Piano casa, i dubbi dei costruttori: «È sostenibile solo in alcune aree»
Il Mattino

Piano casa, i dubbi dei costruttori: «È sostenibile solo in alcune aree»

Sabato 27 giugno 2026
3 visualizzazioni

«Non si può applicare in tutto il Paese un modello che in realtà sembra sostenibile solo in alcune aree». Federica Brancaccio, agli ultimi, intensi giorni di presidenza...

«Non si può applicare in tutto il Paese un modello che in realtà sembra sostenibile solo in alcune aree». Federica Brancaccio, agli ultimi, intensi giorni di presidenza dell’Ance, conferma all’assemblea dei costruttori di Caserta le perplessità sull’attuazione del Piano casa, il cui iter parlamentare è ormai peraltro in dirittura d’arrivo dopo l’ok della Camera («Da martedì prossimo è in calendario al Senato», conferma la senatrice di FdI Giovanna Petrenga). Le imprese non discutono il valore della novità in un Paese, ricorda ancora Brancaccio, che non è ancora riuscito a dotarsi della tanto attesa legge sulla Rigenerazione urbana («Anche per questa legislatura sarà difficile») ma fanno pesare i dubbi, oggettivi, sulla sua concreta attuazione. «Le profonde differenze territoriali – spiega nell’intervista al Direttore del Mattino Vincenzo Di Vincenzo l’imprenditrice napoletana, prima donna in assoluto (e primo imprenditore del Sud) a salire sul gradino più alto dei costruttori italiani – nei valori immobiliari e nella domanda abitativa, rispetto ai costi di costruzione che sono uguali dappertutto, rendono a dir poco difficili l’applicazione uniforme dello stesso modello. Serve un livello significativo di flessibilità che sia in grado di adattare strumenti e incentivi alle caratteristiche dei territori».

LO SCENARIO

La riuscitissima convention casertana conferma in effetti che sul futuro del Piano casa, a partire dai progetti di housing sociale, l’edilizia per le coppie che non hanno redditi sufficienti per l’acquisto al libero mercato, sarà decisivo il confronto tra tutti gli attori del territorio. Intanto, l’assessore alla casa della Regione Campania, Claudia Pecoraro, ribadisce che «la Campania avrà il suo Piano casa», sottolineando l’importanza del recupero della qualità dell’abitare dopo le amare esperienze di quartieri popolari considerati quasi «inevitabilmente» periferici e quindi trascurati dai processi di sviluppo sociale, economico e urbanistico delle città. Ma poi c’è soprattutto la disponibilità, anche e soprattutto tecnica e progettuale, delle imprese dell’Ance a collaborare per trovare soluzioni sostenibili: lo spiegano con molta chiarezza il presidente dell’Associazione dei costruttori di Caserta, Antonio Pezone, e il suo omologo di Salerno, Fabio Napoli, alleati anche sul piano operativo per sottolineare anche praticamente il senso della praticabilità della proposta. Si punta ad avere un tavolo con la Regione nei prossimi giorni per mettere nero su bianco, ovvero definire i passaggi di una collaborazione istituzionale finalizzata ad un unico obiettivo: mettere in pratica un percorso in grado di avviare la ricognizione delle istanze e dei realistici interventi di housing sociale, definendo in modo chiaro e coerente gli ambiti di spesa, i costi e l’integrazione tra capitale privato e pubblico.

L’INIZIATIVA

Si muove in tal senso anche l’iniziativa annunciata sempre ieri dall’Osservatorio Innovazione e Comunicazione (che ha elaborato uno studio sull’housing sociale in Terra di Lavoro per conto di Ance Caserta) di realizzare da subito un Atlante provinciale del patrimonio di settore per colmare la lacuna relativa alla scarsa disponibilità di dati che rischia di condizionare ogni futura scelta. La politica è comunque attenta e partecipe a queste dinamiche: ottimista sull’attuazione del Piano il deputato della Lega Gianpiero Zinzi, peraltro già intervenuto con alcuni emendamenti sul testo originario, emersi dal precedente incontro Ance di Pontecagnano; più critico l’esponente del Movimento 5 Stelle Agostino Santillo. «La trasformazione delle nostre città – spiega il presidente di Ance Campania Angelo Lancellotti - deve passare per un cambio di paradigma culturale: l’edilizia sociale deve diventare uno standard urbanistico, come accade per i parcheggi o il verde pubblico».

Condividi questo articolo