Lido Augusto a Pozzuoli, petizione per la storia da salvare
Le foto restituiscono una storia difficile da immaginare oggi. Il Lido Augusto, ex Lido Raja, di Arco Felice è meno di un rudere, simbolo di tante promesse che Pozzuoli non ha mantenuto....
Le foto restituiscono una storia difficile da immaginare oggi. Il Lido Augusto, ex Lido Raja, di Arco Felice è meno di un rudere, simbolo di tante promesse che Pozzuoli non ha mantenuto. È così che un tratto di costa del Mito, tra il Rione Terra e il Castello di Baia, resta a testimoniare quella che fu una stagione di turismo d’élite che si farebbe ancora in tempo a ritrovare. E a un anno dal compimento dei 100 anni dello stabilimento balneare scatta una nuova petizione per il recupero del lido (che è proprietà privata). Il comitato - formato da associazioni e sostenuto dalla Lega navale di Pozzuoli, ha avviato una raccolta firme sulla piattaforma change-org “Restituite il mare di Pozzuoli, liberate il Lido Augusto”. «Dal 2017 a oggi, la nostra comunità ha chiesto con voce sempre più forte la restituzione del Lido Augusto alla pubblica fruizione. 1.180 firme nel 2017. Una diffida legale nel 2022. Zero risposte ufficiali. Zero azioni concrete», scrivono i promotori della petizione. Ora la storia sta facendo il giro del web - grazie anche a un articolo di Manuela Piancastelli sul numero di giugno della rivista online La Martagana che la Lega navale edita - sperando che sia la volta buona. Un omaggio al passato, un monito a non proseguire nell’abbandono della struttura che aspetta nuova vita da più di 40 anni.
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Una autentica opera di riconversione quella che avvenne nei primi anni del Novecento quando i capannoni di una fabbrica di armamenti inglese, la Cantieri Armstrong, dopo la Grande Guerra entrò in crisi dismettendo l’impianto che aveva occupato fino a 5mila operai. Dove si costruivano strumenti di morte, arrivò poi Ansaldo e parte della struttura fu destinata, nel 1927, alla realizzazione di uno stabilimento balneare, il Lido Raja. Pochi anni prima era stato un benefattore sorrentino, Tommaso Astarita, a realizzare lì accanto il complesso delle Monachelle che accoglieva e formava ragazzi “poveri ed orfani di madre”; (anche il comitato ex Monachelle è tra i sostenitori dell’iniziativa che tende a ridare dignità a tutta la linea di costa).
Solo dopo la Seconda Guerra il lido - dopo aver svolto anche la funzione di quartier generale degli americani - cambiò nome diventando Augusto, in ossequio a quell’imperatore che qui insediò la sua potente flotta. E forse anche rispondendo a un’idea di marketing turistico collegata a un passato tanto illustre da attirare qui turisti altrettanto blasonati. Ma a vedere com’è finito il Lido Augusto il suo destino è stato assai meno nobile.
Certo, il bradisismo ha le sue colpe. Ma l’abbandono, il degrado con quei sussulti della terra non si possono giustificare. Tanto più che da anni si cerca una via per il recupero: nel 2017 oltre mille firme furono raccolte e un anno dopo il Comune chiese ai titolari del lido di dichiarare l’area occupata. Nessuno sviluppo allora, come lettera morta è restata l’interrogazione parlamentare presentata un anno fa da Riccardo Magi. Nel 2023 l’area è sottoposta a sequestro. Mentre la struttura si fa sempre più fatiscente. E il mare sempre meno accessibile.