«Tre proposte per rendere Roma più competitiva»
Il Mattino

«Tre proposte per rendere Roma più competitiva»

Mercoledì 10 giugno 2026
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Non serve auto-glorificarsi. Anche perché i fatti di Roma parlano da soli e descrivono una Capitale in trasformazione e in miglioramento. L'approccio pragmatico, utile a rendere ancora...

Non serve auto-glorificarsi. Anche perché i fatti di Roma parlano da soli e descrivono una Capitale in trasformazione e in miglioramento. L'approccio pragmatico, utile a rendere ancora più vivibile e più attrattiva questa metropoli, impone di guardare alle criticità ancora esistenti e a trovare la determinazione per risolverli. Questo è il modo di pensare di Francesco Gaetano Caltagirone.
 

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Il quale, nel suo discorso all'evento del Messaggero a Villa Miani, ha proposto - per Roma: «Oggi città di rilievo amministrativo» e però «non è completamente competitiva come dovrebbe» - tre misure di potenziamento. Nessuna delle quali, fa notare il presidente del Gruppo Caltagirone, richiede risorse straordinarie. La prima: «Tassa di soggiorno applicata con rigore e magari aumentata. Una tassa di accesso al centro per i mezzi che introducono i turisti. Suolo pubblico valutato a prezzi di mercato. Parte dei proventi ricavati che ritornano al centro storico e alle aree generali». Chi viene a Roma, la città eterna, Caput Mundi, sintesi di universalità e di bellezza, deve pagare di più: questo il concetto.

La seconda linea d'intervento suggerita da Caltagirone è la seguente: «La quota delle imposte di zone direzionali va reinvestita in loco, almeno una parte, su manutenzione, decoro e sicurezza». Quanto alla terza misura, riguarda le continue manifestazioni sindacali e politiche che attraversano il centro di Roma, la quale - come subito dopo l'intervento di Caltagirone ha specificato il ministro Piantedosi - ospita oltre la metà dei cortei che ogni anni si svolgono in Italia. Ovvero ogni protesta usa il palcoscenico maestoso di questa Capitale per dare risonanza a se stessa. Ma si può continuare così, a danno della libertà di movimento e di vivibilità dei cittadini romani? No.
Ecco allora la terza proposta: «I cortei non devono più attraversare il nucleo direzionale. Questa deve diventare una regola stabile e non temporanea». Conclusione di Caltagirone: il giorno dopo, ovvero quando queste misure verranno prese, e il sindaco Gualtieri seduto in prima fila annuisce, ben sapendo che esistono, eccome, queste criticità, «Roma sarà più competitiva e sufficientemente godibile».

La filosofia civica di un discorso così sembra rispondere alla convinzione che l'innovazione non deve mai bastare a se stessa e non adagiarsi su quel che è stato fatto. Ma spingere e mettersi continuamente in discussione in modo di fare di più. Perché è lo spirito di chi non si accontenta mai e guarda sempre oltre quello che muove la storia. E Roma è la storia. Insomma, i suggerimenti avanzati da Caltagirone «non contraddicono - parola dell'editore del Messaggero, giornale laico e riformatore - il lavoro del sindaco. Lo completano». Del resto, Gualtieri «ha fatto molto per questa città e lo ringrazio da cittadino per questo».

Svolge questo ragionamento Caltagirone: «Il turismo porta ricchezza a Roma. I benefici vanno agli albergatori, ai ristoratori, ai proprietari di B&B, ai trasportatori, ai negozi di lusso. I costi ricadono sui cittadini. I residenti del centro storico sopportano il 20, il 30, e più per cento di traffico nei periodi di punta. Sopportano il rumore. Sopportano la sporcizia, le infrastrutture che il turismo logora sono finanziate dal passivo pubblico. Questo non è equo. Chi si avvantaggia del sacrificio comune deve contribuire al bene comune». È un criterio di giustizia distributiva. E di rispetto.
Un esempio è questo: Piazza Navona. «I ristoratori - spiega Caltagirone - occupano lo spazio pubblico con i tavolini all'aperto. Il canone che il ristoratore versa non è proporzionato. La collettività sovvenziona un vantaggio privato. La misura che serve è semplice: il canone di occupazione del suolo pubblico deve essere fissato dal valore di mercato. Se un posto al coperto vale 100, quello all'aperto vale 100 con la dovuta stagionalizzazione. La tassa di soggiorno deve essere applicata con rigore, anche ai B&B che oggi contribuiscono in misura insufficiente. I pullman che portano i turisti in centro devono pagare un'imposta. Bisogna studiare un'imposta a carico degli operatori turistici».

Serve difendere la città e i cittadini, per garantire meglio la vivibilità dei romani e insieme alzare il livello del turismo, e non trattare la Capitale come merce da discount. È un principio di civiltà, parola che qui ha la sua culla e il suo ubi consistam, e dunque che cosa aspettiamo ad alzare il livello del nostro standing e del nostro orgoglio di città guida dell'Occidente a cui serve la piena consapevolezza di ciò che è e l'accettazione, da parte di tutti, che Roma è il massimo e va trattata come il massimo?

Caltagirone, nell'ottica del rafforzamento della Capitale, si sofferma su un altro aspetto importante: «Dato che la prima casa è esente dall'Imu, chi la paga sono gli immobili non residenziali. A Roma l'imposta sugli immobili non residenziali è pagata quasi interamente dal centro storico e da poche altre zone: Prati, Parioli, Eur, Pinciano. Quelle risorse si disperdono nel bilancio comunale e tornano in minima parte dove sono state prodotte». Segue esempio concreto: «Il mio gruppo possiede cinque fabbricati in via Barberini, versiamo 2 milioni di euro all'anno di Imu. L'intera via produce probabilmente 7 milioni. Con una vera e piccolissima parte di quel gettito, via Barberini cambierebbe completamente. Il centro storico è al tempo stesso gravato dal turismo e privato delle risorse per sostenerne il peso. È una contraddizione che si risolve con un principio semplice: una quota significativa delle imposte prodotte da una zona devono essere reinvestite in quella zona (manutenzione, decoro, sicurezza). Non è un privilegio, è giustizia».

E ancora: «Se questa equità non viene introdotta per via riformatrice, alcuni quartieri, prima o poi, potrebbero rivendicarla per via politica chiedendo di formarsi come comune autonomo. Sarebbe comprensibile. È meglio agire prima».
Ma eccoci al tema delle manifestazioni. «Manifestare è un diritto, lavorare è un diritto, uscire dai propri uffici è un diritto», osserva Caltagirone. «Nel nostro edificio di Via Barberini - incalza - impiegati e ospiti, a volte, rimangono bloccati per oltre un'ora a causa di un corteo autorizzato che aveva comportato la chiusura della strada. Questo accade al centro direzionale di Roma. Non si chiede di limitare il diritto di manifestare. Si chiede che i percorsi non attraversino il nucleo direzionale e produttivo della città. Il diritto di protesta non comprende il diritto di rendere ostaggio chi lavora. Devo dare atto che recentemente le autorità hanno già ridotto questo fenomeno, la tendenza deve diventare regola».

La Capitale che delinea Caltagirone è insomma quella di un enorme struttura, materiale e di destino, fatta di necessità e di grandezza, che ha nel dinamismo e nell'incontentabilità - faccio ma devo fare sempre di più - il suo dna e questo codice genetico, da tradurre in fatti, fatti, fatti, fa la differenza.
 

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