Papa Leone a Lampedusa: «L'Europa ritrovi la sua anima, i migranti non sono un problema»
Il Mattino

Papa Leone a Lampedusa: «L'Europa ritrovi la sua anima, i migranti non sono un problema»

Sabato 4 luglio 2026
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Il vento di scirocco gli scompone la veste bianca, gli fa volare la papalina, costringendo il segretario particolare, don Edgar, a rincorrerlo con un'altra. È un'immagine destinata...

Il vento di scirocco gli scompone la veste bianca, gli fa volare la papalina, costringendo il segretario particolare, don Edgar, a rincorrerlo con un'altra. È un'immagine destinata a rimanere impressa: Papa Leone XIV, sullo scoglio più estremo di Lampedusa, ripercorre le orme di Papa Francesco e rilancia, con parole ancora più esplicite sul piano politico, la sfida che il fenomeno migratorio pone all'Europa. Non un'emergenza da contenere, ma una questione strutturale da governare. Non un problema, ma una possibile risorsa, se affrontata con una visione comune.

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Leone XIV a Lampedusa

A tredici anni dal viaggio compiuto da Jorge Mario Bergoglio sull'isola simbolo della più grande tragedia umanitaria del Mediterraneo contemporaneo, Leone XIV sceglie di ritornare nello stesso luogo, negli stessi scenari, con un messaggio che suona come un richiamo alle radici stesse dell'Unione europea. La visita dura appena tre ore, ma il suo peso supera di gran lunga la brevità dell'agenda. Arriva in un momento in cui il dibattito europeo è sempre più orientato verso politiche di esternalizzazione delle frontiere, rimpatri accelerati e nuove forme di "remigrazione" forzata. Di fronte a questa deriva, il Pontefice propone un paradigma opposto: quello della responsabilità condivisa, della cooperazione e della dignità della persona.

Dal sagrato affacciato sul Mediterraneo, davanti a circa quattromila fedeli, Leone XIV indica proprio nell'Europa il soggetto chiamato a compiere una scelta storica.

 

Il messaggio del Pontefice

«Da questo estremo lembo nel Mare Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee. Anche per questo aspetto – come per quelli della transizione ecologica e della promozione della pace – l'Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità. Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l'Europa è in grado – in quest'area – di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona. È un compito delle istituzioni pubbliche ma anche di tutta la società civile e della Chiesa.»

Il messaggio è chiaro: il Mediterraneo non può continuare a essere soltanto una frontiera da presidiare, ma deve tornare a essere uno spazio di responsabilità politica comune. Per questo Leone insiste sulla necessità di superare la logica dell'emergenza e di costruire una strategia europea di lungo periodo, capace di coniugare sicurezza, cooperazione internazionale e tutela dei diritti fondamentali.

Il valore della giornata

La giornata assume anche un forte valore. Il Molo Favaloro, dove ogni giorno approdano i migranti soccorsi dalla Guardia costiera — anche nella notte precedente all'arrivo del Pontefice sono continuati gli sbarchi — viene ufficialmente intitolato a Papa Francesco. Da oggi si chiamerà "Molo Papa Francesco". Una targa ricorda il significato del luogo: «Luogo di approdo, speranza e umanità». È il segno della continuità tra i due pontificati almeno sul dossier migratorio, uno dei terreni sui quali Leone XIV ha scelto di muoversi senza alcuna discontinuità rispetto al predecessore.

Come aveva già fatto due settimane fa alle Canarie, altro avamposto della crisi migratoria verso l'Europa, il Papa torna a denunciare con forza il traffico di esseri umani e le responsabilità diffuse che alimentano la tragedia del Mediterraneo.

Contro il traffico di esseri umani

«I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate. Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l'idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all'elaborazione di politiche organiche e condivise: tutto questo riproduce oggi, del racconto evangelico, la fretta di "passare oltre".»

L'intero discorso è costruito attorno alla parabola del Buon Samaritano. Non è soltanto una riflessione spirituale, ma una lettura politica della realtà contemporanea: per Leone XIV il rischio più grave è l'assuefazione, la normalizzazione della sofferenza, l'abitudine a voltarsi dall'altra parte.

«Purtroppo, in ogni tempo non manca chi ha paura di contaminarsi nel contatto con gli altri, negando così – persino davanti alla sofferenza e alla morte – la comune origine in Dio, l'infinita dignità di ogni essere umano».

I numeri

Le cifre confermano che il Mediterraneo continua a essere una delle rotte migratorie più letali del pianeta. Dall'inizio dell'anno sono 1.397 le persone morte o disperse nel Mediterraneo centrale. Gli sbarchi sulle coste italiane, invece, sono in netto calo: 2.758 arrivi nel solo mese di giugno e 14.388 dall'inizio del 2026, il 48 per cento in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Una diminuzione che, tuttavia, non coincide con una riduzione del costo umano. Meno partenze non significano meno vittime: il mare continua a restituire lo stesso tributo di vite.

Il bimbo e il pallone regalato al Papa

A chiudere la visita è il gesto che sintetizza meglio dell'omelia il senso della giornata. Un giovane, sbarcato a Lampedusa dieci anni fa dopo aver perso la madre durante la traversata, consegna al Papa un pallone accompagnato da una lettera.

«La mia storia è iniziata qui dieci anni fa a Lampedusa. Ero da solo e avevo perso tutto, soprattutto la mia mamma. Mi dicono che ho smesso di piangere solo quando mi hanno dato un pallone fatto di carta e da quel giorno il pallone è rimasto nel mio cuore e io non ho mai smesso di giocare. Spero che questa palla che ti regalo adesso possa arrivare a un altro bambino e farlo felice proprio come me.»

Un pallone passato di mano in mano come un testimone di speranza. È forse questa l'immagine che meglio riassume il viaggio di Leone XIV: ricordare all'Europa che dietro ogni numero ci sono volti, storie e destini individuali, e che la politica, prima ancora di decidere chi può entrare e chi deve restare fuori, è chiamata a decidere quale idea di umanità intende difendere.

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