Torre del Greco, torna a casa il ragazzo allontanato dai genitori: «È la fine di un incubo»
Il Mattino

Torre del Greco, torna a casa il ragazzo allontanato dai genitori: «È la fine di un incubo»

Sabato 4 luglio 2026
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Charlie scondinzola e salta per tutta il soggiorno, il meticcio nero avverte l?aria di felicità che si respira in casa dopo tanto dolore, e anche lui è felice. Gioca con il suo...

Charlie scondinzola e salta per tutta il soggiorno, il meticcio nero avverte l’aria di felicità che si respira in casa dopo tanto dolore, e anche lui è felice. Gioca con il suo padroncino, il piccolo Antonio, il ragazzino di 13 anni che a gennaio scorso, quindi nel corso del 2026, è stato collocato dai Servizi sociali di Torre del Greco in una casa famiglia di Caivano dopo la segnalazione di assenteismo della scuola avvenuta due anni prima, nell’anno scolastico 2023/2024.

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Antonio ora è felice. Dopo un lungo iter giudiziario, combattuto dai legali della famiglia, gli avvocati Rosanna D’Avino e Lucrezia Chierchia, a colpi di pec, esposti e solleciti, il giudice delegato dei Minori ha deciso per il rientro prolungato in famiglia del ragazzino. Tecnicamente i genitori non hanno ancora recuperato la potestà, che resta alla curatrice, nonostante i percorsi psicologici fatti. A novembre l’ultima, determinate, causa per normalizzare tutto: stabilizzare Antonio a casa e riavere la genitorialità.

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Antonio è appena arrivato, abbraccia tutti: la sorella, il fratello, la nonna, gli zii, il suo cane. Poi si getta addosso ai due avvocati e dice: «Grazie, grazie». «Sono felicissimo» commenta il 13enne sorridendo. È lui a raccontare la sua esperienza: «All’inizio è stato brutto. Poi, man mano, ho capito che dovevo abituarmi e ho imparato a tenere duro. Lì, in casa famiglia, erano tutti egiziani, c’era un ragazzino italiano ed anche un romeno, è con loro che ho legato molto perché parlano la mia stessa lingua. Anche con gli egiziani sono diventato amico... in realtà ho fatto molte amicizie ma non erano la mia famiglia. Ho ascoltato le loro storie, e quasi tutti loro ora un famiglia non l’hanno più, per questo chiedevo sempre a mamma e a papà: io qui cosa ci faccio?». Si rattrista nel ricordare quei momenti e alza le spalle quando parla delle storie dei suoi amici. Poi, con gioia, racconta che è stato promosso, che l’anno prossimo andrà in prima media e che ha le idee chiare sul suo futuro: «Voglio diventare tecnico informatico ma ora spero solo divertirmi con la mia famiglia, è estate e sono libero».

I genitori

«Finalmente è finito questo incubo», dice la mamma. «Sono felice, anzi di più. Finalmente ho mio figlio a casa e non c’è cosa più bella. Quando abbiamo avuto il decreto gli abbiamo detto solo due parole: abbiamo vinto». Anche il padre è finalmente sereno: «Ci riteniamo gente brava, siamo bravissimi... Siamo dei genitori top. Abbiamo fatto tutto ciò che ci è stato detto, le carte sono in regola... Forse sarebbe potuto tornare anche prima». Entrambi poi sottolineano la rete di solidarietà che si è formata intorno a loro. La mamma ringrazia i responsabili della Casa Famiglia, «trattano i ragazzi come fossero figli loro» dice, il padre la sua società di navigazione, la Gnv dove lavora come cuoco, perché «mi hanno accordato i permessi per poter pensare a mio figlio e per seguire tutti i percorsi che ci hanno indicato».

Le legali

Gli avvocati D’Avino e Chierchia tirano un sospiro di sollievo: «Visti i tempi della giustizia sei mesi alla fine sono stati pochi». «Antonio ha una famiglia molto unita - dice la D’Avino - molto affettuosa, che non ha mai mollato un giorno. Abbiamo combattuto insieme, ci siamo messi contro un sistema. Perché è di quello che dobbiamo parlare, di un sistema. E bisogna avere il coraggio di rompere questo muro. Perché quello dei servizi sociali, delle comunità, delle curatrici non è altro che un sistema che strappa i bambini, certamente non sempre perché ci sono delle eccezioni, però la maggior parte delle volte in modo illegittimo ed arbitrario, così come è capitato nel caso del piccolo Antonio. Loro hanno potuto permettersi degli avvocati, chi non può farlo? Che fine fa?». «A novembre è fissata l’udienza conclusiva - spiega la Chierchia - Oggi c’è la gioia del rientro a casa di Antonio, ma comunque c’è sempre anche un’altra realtà: questi genitori non hanno la responsabilità genitoriale, quindi non possono procedere autonomamente all’iscrizione a scuola o se volessero mandarlo a un campo estivo, se deve fare una visita medica devono comunque fare richiesta alla curatrice. Siamo a metà del percorso».

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