Pizzaiolo morto a Napoli, c?è la svolta: corpo riesumato 3 anni dopo: «Non si è trattato di suicidio»
Hanno deciso di fare l?unica cosa possibile, di fronte ai dubbi e alle incertezze, ai sospetti e alle suggestioni che hanno accompagnato la fine di un giovane pizzaiolo napoletano. Hanno...
Hanno deciso di fare l’unica cosa possibile, di fronte ai dubbi e alle incertezze, ai sospetti e alle suggestioni che hanno accompagnato la fine di un giovane pizzaiolo napoletano. Hanno deciso di riaprire il caso. E di farlo nel modo più efficace possibile, nella speranza di recuperare una traccia delle ultime ore di vita del ragazzo scomparso in circostanze misteriose: la riesumazione del cadavere, una nuova autopsia, un check garantito delle condizioni del torace, del cranio e delle ossa, nella speranza di recuperare eventuali indizi da quel che resta dei tessuti molli.
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Gli accertamenti
Eccola la svolta più attesa a proposito della morte di Eduardo Granato, il 28enne aspirante chef scomparso alcuni anni fa all’interno di un palazzo monumentale di via Duomo. Era il 25 gennaio del 2023, strana storia quella di Eduardo. Trascorre una serata in compagnia di due amici, poi però non torna a casa. Invece di imbroccare la strada che da piazza Trieste e Trento lo conduce nella Pignasecca (dove abitava assieme alla fidanzata), percorre un lungo tragitto. Non è chiaro se a piedi o su uno scooter.
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Fatto sta che il suo corpo viene ritrovato nel cortile interno di un condominio privato di via Duomo. Palazzo monumentale, di quelli che può vantare un antico passato aristocratico, all’interno del quale la notte in cui muore Eduardo viene tenuta una festa. Pensate: una festa privata, mentre spunta il cadavere di un ragazzo di 28 anni. Il resto è la storia di una inchiesta che deve molto al lavoro svolto dall’avvocato Giorgia Bagnasco, dello psicologo e criminologo Sergio Caruso, del medico legale Nicola Balzano, dell’ingegnere Luigina Quarta, del team Manisco presieduto da Virginia Adamo. Una svolta investigativa, si attendono riscontri. Sin dalle primissime battute, la pista del suicidio non era stata ritenuta credibile.
Non è un caso che per almeno due anni, i pm partenopei hanno indagato per istigazione al suicidio, di fronte alla necessità di avere uno strumento utile per portare avanti accertamenti. Lo snodo è di due giorni fa. È stato il pm Quaranta a delegare la riesumazione del corpo di Eduardo, anche e soprattutto sulla scorta delle indagini condotte dalla Squadra Mobile del primo dirigente Mario Grassia. Si parte da una domanda che resta al momento inevasa, ma carica di suggestioni: cosa o chi ha spinto Eduardo quella notte a recarsi all’interno di un edificio privato, dove - giusto sottolinearlo - si accede solo con una chiave o con un contatto interno? Restiamo alle indagini. In questi mesi, gli inquirenti hanno ascoltato una serie di testimoni. Anzi. Li hanno riascoltati. Parliamo dei parenti di Eduardo, ma anche delle persone che abitano all’interno dell’edificio. Una verifica anche sui due cellulari del giovane pizzaiolo.
Cosa è emerso? Almeno due spunti degni di nota: quella notte in cui è morto Eduardo, all’interno del palazzo monumentale di via Duomo era in corso una festa. Strana storia. Entra un ragazzo, che poi vola giù dal terzo o quarto piano, roba che verrebbe da chiedere: possibile che nessuno abbia visto o sentito niente? Ma c’è un secondo aspetto emerso dalle indagini degli ultimi mesi: qualcuno ha cancellato i contatti dai cellulari di Eduardo negli ultimi sei mesi.
La manina
Una circostanza non secondaria. È come se qualcuno avesse avuto interesse ad eliminare tracce compromettenti. C’è un segreto nella vita di Eduardo? Verifiche in corso, mentre si attendono gli esiti dell’autopsia: da una prima ricognizione non si esclude che il ragazzo possa essere stato picchiato da qualcuno ben addestrato a fare a pugni, prima ancora di volare giù dal terzo o quarto piano.