Corte dei Conti, lo stop alla Napoli patrimonio: «Il piano va modificato»
La sezione regionale di controllo della Corte dei Conti della Campania - il presidente è Massimo Gagliardi - «esprime, per le ragioni indicate in parte motiva, parere parzialmente...
La sezione regionale di controllo della Corte dei Conti della Campania - il presidente è Massimo Gagliardi - «esprime, per le ragioni indicate in parte motiva, parere parzialmente negativo in ordine alla costituzione della Società di cui alla deliberazione del Consiglio comunale numero 6 del 5 marzo 2026». Si tratta del parere sulla NewCo “Napoli Patrimonio”. Non è una buona notizia, ma nemmeno brutta al punto da prefigurare un futuro prossimo color nero di seppia. Infatti, in casi analoghi, la Corte ha espresso parere negativo senza se e senza ma. In questo caso la Corte dei Conti invita il Comune ad apportare modifiche al Piano industriale. Il presidente Gagliardi, nella sostanza, non boccia l’idea della NewCo quale gestore del patrimonio immobiliare del Comune, un pezzo su cui fonda il “Patto per Napoli”. Ma il “come” il Municipio in alcuni punti del Piano ha impostato la NewCo, altrimenti per l’Ente guidato dal sindaco Gaetano Manfredi sarebbero stati guai più seri. La NewCo - giova ricordarlo - nasce per mettere a reddito, cioè a valorizzare, e nel caso a dismettere, pezzi dello sterminato patrimonio di Palazzo San Giacomo il cui valore è stimato in oltre 4 miliardi. E che allo stato produce reddito sociale dando case a chi ne ha bisogno che è la sua funzione primaria. Tuttavia, allo stesso tempo anche perdite in bilancio. Come il mancato incasso dei fitti.
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E l’equazione case popolari-bilancio in perdita non quadra alla Corte dei Conti che nelle 94 pagine della relazione esplicita il concetto che manutenere bene le case popolari significa avere un patrimonio che si valorizza. «Il patrimonio immobiliare - dice il presidente Gagliardi - è una grandissima opportunità, decisiva ai fini del risanamento finanziario dipende dalla governance del Comune. Il patrimonio ha una sua patrimonialità, significa recupero di gettito fiscale, ma se non viene gestito in maniera corretta può diventare una passività» l’ammonimento del presidente. Al riguardo - trapela dalla Corte dei Conti - è visto di buon grado il mutuo contratto con la Bei per mettere mano a una vera manutenzione delle case popolari. Così come essere partner in Invimit, società del Mef, dove Palazzo San Giacomo ha costituito un fondo con dentro cespiti di valore è ritenuta una mossa decisiva: avere come partner lo Stato - questo il ragionamento - significa avere alle spalle garanzie forti. E che nella NewCo passeranno dipendenti della Napoli Servizi che hanno fino a questo momento gestito il Patrimonio è altrettanto valutato come fattore positivo «perché la memoria storica in un contesto dove l’Ente non ha ancora chiara contezza del Patrimonio, con attrezzature inadeguate come i software non all’avanguardia è importante». L’assessore Pier Paolo Baretta, che ha la delega al Patrimonio commenta così il parere delle Sezione di controllo: «Quello della Magistratura contabile è uno stimolo a fare meglio, raccogliamo le osservazioni, torneremo in Consiglio comunale e inseriremo i giusti correttivi. In tempi rapidi: o prima delle ferie o subito dopo».
Del resto la NewCo non solo è funzionale alla messa a reddito del patrimonio immobiliare, è allo stesso tempo un pezzo del riassetto delle aziende partecipate che pure fa parte del “Patto per Napoli”. Il cuore delle osservazioni della Sezione di controllo sono i tempi - giudicati troppo ottimistici - con i quali il Comune ha previsto l’andata a regime della NewCo. Vale a dire un anno per partire e 5 per arrivare a risultati contabili di valore. Per la Corte dei Conti ne servono almeno 10. E poi, il punto vero, è che nel Piano industriale i le analisi del rischio, di scenari che possono cambiare non sono stati sostanzialmente previsti. Mentre il mercato immobiliare in quanto tale è molto mobile. Inoltre, a proposito di scenari avversi fa notare la Sezione di controllo che «fino al 2032 il Comune sarà ancora in fase di rientro dal debito». Serve dunque un impianto del Piano industriale più robusto. «La valorizzazione del patrimonio immobiliare e la razionalizzazione del sistema delle partecipate comunali - si legge nelle 94 pagine - si iscrivono a pieno titolo nelle misure su cui poggia la manovra di risanamento del Comune di Napoli in corso di attuazione. È questo il quadro in cui si inserisce l’operazione societaria in esame, in quanto con essa l’Ente mira a dare un assetto più razionale al sistema delle partecipate comunali e a imprimere una marcia diversa alla gestione del patrimonio immobiliare suscettibile di generare reddito, superando le attuali inefficienze».