Domenico Caliendo, l'avvocato Francesco Petruzzi: «Condotta dolosa e non colposa»
Il Mattino

Domenico Caliendo, l'avvocato Francesco Petruzzi: «Condotta dolosa e non colposa»

Lunedì 8 giugno 2026
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Tenere Domenico Caliendo, il bimbo deceduto a causa di un trapianto di cuore fallito, prolungatamente collegato all'Ecmo (il macchinario che per la circolazione extracorporea) e non...

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Tenere Domenico Caliendo, il bimbo deceduto a causa di un trapianto di cuore fallito, prolungatamente collegato all'Ecmo (il macchinario che per la circolazione extracorporea) e non considerare - quando le condizioni di salute del bimbo lo rendevano possibile - l'uso del Berlin Hart (il cuore artificiale) non configurerebbe una condotta colposa ma dolosa.

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È quanto in sostanza viene sostenuto nelle due relazioni medico-legali redatte dai tre consulenti di parte nominati dall'avvocato Francesco Petruzzi (dottore Luca Scognamiglio, professore Gianni D. Angelini e la dottoressa Maria D'Amico) depositate stamattina. Le relazioni commissionate dall'avvocato della famiglia Caliendo faranno parte del compendio documentale dell'incidente probatorio disposto dal gip di Napoli Mariano Sorrentino per fare luce sulla morte del piccolo Domenico Caliendo.

«Secondo i nostri consulenti - spiega l'avvocato Petruzzi - non sarebbero mai stati eseguiti gli esami che avrebbero consentito di stabilire con certezza se il Berlin Heart poteva o meno essere impiantato o collegato».

Com'è noto l'uso dell'Ecmo può garantire un sostentamento senza provocare conseguenze agli organi per un periodo di poche settimane che diventa invece di un anno con il cuore artificiale.

«Mediamente - spiega Petruzzi - l'attesa in Italia per un cuore trapiantabile si aggira sui 90 giorni e Domenico è morto a distanza di poco meno di due mesi dal trapianto fallito a causa dell'uso di un cuore giunto congelato». 

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