Regione ci è molto vicina in questo momento e abbiamo ottenuto maggiori finanziamenti per l’adeguamento del tetto di spesa storico che ci penalizzava».

L’uscita dal Piano di rientro aiuta?

«La politica e il presidente Fico hanno una grande attenzione al tema dell’assistenza nei Policlinici ma va anche detto che il Pronto soccorso non è la soluzione di tutti i problemi. Per drenare i codici a bassa urgenza serve un adeguato filtro territoriale e molti giovani specialisti e ricercatori sono disponibili anche a popolare le Case e gli ospedali di comunità se dovesse servire per fortificare i percorsi di prossimità e decongestionare gli ospedali».

Torniamo al pronto soccorso: ci sono resistenze del personale universitario?

«Oggi aprire il pronto soccorso nelle scuole di medicina non è una scelta ma un obbligo di legge e c’è una diffusa consapevolezza di ciò, sia nei giovani ma anche nelle vecchie generazioni. La necessità è ormai un dato consolidato. I più giovani vogliono mettersi in gioco e imparare salvo poi la difficoltà a trattenerli nelle prime linee e frenare la fuga verso il privato».

Il nodo sono le retribuzioni.

«Siamo lontani dalla media europea. Una riforma deve essere fatta a livello nazionale. Il nodo è economico ma anche di sicurezza e di parametri tra medici e pazienti da curare senza dimenticare la necessità di equiparare le retribuzioni tra Università e ospedali».

Ci sono anche discipline carenti e poco gettonate.

«Certo l’area delle chirurgie è ad esempio cruciale, le scuole e i concorsi vengono disertati e anche alcuni specialisti in chirurgia poi scelgono di dedicarsi ad altre discipline più gratificanti come la cardiologia, la dermatologia, l’oculistica, la pediatria. Scelta dettate dal contesto generale e da possibilità di realizzazione personale. Bisogna rendere più appetibili le discipline di prima linea e quelle chirurgiche guardando ai giovani».

La mobilità passiva resta un nervo scoperto.

«I centri attrattori sono quasi tutti in strutture private del Nord, forse per una maggiore attenzione all’accoglienza e alle infrastrutture ma con il Pnrr sono stati fatti molti investimenti. La qualità e il livello clinico oggi in Campania sono tra i migliori del Paese. La migrazione è ingiustificata. Magari alcune diffidenze nascono anche da una narrazione che privilegia i pochi, pochissimi casi di malasanità a scapito delle cose che invece funzionano».

Il dialogo con la Regione? Il presidente Fico ha mantenuto la delega alla Sanità.

«L’interlocuzione è buona, iniziata sia con l’Università sia con l’azienda: sono molto ottimista».

Un messaggio ai giovani che vogliono iniziare questa professione?

«Non mollare e restare in Campania. Molti cervelli in fuga stanno tornando. Si stanno facendo moltissimi concorsi. Abbiamo 830 posti a Medicina, 57 scuole di specializzazione, Medicina del Sannio come corso replica, la laurea per le Professioni sanitarie e per infermieri. Ci sono tutte le possibilità di restare e costruire insieme l’eccellenza».

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