Intesa muove su Mps l?offerta da 30,6 miliardi, Messina: «Chance unica»
Il Mattino

Intesa muove su Mps l?offerta da 30,6 miliardi, Messina: «Chance unica»

Martedì 9 giugno 2026
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L'offerta di Intesa sul Monte dei Paschi si è concretizzata alle prime luci della giornata di ieri. Se andrà in porto ridisegnerà il panorama bancario italiano, mettendo...

L'offerta di Intesa sul Monte dei Paschi si è concretizzata alle prime luci della giornata di ieri. Se andrà in porto ridisegnerà il panorama bancario italiano, mettendo in sicurezza il risparmio nazionale. Intesa diventerebbe la prima banca del paese per capitalizzazione di Borsa, consoliderebbe il suo primato sul numero di sportelli e scalerebbe la classifica delle banche europee portandosi avanti a Unicredit, raggiungendo circa 126 miliardi di capitalizzazione. Un livello vicino alla vetta rappresentata dalla spagnola Banco Santander (156 miliardi circa). Dopo l'integrazione Intesa potrà contare su 27 milioni di clienti e 16 miliardi di utile.

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L'operazione sarà in due fasi. La prima prevede un'offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata dalla banca guidata da Carlo Messina sulle azioni del Monte. Se andrà in porto, nella seconda fase entrerà in campo Unipol. Intesa gli cederà una Banca del Monte dei Paschi ridotta e senza più Siena nel nome. Intesa terrà per se 625 filiali, mentre Unipol prenderà le restanti 635. A guidare la nuova Mps formato mini non sarà, come era circolato, l'ex amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel. Anzi, Carlo Cimbri ha smentito un suo coinvolgimento come consulente. Così come segnato appare, nel caso di successo dell'offerta, il destino dell'attuale numero uno del Monte, Luigi Lovaglio. Messina, che ha definito «un'occasione unica» l'operazione, non ha ci ha girato troppo intorno. Lovaglio, ha detto, «non può essere considerato il futuro di quella banca guardando ai prossimi 5 anni». Così come, ha spiegato, «non c'è azienda al mondo che possa essere gestita con una spaccatura in questo modo», riferendosi al consiglio dello stesso Monte. Ha spiegato invece, di essere confidente che gli azionisti di Mps aderiranno all'offerta, sottolineando di avere «buoni rapporti con Delfin e Caltagirone» dicendosi «certo che l'accoglieranno con favore».

La struttura

Ma torniamo alla struttura dell'offerta. Agli attuali azionisti di Mps, Messina offre 16 titoli di nuova emissione di Intesa per ogni dieci azioni del Monte portate in adesione (con un concambio pari a 1,6), oltre a un euro in contanti sempre per ogni azione di Mps. Il premio al lancio dell'offerta è del 12,5 per cento rispetto al prezzo ufficiale di chiusura del 5 giugno 2026. Il controvalore complessivo massimo, sempre in caso di integrale adesione, sarà di circa 30,6 miliardi di euro. La «lettera d'amore», come è stata definita da Messina la proposta di matrimonio tra eguali inviata dal Banco Bpm a Mps, non sembra al momento impensierire il manager. A Intesa è apparsa come un'iniziativa estemporanea, mentre i colloqui tra Ca' de Sass e Bologna, ha spiegato lo stesso Messina, erano stati avviati da tempo, sin dal mese di gennaio di quest'anno. Sullo sfondo resta l'incognita di eventuali contromosse, a cominciare dall'altro big del settore, Unicredit. Ma Messina non è sembrato troppo preoccupato dal palesarsi di qualche eventuale "cavaliere bianco". «Questa», ha detto, «è una operazione di mercato e non di potere. Se c'è qualcuno disposto a pagare un premio più alto allora amen. L'operazione», ha sottolineato Messina, «deve creare valore per i nostri azionisti». Nell'ambito dell'offerta su Mps, Intesa ha comunicato anche un'altra mossa: l'ingresso, tramite derivati, nel capitale di Generali con una quota del 3 per cento. Una misura preventiva per evitare, ha spiegato Messina, «contromosse». Il riferimento è alle norme del Testo unico della finanza sulle partecipazioni incrociate. Messina si era già scottato qualche anno fa con questa "pillola avvelenata", quando Generali era entrata con il 3 per cento nel capitale di Intesa per bloccare un'eventuale scalata della banca. Le norme impongono che i diritti di voto, in caso di partecipazioni incrociate, debbano essere sterilizzati.

L'aspetto

Un altro aspetto importante dell'offerta lanciata da Messina, è che modificherà anche la geografia del capitale della stessa Intesa. I grandi azionisti del Monte dei Paschi, se aderiranno all'Opas, acquisteranno quota del capitale della banca. «Se l'operazione va in porto», ha sottolineato il numero uno di Ca' de Sass, «le nostre fondazioni azioniste scenderebbero al 16 per cento mentre i soci privati Delfin e Caltagirone si agirebbero tra il 6-7 per cento». C'è anche un altro corollario. Nel libro soci di Intesa potrebbe per la prima volta, essere iscritto anche un azionista pubblico. Il ministero dell'Economia che ha ancora una partecipazione del 4,8 per cento nel Monte dei Paschi avrà l'1,1 per cento della nuova banca se aderirà all'offerta. Insieme al Monte, Intesa acquisirà anche Mediobanca con tutte le sue controllate, da Compass a Premiere fino, ovviamente, alla partecipazione del 13,2 per cento in Generali. Cosa farà Messina con Piazzetta Cuccia? Dipenderà, ha detto, «molto dai processi di fusione in corso». Adesso, prima del lancio, bisognerà attendere tutte le autorizzazioni del caso. A partire da quelle di Banca d'Italia e Ivass, coinvolti assieme alla Bce nell'esame. Per ora non trapela nulla, ma la posizione ufficiale del sistema delle banche centrali europee, di cui Via Nazionale fa parte, è quella di lasciare al mercato il giudizio e limitarsi a verificare la solidità patrimoniale, di liquidità e di gestione dei rischi. Elementi sui quali i gruppi coinvolti possono vantare notevoli caratteristiche.

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