Spari a Montesanto, pm a caccia dei ?custodi? del mitra: «È un simbolo di potere»
Il Mattino

Spari a Montesanto, pm a caccia dei ?custodi? del mitra: «È un simbolo di potere»

Venerdì 3 luglio 2026
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Lo hanno prelevato, scortato, accudito, portato in trionfo. Come se quel fucile da guerra fosse uno scettro o un totem, uno «strumento simbolo di potere, evocativo di forza». Lo hanno...

Lo hanno prelevato, scortato, accudito, portato in trionfo. Come se quel fucile da guerra fosse uno scettro o un totem, uno «strumento simbolo di potere, evocativo di forza». Lo hanno protetto fino alla fine, nascondendolo sotto un’auto, per poi provare a recuperarlo in un secondo momento. Sono i complici dell’uomo nero, quello che stringeva il mitra tra la folla: hanno operato una sorta di staffetta, andando su e giù da piazzetta Montesanto, rimanendo sempre e comunque accanto al 39enne che brandiva il mitragliatore.

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Sono gli uomini (e le donne) che hanno gestito il kalashinokov, in quella manciata di minuti di violenza che si è abbattuta a pochi passi dalla stazione della Cumana. Al netto dei tre soggetti in cella per armi e camorra, per i quali è prevista oggi la convalida del fermo dinanzi al gip Minio, è logico pensare che la Procura punti a fare chiarezza anche sulla rete di fiancheggiatori dell’uomo nero. Inchiesta condotta dal pm Alessandra Converso e dall’aggiunto Sergio Amato, si scava sulla rete di protezione riservata a Emanuele Iaccarino, il 39enne identificato come l’uomo vestito di scuro con il volto travisato da un berretto di baseball che fa la sua comparsa in piazza nella fase cruenta di una zuffa.

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Il retroscena

Decisive alcune immagini del sistema di videosorveglianza nei pressi di piazzetta Montesanto, da cui emerge il ruolo di almeno due accompagnatori di Iaccarino. Chi sono? Hanno scortato l’uomo armato, ben conoscendo il potenziale offensivo di quell’arma. Erano consapevoli del fatto che quel mitra poteva consumare una strage. Facile intuire che nei prossimi giorni, gli inquirenti punteranno a chiudere il cerchio sulla rete di complici dell’uomo vestito di nero. Due, forse tre nomi nel mirino. Ma torniamo all’appuntamento di questa mattina: difeso dall’avvocato Ciro Arino, Iaccarino è accusato di porto e detenzione di armi da guerra, con l’aggravante del metodo mafioso. Ha usato quell’arma - scrive il pm - per la sua affermazione nel controllo del territorio. Qualora fossero confermate queste accuse, Iaccarino rischia una condanna che oscilla tra gli otto e i dieci anni di reclusione.

Poi ci sono gli altri due indagati: è il caso di Giuseppe Truiolo, classe 1996, difeso dall’avvocato Rocco Maria Spina, che dovrà difendersi dall’accusa di aver esploso colpi di pistola in aria; accusa di armi anche per Arianna Rossetti (difesa dall’avvocato Arino), che avrebbe svolto un ruolo nella gestione di un revolver usato per incutere timore nei confronti dei propri rivali. Poi c’è un quarto soggetto finito in manette martedì mattina: si tratta di Giovanni Calvanese, che è stato arrestato in casa per il possesso di un revolver. È indicato dagli inquirenti come potenziale esponente del gruppo rivale a quello di Iaccarino e Truiolo, ma una volta dinanzi al gip ha provato a sminuire la portata della propria condotta. Difeso dal penalista Gaetano Inserra, Calvanese ha raccontato di aver trovato l’arma all’interno di un tombino nei pressi di Miano. Una vicenda che ha riproposto l’attenzione sulla città polveriera.

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Il summit

Il prossimo otto luglio, dalle due del pomeriggio, in Prefettura è previsto un vertice con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Una notizia resa ufficiale dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, da sempre in stretto contatto con il Viminale, con l’obiettivo di rendere più efficace e ramificato il controllo del territorio. Attorno allo stesso tavolo, oltre al prefetto Michele di Bari, anche i procuratori di Napoli, Aversa, Nola, Torre Annunziata, il procuratore generale Aldo Policastro; il sindaco di città metropolitana Manfredi, l’assessore alla Legalità Antonio De Jesu. Spiega a Il Mattino il pg Policastro: «Ascolteremo e daremo il nostro contributo. Una città come Napoli - al centro di importanti progetti legati allo sport e al turismo - richiede attenzione: bisogna fare di più in termini di investimenti, come accaduto anni fa con il modello Caserta: un investimento del governo che ha consentito di contrastare i clan casalesi».

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