Terroristi, torna in Italia il capo dei ?suprematisti?: «Ora è caccia ai complici»
Il Mattino

Terroristi, torna in Italia il capo dei ?suprematisti?: «Ora è caccia ai complici»

Domenica 7 giugno 2026
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Era mimetizzato nel flusso di passeggeri che hanno fatto scalo a Roma, tra turisti e uomini di affari. Vestito in modo ordinario, pantaloni e camicia, guardato a vista da due angeli custodi che lo...

Era mimetizzato nel flusso di passeggeri che hanno fatto scalo a Roma, tra turisti e uomini di affari. Vestito in modo ordinario, pantaloni e camicia, guardato a vista da due angeli custodi che lo hanno preso in consegna in Polonia e lo hanno accompagnato al cospetto delle autorità giudiziarie italiane. Scalo a Fiumicino - nel tardo pomeriggio di venerdì - per poi essere condotto nel carcere di Melfi.

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Eccolo di rientro in Italia, parliamo di Maurizio Ammendola, condannato in primo grado come capo di una cellula suprematista e neonazista, reduce da una latitanza di qualche mese, nei prossimi giorni atteso in Corte di Assise d’Appello per il secondo grado di giudizio. Un personaggio di cui si sa molto, ma non tutto.

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E il ritrovamento della sua auto, mimetizzata all’interno di un garage nel Casertano, lascia ben sperare sulla definizione di complici e organigramma della cellula neonazista tra Napoli e Caserta. Già, perché nelle ultime settimane, prima ancora che venisse portata a termine l’estradizione di Ammendola, gli inquirenti sono andati all’incasso, riuscendo ad individuare in un parcheggio l’Alfa usata la notte del 30 settembre da Ammendola per scappare via dall’Italia. Una vettura rigorosamente passata al setaccio, in una attività che ha consentito di evidenziare alcune impronte digitali all’interno dell’abitacolo. Dunque: tracce biologiche, impronte, indizi. 

Il retroscena

Ce n’è per dare un nome e un volto a quelli del gruppo di Hagal, una banda che per gli inquirenti napoletani ha una chiara vocazione terroristica. Ma facciamo un passo indietro, torniamo allo scorso autunno. Era il 30 settembre scorso, quando Ammendola fa perdere le tracce. Decisiva la vittoria in Cassazione da parte della Procura di Napoli, che aveva chiesto che venissero inasprite le condizioni cautelari a carico del presunto capo dell’associazione suprematista, bollandola come terroristica e non come genericamente eversiva. Una svolta sotto il profilo cautelare, che ha spinto Ammendola a scappare.

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Destinazione Polonia, grazie a una rete di complici e fiancheggiatori su cui sono al lavoro gli inquirenti partenopei. Inchiesta condotta dal pm Claudio Onorati e dal pm della Dna Antonello Ardituro, il presunto capo è stato condannato in primo grado a cinque anni e sei mesi di reclusione; stesso verdetto per gli altri tre complici. In questi giorni, è stato lo stesso pm Onorati - applicato a rappresentare l’accusa nel secondo grado di giudizio - a chiedere dinanzi ai giudici della Corte di Assise d’Appello un inasprimento della prima condanna. In sintesi, la Procura ha chiesto una qualificazione in peius della condanna pronunciata in prima battuta, facendo leva sull’associazione finalizzata al terrorismo (e non a una più generica eversione), tanto da chiedere condanne per nove anni. 

Le verifiche

Ma torniamo all’ex latitante. Scappato in Polonia, è stato stanato alla fine dello scorso dicembre. Non si è arreso. Ha anche contestato la procedura del mae, il mandato di arresto internazionale, con un ricorso dinanzi alla corte di Lublino. Una istanza rigettata dai giudici polacchi, in uno scenario che è diventato addirittura surreale: pensate, una volta raggiunto dalle manette, l’ormai ex latitante ha anche negato di essere il Maurizio Ammendola destinatario del mae. Ha mostrato un documento intestato a tale “Francesco Di Lillo” (omonimo di tanti cittadini che hanno questa identità) e di disconscere le accuse che gli sono state contestate. Bisogna ora capire quale sarà la posizione del presunto capo suprematista nel corso delle prossime udienze del processo che lo vede imputato numero uno. È infatti in attesa della requisitoria del pm Onorati, che - giusto ricordarlo - vive sotto scorta alla luce delle minacce subite proprio nel corso del primo grado di giudizio di questo processo. 

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