Export, il 2026 sorride al Sud: il giallo del calo in Campania
Dopo anni di continua crescita arriva una brusca frenata delle esportazioni di medicinali dalla Campania: -26,3 per cento, pari a una flessione di oltre 550 milioni di euro nel primo trimestre del...
Dopo anni di continua crescita arriva una brusca frenata delle esportazioni di medicinali dalla Campania: -26,3 per cento, pari a una flessione di oltre 550 milioni di euro nel primo trimestre del 2026 (rispetto all’analogo periodo del 2025). Un risultato che influenza in negativo tutte le esportazioni campane (-2,2 per cento a 5,3 milioni da 5,5), nonostante performance molto importanti ed estremamente positive di settori come gli aerei, le imbarcazioni, i prodotti da forno e un rinnovato slancio del cuoio e della filiera delle conserve. E però, nel tentativo di capire cosa fosse successo, i conti non tornano: se da un lato l’Istat - interpellato sulla questione - ha confermato i dati, dall’altro la principale azienda esportatrice - sentita a riguardo - ha riferito che i volumi di produzione non sono diminuiti, anzi, sono aumentati (prodotti quasi totalmente trasferiti in Svizzera all’hub mondiale dell’export della società). Le importazioni, invece, scendono di quasi il dieci per cento (da 6,6 a 6 miliardi) per effetto principalmente della flessione dei fertilizzanti e dei prodotti alimentari. Il saldo commerciale resta negativo di 700 milioni, ma migliora di 400 milioni rispetto a 1,1 miliardi del primo trimestre del 2025.
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I medicinali
I farmaci sull’asse Napoli-Svizzera sono la produzione che negli ultimi anni sono stati il prodotto che ha dato propulsione alle esportazioni della Campania, facendo compiere un salto in avanti, in un tempo ridotto non facilmente ipotizzabile. Dal 2019, l’anno in cui le produzioni farmaceutiche in provincia di Napoli, cioè ascrivibili per la quasi totalità allo stabilimento Novartis di Torre Annunziata, sono diventati il primo prodotto esportato dalla Campania (e dalla provincia di Napoli) c’è stata una relazione stretta tra aumento delle esportazioni di farmaci verso la Svizzera e aumento dell’export campano. E se nel 2019 i farmaci erano l’11,7 % di tutto l’export campano, a fine 2025 erano il 35,22 per cento con otto miliardi di euro su 22 di export totale. Analogo andamento negativo per le automobili che perdono un altro 14,8% a 169 milioni di euro (erano 490 milioni nel primo trimestre del 2024), così come è importante la flessione per i motori e generatori elettrici (-17,1% da 81 a 61 milioni), mentre l’abbigliamento perde il 6,1 per cento (da 144 a 135 milioni) una flessione che diventa voragine del 25% dal lato delle importazioni dove i prodotti importati passano da 292 a 218 milioni di euro.
Chi cresce
Gran parte dei flussi negativi è stata neutralizzata da una importante crescita dell’export di aerei (frutto delle consegne degli Atr e delle parti di A220 realizzate negli impianti di Leonardo di Nola e Pomigliano) passati da 130 a 280 milioni di euro (+114%), dai metalli preziosi e non ferrosi (+27% a 264 milioni), dai prodotti da forno (+22,7% a 265 milioni), dalle imbarcazioni (+266% a 48 milioni), ma anche dal cuoio lavorato che ha toccato quasi 89 milioni (+59%) a un livello mai raggiunto negli ultimi anni. Bene anche il comparto delle conserve (con annessi altri prodotti alimentari all’interno del quale ci sono le conserve con il basilico per il mercato Usa) che tocca i 785 milioni di euro (+4,6%), i prodotti lattiero-caseari (in larghissima parte riconducibili alla mozzarella di bufala) a 157 milioni (+8,1%) e i prodotti agricoli freschi a 177 milioni (+4,7).
Dove va il Made in Campania
Quanto ai paesi di destinazione, registrata la flessione verso la Svizzera (che ricalca la flessione dei farmaci, ma che tuttavia resta la prima destinazione), sono ancora in crescita gli Stati Uniti (seconda destinazione a 490 milioni, +18,4%) con un particolare protagonismo del settore alimentare, della carta e dei farmaceutici. Crescono la Francia a 456 milioni (+17,3%) e il Regno Unito a 316 (+17%) e soprattutto Tunisia (a 160 milioni, + 30%) e Turchia (a 153, +43%). In leggera flessione la Germania (-2,2 a 421 milioni) e più accentuata la Spagna (-7,9% a 184 milioni).
L’Italia
Nello stesso periodo, l’export nazionale è cresciuto in valore del 1,3%, sintesi di dinamiche territoriali differenziate: l’aumento delle esportazioni è marcato per il Centro (+13,8%) e per il Sud (+7,1%), più contenuto per il Nord-ovest (+1,3%), mentre si rileva una flessione per il Nord-est (-2,4%) e una decisa contrazione per Isole (-19,0%). Queste ultime sede di impianti di raffinazione - che ne caratterizzano fortemente l’export - hanno pagato soprattutto l’andamento del mercato petrolifero. Nel primo trimestre del 2026, le regioni italiane che registrano gli incrementi tendenziali più marcati dell’export in valore sono: Toscana (+30,2%), Abruzzo (+23,5%), Liguria (+20,8%), Basilicata (+18,2%, dove è tornato l’export di auto Stellantis prodotte a Melfi) e Marche (+15,5%).