Turismo e servizi spingono la ripresa del Sud, consumi giù
Il Mattino

Turismo e servizi spingono la ripresa del Sud, consumi giù

Giovedì 11 giugno 2026
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Più investimenti per non fermare l?economia del Mezzogiorno proprio nel momento in cui potrebbe giocare una partita decisiva per la crescita del Paese. Non ha dubbi il presidente di...

Più investimenti per non fermare l’economia del Mezzogiorno proprio nel momento in cui potrebbe giocare una partita decisiva per la crescita del Paese. Non ha dubbi il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che, nel corso dell’assemblea dell’organizzazione, con la premier Giorgia Meloni seduta in prima fila, non solo lancia un messaggio di ottimismo sulle prospettive del Paese, ma sottolinea anche il ruolo che ha avuto negli ultimi anni l’economia meridionale. A partire dal turismo, uno dei motori dell’azienda Italia, «una straordinaria risorsa per il Paese che alimenta in modo decisivo il saldo della bilancia dei pagamenti. E lo è in particolare per il Mezzogiorno — spiega Sangalli al Mattino — grazie alla sua forte vocazione turistica». Ma per sfruttare appieno le potenzialità di quest’area e sostenere l’attrattività dei territori, aggiunge Sangalli, «è necessario rafforzare gli investimenti, in particolare sul marketing e sulle infrastrutture. In questo contesto il Meridione, e la Campania in particolare, hanno un grande patrimonio storico, artistico, culturale e paesaggistico che deve essere sempre più valorizzato. Un patrimonio all’interno del quale le attività della filiera turistica, del commercio e dei servizi danno un contributo determinante alla crescita e allo sviluppo». Come a dire: non ci si può accontentare della rendita naturale dei territori. Perché mare, cultura, paesaggio, borghi, città d’arte e patrimonio enogastronomico non bastano da soli se non vengono accompagnati da politiche adeguate.

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I DATI

I dati alla base della relazione di Sangalli, elaborati dal Centro studi dell’organizzazione, confermano che il Sud non è fermo. Nel periodo 2020-2024, dopo la lunga recessione strisciante del 2008-2019, il Pil del Mezzogiorno è cresciuto in media dell’1,5% annuo, più della media italiana, ferma all’1,1%. Ancora meglio la Campania, che nello stesso periodo ha registrato un aumento medio annuo dell’1,6%. Anche nel 2025 il Mezzogiorno ha fatto meglio del dato nazionale sul Pil: +0,8% contro il +0,5% dell’Italia. La Campania ha segnato un risultato ancora più robusto, con una crescita dell’1,2%. Le previsioni per il 2026 mostrano però un rallentamento del passo meridionale. Il Pil del Mezzogiorno è atteso in crescita dello 0,8%, contro lo 0,9% dell’Italia e l’1% del Nord. Va in controtendenza, invece, la Campania, che dovrebbe mantenersi leggermente sopra la media dell’area, con un +0,9%, in linea con il dato nazionale. Un segnale positivo, ma non sufficiente a colmare il ritardo accumulato negli anni. L’indice del Pil con base 2007 pari a 100 resta infatti a quota 97,8 per il Mezzogiorno e a 98,4 per la Campania, mentre l’Italia sale a 102,8 e il Nord arriva a 106,3. Per quanto riguarda i consumi sul territorio, che includono anche la spesa dei turisti, nel 2025 il Mezzogiorno si è fermato a +0,8%, sotto la media nazionale dell’1%. Per il 2026 la previsione resta invariata: +0,8%, mentre l’Italia dovrebbe salire dell’1,2% e il Nord dell’1,4%. Anche in questo caso la Campania fa un po’ meglio del resto del Sud, con consumi previsti in aumento dell’1,1%, pur restando sotto la media nazionale. Resta ancora lunga la strada da fare per tornare ai livelli pre-crisi. Nel 2026 i consumi sul territorio del Mezzogiorno saranno ancora pari a 90,2 rispetto al 100 del 2007. La Campania si fermerà addirittura a 89,8. Significa che, nonostante la ripresa, la domanda interna meridionale non ha ancora recuperato il terreno perduto. Al contrario, l’Italia nel suo complesso è prevista a 101,3, il Nord a 107 e il Centro a 103,4.

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