Iran, ondata di missili su Israele: e Tel Aviv fa decollare i caccia. L'attacco dopo il raid dell'Idf in Libano
Il Mattino

Iran, ondata di missili su Israele: e Tel Aviv fa decollare i caccia. L'attacco dopo il raid dell'Idf in Libano

Lunedì 8 giugno 2026
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Tagliato il traguardo dei cento giorni di guerra, il Medio Oriente trema. Ancora una volta. Dopo il raid israeliano su Beirut, l?Iran ha lanciato tre ondate di missili contro lo Stato...

Tagliato il traguardo dei cento giorni di guerra, il Medio Oriente trema. Ancora una volta. Dopo il raid israeliano su Beirut, l’Iran ha lanciato tre ondate di missili contro lo Stato ebraico, facendo risuonare le sirene in tutto il nord di Israele. I pasdaran hanno annunciato di avere preso di mira la base aerea di Ramat David, a circa 20 chilometri da Haifa, e ritenuta il centro da cui sono partiti gli attacchi contro la capitale del Libano. «Un avvertimento», hanno affermato i Guardiani della Rivoluzione. «La tregua era stata violata più volte». L’Idf ha dichiarato di avere intercettato tutti i missili, una decina in tutto: «Un grave errore dell’Iran nell’attaccarci». E mentre in Israele sono state di nuovo chiuse le scuole, per Donald Trump, che ieri aveva detto che l’accordo era «vicino», lo scambio di fuoco tra Teheran e Tel Aviv è un colpo durissimo. Il tycoon è stato subito informato dell’escalation e a Washington è arrivato la richiesta di Israele per colpire le infrastrutture energetiche iraniane. Dopo che Teheran ha lanciato l’operazione «Promessa Vera 5», il presidente degli Stati Uniti ha commentato su Fox News che aveva un suggerimento per l’Iran: «Avete lanciato i vostri missili, basta. Tornate al tavolo delle trattative e trovate un accordo». Ma il Pentagono ha messo tutte le truppe in stato di allerta. E mentre i caccia israeliani sono decollati per il contrattacco, il ministro israeliano per la Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha lanciato un monito senza mezzi termini: «Teheran deve bruciare».

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I pericoli

Il raid su Beirut è apparso subito come la miccia in grado di far riesplodere il conflitto. E non è un caso che lo stesso Trump abbia ammesso di non essere contento del raid israeliano su Beirut. L’ultima volta era riuscito a fermare Bibi prima che attaccasse la capitale libanese. Teheran era stata chiara: qualsiasi offensiva su Beirut avrebbe interrotto il negoziato. E ieri lo ha confermato dicendo che quel bombardamento era il superamento «di tutte le linee rosse». Ma l’Idf ha voluto comunque colpire la Dayeh, la parte meridionale della città e roccaforte di Hezbollah. Il raid ha preso di mira due appartamenti ritenuti un comando della milizia sciita, provocando due morti e 11 feriti. Vittime che si aggiungono alle altre 18 nel sud del Libano. E subito dopo, gli iraniani avevano giurato vendetta. Sul social X, Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione parlamentare per la politica estera e la sicurezza nazionale, aveva scritto che sarebbe arrivata «una risposta ferma e dolorosa». «Stanotte guardate il cielo dei territori occupati», aveva promesso il deputato iraniano. Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, aveva invece avvertito che anche le basi e le infrastrutture Usa sarebbero diventate «obiettivi legittimi». E l’avvertimento si è tramutato subito in realtà. Gli attacchi piombano come un macigno su un negoziato che continua a trovare ostacoli. L’Iran vuole lo sblocco degli asset congelati all’estero, mentre Trump ha detto che questo avverrà solo in un secondo momento e studia come usarli per ripagare le monarchie del Golfo dai danni di guerra. Secondo The Donald, con l’accordo ci sarà anche un piano per distruggere l’uranio arricchito. E il ministro dell’Interno del Pakistan, Mohsin Naqvi, ha incontrato a Teheran il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e consegnandogli un messaggio per la Guida suprema Mojtaba Khamenei.

I nodi e i tentativi

I tentativi dei mediatori continuano. Ma nelle ultime 24 ore, tutto è diventato molto più difficile. E il nodo Libano, che Trump ha detto di «non esigere» che rientri nell’accordo con l’Iran, resta difficile da sciogliere. Bibi è sicuro che l’offensiva stia dando i suoi frutti e crede che Hezbollah sia «in ritirata» dal Libano meridionale, dove il New York Times e alcuni gruppi umanitari accusano l’Idf di avere usato fosforo bianco. «Non permetteremo che il fuoco venga diretto contro il nostro territorio o le nostre comunità e agiremo di conseguenza», ha continuato Netanyahu riferendosi ai due razzi intercettati ieri mattina nel nord di Israele. Ma il premier ora si trova anche a dover rassicurare la popolazione e i suoi elettori sul pericolo del terrorismo. Ieri in vari attacchi a colpi di arma da fuoco nella zona di Kochav Ya’ir, nel centro di Israele, una persona è morta e cinque sono rimaste ferite. Il terrorista, ucciso dalle forze di sicurezza, era un cittadino arabo-israeliano di 20 anni residente a Tayibe. Hamas ha parlato di un «gesto eroico» e ha affermato che la «resistenza continua». Le Brigate Qassam, braccio armato del gruppo, hanno rivendicato l’attentato. E dopo aver affermato che l’Idf combatte il terrorismo «su tutti i fronti», Netanyahu ha ribadito anche la sua linea sulla Striscia di Gaza: puntare alla conquista del 70% del territorio.

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