Addio padre Dini, educò i giovani del Vomero allo spirito critico
La notizia della morte di Padre Dini mi ha precipitato indietro di oltre sessant'anni. Tra luoghi e volti della gioventù. I luoghi sono sostanzialmente tre. La mia classe liceale. (Lui...
La notizia della morte di Padre Dini mi ha precipitato indietro di oltre sessant'anni. Tra luoghi e volti della gioventù. I luoghi sono sostanzialmente tre. La mia classe liceale. (Lui giovanissimo professore prima mio di religione e poi di lettere di mia figlia). La stanzetta nella quale alloggiava in parrocchia. La sala nella quale si proiettavano i film. I volti sono tanti. Di tutta una gioventù vomerese (e non) che frequentava le sue iniziative. Mi piace ricordarlo con una definizione di Silvio Orlando "mitico sacerdote vomerese". Confessando di essersi ispirato a lui in un suo film sulla scuola.
E così fisso sulla carta in modo confuso quello che la mia memoria riesce a tirar fuori tra le pulsioni di una commozione forte. Era molto vecchio ormai Luigi. Ma anche per quelli molto vecchi si può piangere. Di lui scrissi già sette o otto anni orsono. Saccheggio adesso quello scritto. Andammo a vivere all'Arenella nel 1959, "nella casa nuova". In una zona che offriva poco o nulla ad un ragazzo. Tranne partitelle di pallone in polverosi campetti. O nei viali di un parco sospeso tra il limitare dell'Arenella e la campagna dei Camaldoli. Fu costruita in quegli anni la chiesa di Santa Maria della Rotonda. Che riempì un vuoto. In breve, molti di noi ci ritrovammo lì. E in quegli spazi, tra i campeggi estivi, il ping pong, qualche recita teatrale, e il calcio, naturalmente, prendeva corpo l'Azione Cattolica. Che era in capo ad un gruppetto di giovanissimi sacerdoti. Tra cui padre Dini. Con lui cominciammo a fare esperienze di crescita culturale ed umana. Attraverso un rapporto molto più laico di quanto si possa immaginare. Le sue iniziative non avevano nulla di confessionale. Nei metodi e nelle finalità. Ma avevano un obiettivo preciso. Favorire lo sviluppo della personalità. Aveva una vastissima cultura. Ed una infinità di interessi. Amava la musica.
Nella sua stanzetta riecheggiavano sempre note di Mozart, Schubert, Chopin... Non perdeva mai un'opera o un concerto. Per quanto amante delle relazioni umane era per certi versi un mistico. Certamente timido. Un po' contestatore, almeno per quegli anni , nelle scelte formali. La sua grande idea fu creare un centro culturale nel quale proiettare i più bei film contemporanei e non. E poi commentarli. Discuterne. Insegnò molto, a molti di noi. Come si guarda un film, come si legge un romanzo, come si apprezza la lirica. Come si esercita il dissenso. Era forse proprio la capacità di dissentire che lo teneva un po' ai margini della vita ecclesiastica, di quel mondo che lo tollerava ma non riusciva ad amarlo del tutto.
Per molti di noi il cinema nacque proprio in quella saletta un po' storta, dalle scomode panche di legno. Renoir, Bergman, Fellini, Wilder, Hitchcock... li abbiamo conosciuti lì. Come con lui abbiamo conosciuto Pavese, Moravia, Pasolini, La Capria, Steinbek, Faulkner... Ricordo un ragazzo, Nando, che gestiva la sala di proiezione tra pizze e proiettori. Ricordo anche le risate quando una volta fu discusso un film (non ricordo quale) senza accorgersi che Nando aveva confuse le pizze proiettando prima la terza e poi la seconda. Ed ancora ho davanti agli occhi l'immagine esile e spiritata di uno dei suoi pupilli. Arturo Orsini. Ragazzo intelligentissimo che poi divenne professore di psicologia alla Sapienza. Mai fummo spinti in quelle discussioni ad utilizzare strumenti di interpretazione esclusivi del mondo religioso.
L'atmosfera era magica non soltanto perché l'uomo lo era , ma innanzitutto, perché il film lo si vedeva insieme. In comunità. Ed era come se esso avesse una appendice naturale. Fatta di osservazioni. Letture spesso contrastanti.
Intendiamoci padre Dini era un uomo rigoroso, solido nei valori, capace di essere severo. Utilizzava la sua capacità di introspezione per comprendere i sentimenti, le storie individuali. In ognuno di noi, ed eravamo tanti, ha lasciato un segno incancellabile. In tutti anche in quelli che hanno preso, poi, strade sbagliate. Egli era convinto di adempiere così al suo dovere di sacerdote certo che la rivelazione potesse aver luogo nell'animo umano attraverso le strade più impensabili. La bellezza di un film. Il commento di un romanzo. L'incantesimo di una romanza Ma Luigi era anche altro. Amava molto andare in bicicletta ed ingaggiava con Nando competizioni all'ultimo respiro. Gli piaceva molto guidare l'auto con la quale raggiungeva le pendici del Monte Rosa per qualche giorno di vacanza. Ed era anche un curvaiolo. Un grande tifoso del Napoli del quale non perdeva una partita.
Il tempo è passato. Tanto tempo. E , come detto, mi sono affidato a ricordi caotici.
Che non possono pagare tutto il debito di riconoscenza che avverto verso quell'uomo.
Ciao Luigi. Ti voglio molto bene.