Omicidio a Porta Capuana, c?è la protesta: «Presidi fissi nell?area della Ferrovia»
Il Mattino

Omicidio a Porta Capuana, c?è la protesta: «Presidi fissi nell?area della Ferrovia»

Domenica 5 luglio 2026
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Piombo e lame scagliano la città in un vortice di violenza senza via di uscita. L’omicidio di Porta Capuana ha rappresentato solo l’ultimo capitolo di una notte brutale e che ora invoca giustizia. Sono state ore dai risvolti thriller, quelle con cui hanno dovuto fare i conti gli uomini della polizia di Stato, costretti a tre interventi in un fazzoletto di tempo e sempre nello stesso perimetro: il quadrilatero della Ferrovia. Il pallottoliere della cronaca inizia a scorrere in piazza Nolana: è qui che, poco prima delle ventitré, un commando di rapinatori tenta l’assalto a un diciottenne. I banditi puntano al suo motorino, la vittima prova a scappare e la “punizione” non si fa attendere: tre coltellate in altrettante parti del corpo. Neanche il tempo di rimuovere i sigilli dalla scena in cui, due ore più tardi, è stato assassinato Alessandro Grivano, che gli agenti devono subito fare i conti con un’altra emergenza. Pochi metri più su, nel cuore del Borgo di Sant’Antonio Abate, due stranieri si sono appena resi protagonisti di una lite furibonda. Uno dei due sfodera una lama e non esita ad affondarla nelle carni del rivale. Sul basolato del “Buvero” resta, dolorante ma non in gravi condizioni, un nordafricano.

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L’urlo del territorio 

Se non è il Far West, poco ci manca. Con un omicidio e due aggressioni a mano armata in poco più di due ore, l’escalation criminale è ormai molto più che un mero scenario. Residenti e commercianti dei quartieri che compongono il complesso mosaico urbano che abbraccia piazza Garibaldi tornano a chiedere più risorse e forze dell’ordine. Un’urgenza di cui si fa portavoce la presidente della Municipalità 4, Maria Caniglia: «Siamo preoccupati - spiega - per il susseguirsi di episodi criminali.

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Vivo, come tutti, quotidianamente i nostri quartieri, insieme alla mia famiglia e ai miei affetti più cari. Pur conoscendo il lavoro incessante che Prefetto, Questore e Procura stanno mettendo in campo in sinergia con il Comune, ho l’obbligo umano, morale e professionale di chiedere, nelle sedi opportune, un ulteriore sforzo per far sì che ognuno di noi possa sentirsi sicuro». La presidente del parlamentino di via Emanuele Gianturco, che è anche componente del direttivo di Progetto civico, lancia quindi un appello ai massimi livelli istituzionali: «Solo il Governo può garantire uomini e mezzi per combattere un problema complesso come quello della criminalità. Napoli è ormai un volano culturale ed economico per il Sud e l’Italia intera. Non è accettabile che una minoranza marcia infanghi i progressi raggiunti da un’intera generazione».

Caccia alla gang

Di certo, intanto, c’è che nella zona della Ferrovia imperversa adesso una nuova gang - l’ennesima - di specialisti in reati predatori. La conferma arriva dalla voce tremante del diciottenne che a tarda sera ha varcato l’ingresso del pronto soccorso del Pellegrini. Il ragazzino, nonostante i tre fendenti rimediati a polpaccio, gamba e fianco, ha avuto la forza di raccontare ai poliziotti del commissariato Dante la disavventura in cui era appena incappato. Due banditi in moto, con i volti travisati, l’avrebbero affiancato lungo corso Garibaldi, all’altezza di piazza Nolana. Il commando gli ha ordinato di consegnare il motorino, ma non appena ha provato ad accelerare, è stato speronato e scaraventato a terra. Ormai inerme, si è ritrovato così faccia a faccia con un aguzzino che non ha esitato ad accoltellarlo. Un racconto drammatico, che restituisce l’immagine di una zona fuori controllo, dove per uno scooter si rischia di morire e dove i residenti hanno paura anche solo a camminare.

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